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La Gerusalemme LiberataCanto III – Riassunto

Personaggi: Goffredo, Clorinda, il re Aladino, Erminia, Argante, Dudone, Tancredi, Rinaldo

I Cristiani desiderosi di raggiungere Gerusalemme si svegliano per riprendere il cammino. Goffredo cerca di frenarli, ma riesce a contenere il loro entusiasmo facendoli procedere a suon di musica. Due sono le analogie: Goffredo non si può opporre al vivo desiderio dei Crociati come una nave non si può opporre ai vortici di Cariddi o alle raffiche del vento. Quando il sole è già alto, Gerusalemme appare alla vista di tutti e viene salutata come fanno i marinai che scoprono da lontano la terra a cui desideravano approdare.

Subito, alla gioia subentra il dolore perché i Crociati non osano alzare lo sguardo verso la città che vide la morte di Gesù Cristo: piangono e si accusano di non piangere abbastanza.
Scorti in lontananza i Crociati, Aladino si prepara alla difesa: i fanciulli, i vecchi e le donne si rifugiano nelle moschee mentre i giovani, imbracciate le armi, corrono verso le porte della città e verso le mura. Quindi il re si reca su di un’alta torre da cui si domina tutta la vallata, portando con sè Erminia, figlia del re di Antiochia che fu ucciso dai Cristiani quando questi ultimi occuparono la città.
Intanto, Clorinda scende in campo contro il nemico. Visti poco lontano un drappello di crociati francesi guidati da Gardo che sta tornando al campo dopo aver fatto bottini di greggi ed armenti, essa li assale, riprende loro le prede e li mette in fuga. Allora Tancredi, ad un cenno di Goffredo, lancia i suoi contro la schiera nemica. Il re Aladino che ha assistito alla scena, chiede a Clorinda chi sia questo guerriero così fiero e bello. Clorinda emette un lungo sospiro e gli occhi le si gonfiano di lacrime: conosce bene Tancredi perché si era innamorata di lui durante la presa di Antiochia. Tuttavia, nascondendo l’amore che prova ancora con l’odio dichiara che lo vorrebbe avere prigioniero per potersi vendicare. Inizia così il duello fra i due: entrambi si feriscono alle visiere e con un colpo, Tancredi, facendo cadere l’elmo a Clorinda le cui chiome si spargono al vento, riconosce la donna amata e non volendo morire prima di averle svelato il suo amore, invita la donna ad uscire dalla mischia per combattere in un duello a singolar tenzone. Tancredi viene ferito e, deposta ogni timidezza, dichiara il suo amore a Clorinda, esortandola a trafiggerle il cuore dato che essa non intende fare pace con lui. Nel frattempo un crociato che stava inseguendo una schiera di Infedeli, passa accanto a Clorinda e la ferisce lievemente al collo. Tancredi si precipita contro di lui e lo mette in fuga. La donna, pur stupendosi della dichiarazione d’amore del giovane che dell’inseguimento, continua a combattere. Giunti presso le mura, i Pagani riprendono l’offensiva con l’aiuto di Argante e di Alete, ma intervengono subito Tancredi ed il drappello degli Avventurieri che ristabiliscono la battaglia a favore dei Crociati. Intanto Erminia dall’alto della torre indica ad Aladino Rinaldo, come il più valoroso dei crociati oltre a Dudone il capo degli Avventurieri. La battaglia infuria: Argante viene gettato a terra da Rinaldo ed i Pagani sono costretti a rifugiarsi dentro le mura, mentre Clorinda continua ad arginare i colpi, con l’aiuto di Argante che, nel frattempo, si è rialzato. Argante infuria contro Dudone e con la spada che gli aveva donato Goffredo al momento dell’ambasceria, gli inferisce un colpo talmente forte che lo uccide, ripromettendosi a voce alta, di conficcarla nelle stesse viscere di Goffredo. Per vendicare Dudone, Rinaldo vorrebbe tentare con gli Avventurieri l’assalto delle mura, ma viene dissuaso da Goffredo che reputa l’impresa troppo ardita.
A questo episodio segue il passo in cui Goffredo descrive la posizione di Gerusalemme, mentre Erminia lo indica ad Aladino lodandone la maestà e le virtù militari e da vero cavaliere. Il re Aladino si ricorda di averlo visto alla corte di Francia, dove era stato inviato come ambasciatore del re d’Egitto. Erminia indica anche Baldovino, fratello di Goffredo, Raimondo di Tolosa, che qualifica come saggio ed astuto, e Guglielmo, il figlio del re d’Inghilterra. Nel frattempo, Goffredo, dopo aver osservato bene la posizione di Gerusalemme, fa disporre l’accampamento dal lato della pianura, fa occupare tutte le vie d’accesso e, intorno alle tende, fa costruire fossati e trincee.
Il canto termina con le esequie di Daudone a cui fa seguito il taglio delle foreste per recuperare il legname utile per costruire le macchine da guerra.

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