swat- di swat-
Ominide 975 punti

La ripresa della narrativa epico-cavalleresca


Durante il corso del Medioevo, nella Francia meridionale si erano sviluppate le Chansons de geste, dei racconti storici e religiosi i cui protagonisti erano i paladini, ovvero dei guerrieri cristiani che combattevano in nome della fede cristiana; questi racconti erano stati articolati in cicli, il più importante dei quali era quello di Carlo Magno, detto ciclo carolingio, in cui si narravano fatti che avevano come protagonista il re cristiano e i suoi paladini più importanti (ad esempio, Orlando). Carlo Magno, sovrano simbolo del Cristianesimo, in realtà era vissuto molti secoli prima rispetto al momento in cui questi racconti furono messi per iscritto: era stato re dei Franchi nell’800 d.C., mentre i racconti che ruotano intorno alla sua figura furono scritti dopo l’anno Mille.
Nella Francia settentrionale, invece, era nato il romanzo cavalleresco, dove assumeva particolare importanza la figura del cavaliere. A differenza delle Chansons, i romanzi cavallereschi erano dei racconti laici e leggendari ispirati alla materia di Bretagna, tant’è vero che il ciclo più importante è proprio quello di re Artù. Si deduce quindi che anche i romanzi cavallereschi si articolavano in cicli: oltre a quello citato poc’anzi, molto importanti erano anche il ciclo di Lancillotto e Ginevra e quello di Tristano e Isotta, tramite i quali assistiamo all’introduzione rispettivamente della concezione di amore adultero e del binomio amore-morte.

Nel 1300, in Italia, si assiste a una rinascita della narrativa epico-cavalleresca: vi erano infatti dei poeti che non appartenevano a nessuna corte (proprio per questo definiti poeti girovaghi) che giravano per le piazze cantando le avventure dei cavalieri e dei paladini. Inizialmente si trattava di racconti orali che solo in un secondo momento furono messi per iscritto, chiamati cantari; il metro utilizzato nella stesura di queste narrazioni era l’ottava, ossia strofe di otto versi, che molti autori italiani di quel periodo utilizzarono nella realizzazione delle proprie opere (Pulci nel Morgante, Boiardo nell’Orlando Innamorato, Ariosto nell’Orlando Furioso, Tasso nella Gerusalemme Liberata, ecc.).

In un primo momento, si potrebbe pensare che i cantari non siano altro che una copia in lingua italiana delle precedenti opere degli autori francesi, ma in realtà il lavoro dei poeti girovaghi era stato assai più originale: nei loro racconti, essi avevano infatti fuso elementi appartenenti al ciclo bretone con altri appartenenti a quello carolingio (tanto che nell’Orlando Innamorato di Boiardo coesistono il codice cavalleresco tipico delle Chansons de geste con il tema dell’amore, tipico dei romanzi cavallereschi).

Il Morgante di Luigi Pulci

In alcuni casi, assistiamo addirittura al riadattamento dei contenuti tipici delle Chansons de geste in chiave ironica: è proprio ciò che fece Pulci nella sua più grande opera, il Morgante, che gli fu commissionato dalla madre di Lorenzo il Magnifico (Lucrezia Tornabuoni) nel 1400 con lo scopo di intrattenere la Corte. L’opera fu apprezzata da molti fiorentini, che avevano la tradizione della letteratura burlesca, ma è anche vero che ci troviamo in un periodo in cui dal punto di vista filosofico era presente il neoplatonismo: intorno a Pulci si creò quindi un clima ostile, a causa dell’esagerata comicità della sua opera; a questo punto, lo scrittore decise di stampare una nuova versione del Morgante, al quale furono aggiunti cinque nuovi cantari più seri: questa nuova versione prese il nome di Morgante Maggiore.
Hai bisogno di aiuto in Contesto Storico?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email