Genius 42016 punti

Umanesimo a Roma



L’Umanesimo a Roma è alimentato, fin dall’ascesa al trono pontificio Martino V (1420), da intellettuali provenienti dall’esterno ed è legato alle politiche culturali dei papi e della Curia. Sugli sviluppi dell’Umanesimo romano incide infatti l’alternarsi dei pontefici: ad Eugenio IV (1431-47) si deve il primo afflusso di intellettuali fiorentini; a Niccolò V (1447-55) la risistemazione della Roma monumentale, affidata a Leon Battista Alberti. I grandi fasti della Roma rinascimentale hanno, invece, per protagonisti Giulio II (1503-13) e Leone X (1513-21) che chiamano a lavorare in città artisti del calibro di Michelangelo, Raffaello e Bramante. Per quello che riguarda l’esperienza umanistica, gli indirizzi prevalenti dell’Umanesimo romano sono l’utilizzo del latino e un classicismo di carattere filologico e antiquario che rivela la volontà della curia pontificia di porsi in continuità rispetto alla tradizione antica – greca e latina – e cristiana. Protagonisti dell’Umanesimo romano nella prima metà del Quattrocento sono due intellettuali settentrionali: Flavio Biondo e Lorenzo Valla. A Flavio Biondo (1392-1463) si deve una narrazione storiografica che affronta per la prima volta la ricostruzione storica di un millennio di vicende italiane, procedendo a ritroso dai suoi tempi (1441) f ino al sacco di Roma da parte dei Goti (412). Il contributo decisivo di Lorenzo Valla (1405-57) riguarda, invece, l’ambito della ricerca linguistica, filologica e critica. Fondamentali sono le sue Elegantiae: una grammatica latina imperniata sulla ricostruzione del significato di parole e costrutti secondo i vari contesti storici e linguistici del loro uso. A lui si deve inoltre la confutazione dell’autenticità della cosiddetta Donazione di Costantino. In diretto rapporto con la ricerca filologica e classicistica, si distingue a Roma un filone artistico attento alla riscoperta e allo studio delle testimonianze archeologiche dell’antichità, ovvero allo studio dell’antiquaria, dell’epigrafia (le iscrizioni su pietra) e della topografia antica (la ricostruzione dei siti urbanistici). Diventa allora ricorrente la rappresentazione delle “rovine”, in gran parte legata all’esperienza degli umanisti o degli artisti che, come ad esempio Andrea Mantegna, soggiornano a Roma o la attraversano.
Hai bisogno di aiuto in Contesto Storico?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
×
Registrati via email