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Federico della Valle

Fra le congerie di opere dallo scarso rilievo spiccano quelle di Federico della Valle, che passò quasi inosservato agli occhi dei contemporanei, ma che a noi oggi sembra uno dei maggiori scrittori dell’età barocca.
Nato intorno al 1560 nelle Langhe in Piemonte, visse lungamente alla corte di Carlo Emanuele I, folta di letterati; lì compose una tragicommedia, l’Adelonda di Frigia (1595). Poco prima del 1608 lasciò Torino per Milano, al seguito degli Spagnoli; a Milano compose alcune orazioni funebri ufficiali, stampò le sue tragedie, morì nel 1628.
Del Della Balle restano, oltre all’Adelonda citata e a vari scritti minori (alcuni sonetti; l’inizio di un poema sull’impresa di Rodi compiuta dal Conte Verde; orazioni funebri per Filippo III di Spagna e per il governatore di Milano), tre tragedie: Iudit ed Ester, composte fra il 1590 e il 1600 circa; la Reina di Scozia (una prima redazione risale al 1591, fu rifatta nel 1594, pubblicata nel 1628). Queste tragedie –due, come si vede, di argomento biblico; una di argomento tratto dalla storia contemporanea: la morte di Maria Stuarda a opera di Elisabetta di Inghilterra- sono lontane, sia per i temi, sia per la struttura, dalla tragedia classicistica rinascimentale e si ricollegano piuttosto all’oratorio. Il poeta vi rispetta l’unità di azione e di tempo, ma spesso non di luogo.

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