kiara93 di kiara93
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Età cortese e romanzo
Chanson de geste
Nel XV secolo il volgare iniziò a diventare una lingua importante, tanto che si iniziò a scrivere la letteratura con questo nuovo stile letterario. La letteratura volgare nacque in Francia nell'XI secolo (lingua d'oil del Sud della Francia). In quel periodo prese piede la cavalleria che iniziò ad avere importanza: pretendeva di essere una classe chiusa e iniziò ad avere dei principi e delle regole. Gli ideali cavallereschi erano dei codici di comportamento che si basavano su regole rigide:
1. Prodezza, ovvero il coraggio in battaglia;
2. Onore e gloria;
3. Lealtà, ovvero il mantenere la parola data;
4. La fedeltà;
5. La nobiltà d'animo, ovvero la "gentilezza".
Essere cavalieri andava contro i dettami il cristianesimo, dottrina religiosa che non era a favore della guerra, anche se questi trovavano degli espedienti per combattere, ovvero combattono per il cristianesimo, per la fede; i cavalieri diventavano crociati e combattevano contro gli infedeli. Con il passare del tempo i cavalieri iniziano a farsi un nome e Volevanono autopresentarsi, cioè volevano che le loro gesta eroiche fossero rappresentate.
Il tema principale era il tema della guerra. Il testo più importante di quel periodo era la "Chanson de Roland" che cantava le gesta di Carlo Magno e dei suoi dodici paladini, che erano le sue guardie del corpo. La Chanson de Roland è ambientata nell'XI-XII secolo. Vengono raccontate le vicende di questi guerrieri che sarebbero dovuti arrivare in Spagna per sconfiggere i musulmani. In questo racconto si narrano le eroiche gesta di Rolando, uno dei paladini di Carlo, che morì a Rocinsvalle per salvare Carlo e il suo esercito; infatti, in caso di pericolo si doveva suonare un corno per far venire tutti in suo aiuto, Rolando non lo fece così che Carlo e i suoi paladini potessero tornare in Francia sani e salvi.
Queste storie venivano raccontate nelle piazze ed erano 4.000 versi in rima. La Chanson de Roland è raccontata in lingua d'oil.

L'amore nell'età cortese era espresso in due modi differenti:
1. AMOR CORTESE: la donna è simbolo di cortesia e di gentilezza (quindi è nobile d'animo). La donna è sopra di tutto e il cavaliere la canta attraverso i suoi versi.
2. AMORE INAPPAGATO: il cavaliere che canta la donna avrà sempre il desiderio verso di essa; inoltre è un'amore adultero poiché la donna è sempre sposata.


IL CICLO BRETONE E LA LIRICA PROVENZALE
Esistono tre generi:
1. Chanson de geste;
2. Romanzo bretone;
3. Lirica provenzale.

Il ciclo bretone nacque in Bretagna ed era molto simile alle canzoni sulle gesta dei cavalieri, infatti, narrava le vicende di re Artù e i cavalieri della Tavola rotonda. Il romanzo era inoltre un racconto simbolico.

La lirica provenzale divenne famosa principalmente nel XIII secolo, poiché in quel periodo Innocenzo III fece una crociata contro i signori feudali della Provenza, bruciando tutte le corti di questi; ciò fece si che molti trovatori si ritrovarono ad andare da altre parti, tra cui l'Italia. I trovatori scrivevano sia la musica che le parole; i giullari erano esecutori, infatti, cantavano solamente.
La lirica arrivò prima in Sicilia, dove risiedeva la corte di Federico II, successivamente arrivò a Firenze dove nacque lo stil novo. Il tema era l'amore. Le canzoni venivano cantate da trovatori e giullari.
Dal XIII secolo le opere liriche iniziarono ad essere trascritte; ne sono giunte a noi oltre 2000 e di alcune si sanno anche gli autori: Guglielmo d'Aquitania, Bertrand di Bon e Bernant de Ventadorn.

I poemi devono rispettare i canoni della lirica provenzale:
1. Adorazione e omaggio alla donna;
2. Amore che non pretende nulla in cambio;
3. Amore sensuale e tormentato;
4. Amore non appagato perché adultero;
5. Amore anche se inappagato da gioia.

La lirica ha anche dei sottogeneri:
1. Pastorella: parla di contadine che cercano di essere sedotte da un cavaliere;
2. L'alba: parla dell'arrivo dell'alba che sorprende i due amanti:
3. La gioia e la noia: la gioia è un'enumerazione di fatti legati all'amore; la noia è la lista di fatti spiacevoli sempre legati alla noia.

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