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Saggio breve riguardo la tecnologia e il lavoro


Argomento: Tecnologia digitale e impatto sui lavoratori: opportunità o minaccia?


Titolo: “Lavoro e tecnologia: dagli utensili preistorici alla robotica”


Gli ultimi due secoli hanno visto l’ingresso nel mondo del lavoro tecnologie sempre più innovative, dal telaio meccanico ai trattori che arano da soli. Uno sviluppo incredibile che ha portato ad uno stravolgimento nel modo di lavorare, in positivo ma anche in negativo. L’uomo, infatti, si è trovato ad avere a che fare con macchinari che gli hanno sì facilitato il lavoro e incrementata la produzione, ma che al tempo stesso lo hanno messo davanti a non poche difficoltà, soprattutto per quanto riguarda il numero di occupazioni.
La tecnologia è entrata nel mondo del lavoro già nella Preistoria. Infatti, l’uomo ha trovato fin da subito la necessità di costruire degli strumenti che lo aiutassero nel lavoro. Assistiamo così all’invenzione dell’aratro ben novemila anni fa ad opera di popolazioni insediate nella cosiddetta Mezzaluna fertile. Questo avvenimento permise l’attuarsi di una rivoluzione, la prima nel mondo agricolo, che diede la possibilità alle popolazioni nomadi di diventare sedentarie. In questo modo iniziò la vera e propria agricoltura come la intendiamo ancora oggi, con lo sfruttamento di nuove piante che fornirono all’uomo nuove fonti di cibo. La sedentarietà portò alla formazione di villaggi sempre più stabili, il che implica l’insorgere di società sempre più complesse, che con continui cambiamenti hanno portato alla formazione di quella moderna. L’organizzazione in villaggi, inoltre, diede la possibilità all’uomo di allevare animali come buoi e capre, che a loro volta offrirono all’uomo nuove fonti di cibo, come latte e carne. È facile, quindi, vedere come una prima innovazione tecnologica abbia rivoluzionato l’intero modo di vivere dell’uomo, ponendo le basi della società e del lavoro moderni.
L’aratro venne con il tempo sempre migliorato, passando da quello in legno a quello di metallo, da quello spinto dall’uomo a quello trainato da cavalli e buoi. Prima di vedere un’altra rivoluzione che cambiò radicalmente il modo di lavorare e di vivere dell’uomo dobbiamo aspettare il Settecento, con l’avvento della rivoluzione industriale. Prima di quest’epoca l’economia si basava sull’agricoltura. Ora, invece, diventa l’industria il settore predominante. Questa rivoluzione iniziò con l’invenzione in Inghilterra del filatoio meccanico, detto spinning jenny. Il telaio di per sé esisteva già nell’epoca antica. Basti pensare a quello utilizzato da Penelope nell’Odissea. Nel Settecento, invece, l’importanza del telaio meccanico era rappresentata dalla possibilità di produrre molte spolette con il lavoro di una persona sola. Questo è proprio l’aspetto negativo che porta con sé l’introduzione di tecnologie sempre più all’avanguardia e che sarà presente fino ai giorni nostri. Infatti, già alla fine del secolo, un solo operaio grazie al filatoio meccanico era in grado di produrre cento fusi in un’ora, il che significa che non serviva più il lavoro di altre decine di persone.
Grazie al gran numero di spolette che venivano prodotte dal filatoio meccanico, ora serviva un nuovo modo per tessere. L’innovazione venne creata da Cartwright, che ideò il telaio meccanico. Al di là del suo funzionamento, ciò che è importante considerare è che ancora una volta l’aumento del processo di produzione avvenne a scapito di posti di lavoro. Infatti, il telaio meccanico accelerò la produzione di tessuti, non rendendo più necessario un gran numero di operai.
I telai e i filatoi meccanici all’inizio venivano costruiti in legno, che però si rivelava essere un materiale fragile. Fu così necessario iniziare a costruirli in metallo, che all’epoca era prodotto in gran quantità sottoforma di ghisa. La produzione di ghisa richiedeva però dei combustibili di buona qualità. Tra questi il migliore era il carbone coke, che, rendendo di più rispetto al semplice legname, permetteva di far funzionare meglio gli altiforni, necessari alla produzione della ghisa. Si fece avanti così la necessità di estrarre sempre più carbone. Si presentò però un problema: l’acqua nelle miniere. Spesso, infatti, l’estrazione del carbone era fermata dalla presenza dell’acqua nelle profondità delle gallerie. Fu così necessario trovare un modo per aspirarla e permettere di continuare l’estrazione. Il macchinario che fu inventato per questa problematica, sorta a causa del procedimento appena descritto, fu quello che davvero rivoluzionò il modo di vivere dell’uomo: la macchina a vapore. James Watt nel 1775 brevettò una macchina che con la forza del vapore permetteva di asciugare le miniere. Questa nuova invenzione venne poi applicata a moltissimi altri settori, primo fra i quali quello ferroviario. L’invenzione del treno rivoluzionò ancora di più la vita degli uomini, perché dando la possibilità di viaggiare, divenne più facile trasferirsi in cerca di lavoro e venne favorito anche lo scambio di ideali. Tutta queste serie di avvenimenti, facenti parte della prima rivoluzione industriale, portarono profondi cambiamenti nel mondo del lavoro, in quanto cambiarono il modo di produrre e la stessa vita dei lavoratori. Infatti, l’industria andava sempre più affermandosi e questo richiedeva nuove figure specializzate, gli operai. Contadini provenienti dalle campagne iniziarono così a trasferirsi in città, andando a formare un nuovo tessuto urbano che rimase una realtà presente fino ad appena un secolo fa.
Dopo la macchina a vapore, fu la volta dell’elettricità a cambiare il modo di lavorare. Essa inizialmente permise la creazione di nuovi macchinari che richiedevano comunque la presenza di operai. Fu con il tempo che l’impiego dell’energia elettrica portò alla creazione delle tecnologie più moderne, che sempre più spesso vediamo sostituire l’uomo. Assistiamo così all’utilizzo di robot in supermercati, di macchine programmate che modellano oggetti da sole, trattori che arano da soli i campi. Si tratta di invenzioni che hanno permesso di migliorare la qualità e la quantità dei prodotti, ma allo stesso tempo hanno continuato a provocare quello a cui assistiamo sin dalla rivoluzione industriale, ovvero la sostituzione dell’uomo con i macchinari.
Infatti, già il telaio e il filatoio meccanico permettevano di produrre con un solo operaio la stessa quantità di merci che avrebbero fatto diverse decine di persone. Quindi fin dall’inizio dell’ingresso delle tecnologie più moderne nell’ambito lavorativo, l’uomo si è visto sostituire da parte delle macchine. Questo avviene oggi più che mai. Infatti, le attrezzature più moderne e all’avanguardia richiedono sempre meno persone per funzionare. Così non è più necessario che un gran numero di dipendenti porti avanti una ditta. Basti pensare ad Amazon, che a gennaio 2018 ha annunciato l’apertura del primo negozio senza commessi, Amazon GO. In questo supermercato il cliente acquista ciò di cui ha bisogno e in automatico il costo della spesa viene addebitato sul conto del cliente, evitando così le code di attesa alla cassa. Ma allo stesso tempo non è più necessaria la presenza dei commessi, o almeno bastano solo pochissime persone affinché tutto il sistema funzioni. Un altro esempio è l’impiego di moderni trattori che, precedentemente programmati da una persona sola, sono in grado di lavorare su un campo di ettari ed ettari di terreno. Si nota quindi come sia vero che “il rapido progresso delle tecnologie digitali potrebbe lasciare per strada molti lavoratori”. Si tratta invenzioni a cui l’uomo continua a lavorare incessantemente che però da un punto di vista si ritorcono su se stesso. Non sono, quindi, tutte positive le conseguenze che le moderne tecnologie portano.
È anche vero però che esse non si costruiscono da sole, o almeno non lo fanno dal punto di vista delle idee. Servono, infatti, persone specializzate che progettino i nuovi macchinari e che li testino. Serve chi inventi nuovi materiali per costruirli e chi li progetti. È altrettanto importante chi esegue la manutenzione, senza la quale non funzionerebbero. Si vede quindi che le nuove tecnologie producono anche la necessità di persone che da dietro creino tutto. Perciò, se è vero che sostituiscono molti operai, è altrettanto vero che generano il bisogno di persone specializzate e ben istruite.
Alla fine si può notare come l’avvento della tecnologia nel mondo del lavoro abbia portato con sé molti cambiamenti, con conseguenze sia positive che negative. L’impatto principale, oltre che sul modo di produrre merci, è stato sull’uomo stesso, che spesso si è ritrovato il posto di lavoro “occupato” da una macchina. Bisogna quindi stare attenti alle condizioni che ci poniamo per incrementare la produzione, tenendo in considerazione che l’uomo vive di lavoro e che toglierglielo spesso può portare a serie ripercussioni.

