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Generi letterari del 1400-1500

Nel 1400 si sviluppano molti generi letterari, come la trattatistica: essa è importante per i contenuti, che dovranno essere tramandati. Ne è un esempio "Il Cortigiano" di Baldassarre Castiglione, ma anche "Il Principe" di Niccolò Machiavelli, in cui l'autore studia in che modo possa essere mantenuto il potere del principe e ne delinea un ritratto ideale. Altri trattati sono stati scritti da Erasmo da Rotterdam con "Elogio alla follia" e "educazione del principe cristiano", ma anche da Tommaso Moro con "Utopia", opera in forma dialogica, dove viene fatta una descrizione utopica della repubblica.

Si sviluppa inoltre le letteratura cavalleresca, in particolare presso la corte dei Medici. Si vogliono prendere gli ideali di cortesia per creare un rispetto reciproco che dà vita a delle norme: per questo la letteratura cavalleresca ha anche valore paideutico. Il personaggio principale è sempre Carlo Magno o i suoi cavalieri, visti come paladini della giustizia e della cristianità.

Accanto alla letteratura tradizionale se ne crea anche una contrapposta (pur sempre cavalleresca) detta "d'opposizione", perchè inserisce anche satira, ironia e comicità. Un esempio è "Il Morgante" di Luigi Pulci. Morgante è un gigante che incontra Orlando e diventa suo compagno. Quando però Orlando si perde, Morgante incontra Margutte, personaggio molto loquace che ama la comicità; egli farà morire Morgante, che scoppia a causa delle troppe risate. L'autore, oltre che ridicolizzare i personaggi, cerca di far ridere anche il lettore.

Anche la poesia rinasce. C'è un ripristino degli antichi valori letterari, basato su punti di riferimento come il Cicerone filosofico e Virgilio, ma anche Petrarca e Boccaccio. La volontà di voler costruire una lingua basata sull'uso di rigide regole grammaticali porterà Pietro Bembo ad affermare che bisogna fare affidamento anche sulle lingue classiche che sistematizzano lessico e strutture; è necessario, inoltre, scegliere pochi modelli letterari ma molto buoni, valutando non il contenuto, ma la forma e lo stile, che prevalgono nettamente.
Quasi tutti gli autori, quindi, scrivono rime e studiano figure retoriche,anche se non hanno lasciato molto. Si ricordano Angelo Poliziano con le "Stanze" e Lorenzo de Medici con la "Nencia da Barberino" e i "Canti carnescialeschi".
Anche in questo ambito si parla di letteratura d'opposizione, con Francesco Berni che compone rime fortemente comiche, contrapposte all'autorevolezza degli altri autori.

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