Fabrizio Del Dongo
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Indice

  1. Introduzione
  2. Testo
  3. Parafrasi Ottava 17
  4. Parafrasi Ottava 18
  5. Parafrasi Ottava 19
  6. Parafrasi Ottava 20

Introduzione

Le stanze, di cui viene fornita la parafrasi e il commento, sono le 17-20 di Selva I. Lorenzo il Magnifico ricorda il momento in cui nacque la sua passione amorosa per la bellissima Lucrezia Donati. La scena ritrae una festa da ballo, trasferita, però, in un’atmosfera di sogno e impreziosita da elementi mitologici che eliminano ogni aspetto concreto. Dal punto di vista metrico, in ogni ottava, i primi sei versi sono a rima alternata e gli ultimi due a rima baciata.

Testo

Ottava 17
Quando tessuta fu questa catena,
l’aria, la terra, il ciel lieto concorse:
l’aria non fu giamai tanto serena,
né il sol giamai sí bella luce porse:
di fronde giovanette e di fior piena
la terra lieta, ov’un chiar rivo corse:
Ciprigna in grembo al padre il dí si mise,
lieta mirò dal ciel quel loco, e rise.
Ottava 18
Dal divin capo ed amoroso seno
prese con ambe man rose diverse,
e le sparse nel ciel queto e sereno:
di questi fior la mia donna coperse.
Giove benigno, di letizia pieno,
gli umani orecchi quel bel giorno aperse
a sentir la celeste melodia,
che in canti, ritmi e suon dal ciel venía.
Ottava 19
Movevan belle donne al suono i piedi,
ballando, d’un amor gentile accese:
l’amante appresso la sua donna vedi,
le disiate man insieme prese;
sguardi, cenni, sospir, d’amor rimedi;
brevi parole e sol tra loro intese;
dalla donna cascati i fior ricôrre,
baciati prima, in testa e in sen riporre.
Ottava 20
In mezzo a tante cose grate e belle,
la mia donna bellissima e gentile,
vincendo l’altre, ornava tutte quelle:
in una vesta candida e sottile,
parlando in nòve e tacite favelle
con gli occhi al cor, quando la bocca sile:
— Vientene — disse a me, — caro cuor mio:
qui è la pace d’ogni tuo disio. —

Parafrasi Ottava 17

Quando nacque questo legame (= catena) che mi unì alla donna amata,
l’aria, il cielo e la terra, tutto contribuì [al sorgere dell’amore di Lorenzo]
l’aria non era stata mai così serena
né il sole era mai stato così luminoso;
né la terra lieta, mai così ricoperta di giovani fronde e
ricoperta di fiori, dove scorreva un ruscello dalle acque chiare;
Ciprina (= Venere) si pose in grembo al padre (= Giove),
e felice, guardò dall’alto del cielo il luogo [dove Lorenzo si trovava] e sorrise.

Parafrasi Ottava 18

Dalla testa divina e dal seno pieno di amore,
essa si tolse delle rose con entrambe le mani,
e le sparse nel cielo tranquillo e sereno.;
cosparse la mia donna (= Lucrezia Donati) con questi fiori.
(Questa immagine è chiaramente di ispirazione petrarchesca e fa pensare soprattutto al sonetto “Chiare fresche e dolci acque”. Da notare il gesto lento e grazioso della dea e l’impressione di abbondanza che ci sa dare questa pioggia di fiori. Questo verso, nel testo originale presenta tre pause, per evidenziare la lentezza con cui i fiori scendono e si posano sull’amata)
Il benevolo Giove, pieno di felicità,
permise, quel giorno agli orecchi degli uomini
di cogliere l’armoniosa musica proveniente dalle sfere celesti,
che tramite canti, ritmi e suoni proveniva dal cielo.

Parafrasi Ottava 19

Le belle donne muovevano i piedi seguendo il ritmo della musica,
nel ballare erano da un gentile sentimento amoroso;
si vedono gli amanti vicino alla propria donna,
e le loro mani, tanto desiderate, intrecciate [nell’intimità della danza];
sguardi, gesti, sospiri, conforti alle pene d’amore,
poche parole, ma capite soltanto da loro;
[il giovane] raccoglie i fiori che la donna ha lasciato cadere,
dopo averli baciati, li rimette al proprio posto, sulla testa e sul seno.

Parafrasi Ottava 20

In mezzo a tante cose gradite e belle,
la mia amata bellissima e gentile,
superando tutte le altre, al tempo stesso le ornava con la propria bellezza,
[Ora l’attenzione si rivolge dal quadro di insieme alla donna amata. A questo punto, gli elementi tradizionali e i concetti del dolce Stilnovo prendono il sopravvento. Da un punto di vista poetico, la libertà della fantasia sostituisce l’imitazione letteraria],
indossando un abito candido e leggero,
esprimendosi in un linguaggio sconosciuto [al poeta] e senza pronunciare parole
che va dagli occhi al cuore, allorché la bocca tace. [Soltanto gli occhi esprimono il pensiero, mentre la bocca tace].
“Vieni qui”, disse, “o cuore mio che mi sei caro:
qui troverai la pace ad ogni tuo desiderio.” [Da questo punto in poi, l’ottava comincia ad essere artificiosa e senza alcun interesse letterario]

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