Apparato bibliografico

1-Si tratta di una zona in Medio Oriente comprendente territori come la Valle del Nilo e la Mesopotamia, chiamata così per la forma di mezza luna che assume. È considerata la culla della civiltà per l’importanza che ha avuto sin dall’Età della Pietra.
2-“Giannetta” in italiano, si tratta di una macchina filatrice inventata in Inghilterra nel 1765 da James Hargreaves
3-Si fa riferimento all’opera di Omero, dove Penelope, in attesa del marito Ulisse, per evitare di darsi in sposa ad uno dei proci, utilizzò lo stratagemma della tela, tessendo di giorno un sudario e disfacendolo di notte, secondo il patto che alla fine della tessitura del sudario stesso, non avrebbe più aspettato Ulisse
4-Edmund Cartwright (1743 – 1823) fu un inventore britannico
5-Il telaio meccanico di Cartwright fu il primo telaio meccanico, inizialmente mosso ad acqua e poi dalla macchina a vapore
6-La ghisa è una lega di ferra e carbonio, di minore qualità rispetto l’acciaio
7-James Watt (1736 – 1819) è stato un matematico, ingegnere e inventore tedesco. Dal suo cognome prende il nome l’unità di misura della potenza, il Watt (W)
8-Amazon è un’azienda di commercio elettronico statunitense, leader del settore
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