La poesia classicista


Il Seicento è percorso da una corrente poetica conservatrice, che polemizza con lo stile di Marino e dei barocchi. Si tratta di poeti che difendono la misura classica dello stile, i modelli antichi e i temi letterari tradizionali. Meritano di essere menzionati almeno tre autori.
Gabriello Chiabrera: (Savona 1552.1638). Coltiva numerosi generi poetici, ispirandosi a modelli classici (in particolare i poeti latini Orazio e Properzio e i greci Pindaro e Anacreonte) che rielabora in forme metriche nuove. La sua produzione è vasta e diversificata: compone il poema eroico Delle guerre de’ goti, Canzoni, Canzonette, Scherzi e canzonette morali, i poemi encomiastici Firenze, dedicato ai granduchi toscani), Amadeide (1620, sulla famiglia dei Savoia), Sermoni.
Tommaso Stigliani: (Matera 1573 – Roma 1651). Al poemetto in ottave d’esordio, Il Polifemo, di ispirazione ovidiana e sannazariana, seguono una raccolta di Rime, confluita nel Canzoniere e il poema Il mondo nuovo. In quest’opera, in particolare, compare l’epiteto “pesciuomo” in riferimento a Marino, dal quale ha origine la disputa tra i due poeti, culminata nella successiva prosa, l’Occhiale, che si configura come ripresa di motivi classicisti contro le bizzarrie barocche.
Fulvio Testi: (Ferrara 1593 – Modena 1646). Di nobile famiglia, vive gran parte della vita al servizio dei duchi estensi di Modena. Testi è autore di raccolte poetiche (Rime, 1613; 1617 e Poesie liriche, 1627; 1644) incentrate su motivi civili e politici e ispirate allo stile di Pindaro e Orazio.
Hai bisogno di aiuto in Contesto Storico?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email