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Lorenzo il Magnifico: Spesso mi torna a mente


Testo


Spesso mi torna a mente, anzi già mai
si può partir dalla memoria mia,
l’abito, il tempo e il loco, dove pria
la mia donna gentil fiso mirai.
Quel che paressi allora, Amor, tu sai,
che con lei sempre fusti in compagnia:
quanto vaga e gentil, leggiadra e pia,
non si può dir, né immaginar assai.

Quando sopra i nevosi ed alti monti
Apollo spande il suo bel lume adorno,
tali i crini suoi sopra la bianca gonna.
Il tempo e il loco non convien ch’io conti,
ché dov’è sí bel sole è sempre giorno,
e paradiso ov’è sí bella donna

Parafrasi


Spesso mi ritorna in mente, anzi mai
si cancella dalla mia memoria,
l’abito, il tempo e il luogo, quando, per la prima volta,
io scorsi la mia gentile donna.
Come diventai nel mio aspetto, in quel momento, O Amore, lo sai bene
tu che sei sempre stato in sua compagnia:
quanto mi apparisse vaga e gentile, leggiadra e pietosa
non può essere descritto, e nemmeno può essere immaginato adeguatamente.
Quando sulle alte e nevose cime delle montagne,
Apollo diffonde la bella luce di cui si adorna,
come i suoi capelli sopra la bianca gonna.
Non è necessario che io descriva il tempo e il luogo,
perché dove splende un sole così bello è sempre giorno,
e dove si trova una donna così bella è sempre come trovarsi in paradiso.

Commento


Il sonetto, tratto dal Commento, descrive l’amore del poeta per Lucrezia Donati, ricorrendo, su modello della Vita Nova di Dante, a delle considerazioni, per altro appena accennate, sulla natura e sugli effetti dell’amore. L’ispirazione si rifà ad elementi cari allo Stil Novo e a toni presi in prestito dal Petrarca. Infatti, già il verso 3 “l’abito, il tempo e il loco...” ci ricorda il motivo del sonetto petrarchesco “Benedetto sia il giorno...”. Nel verso 4 “Quel che paressi allora...” sulle tracce della Vita Nova, Lorenzo il Magnifico narra il suo smarrimento di fronte a tanta bellezza, che si riflette nell’aspetto fisico. L’insieme del sonetto è piuttosto lento e discorsivo, eccetto nel momento in cui egli ci presenta lo spettacolo delle cime nevose. Non è un semplice caso se l’estro poetico si libera e si anima quando stabilisce un contatto con elementi visivi ed aspetti della natura, mentre invece resta freddo ed accademico mentre ripete i moduli standard della lirica amorosa del Dolce Stil Novo. I due versi finali dell’ultima terzina esprimono un concetto tradizionale, espresso però in modo più personale.
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