Indice
Introduzione
Lorenzo il Magnifico ebbe sempre molto vivo il sentimento della natura e, nei suoi componimenti, spesso la ritrae con molta efficacia. Tutta la prima ottava rende, anche se in modo troppo analitico, l’immagine e l’impressione di un paesaggio primaverile. Nella seconda, la scena cambia: per contrasto, appare un paesaggio dominato dalla tempesta minacciosa. Dalla terza ottava in poi, ci appare un’atmosfera estiva, quando il grosso calore può essere causa di incendi se l’uomo non è sufficientemente attento. Il poeta mostra di essere molto abile dal punto di vista letterario: prima descrive gli effetti di una piccola favilla, poi accenna al colpevole di un così vasto danno.Schema metrico: ABABABCC
Testo
Allor ch’un venticel suave spiracon dolce legge, i fiori a terra piega,
e scherzando con essi intorno gira,
talor gli annoda, or scioglie, or gli rilega;
le biade impregna; ondeggia alta e s’adira
l’erba vicina alla futura sega;
suave suon la giovinetta frasca
rende, né pur un fior a terra casca.
Ma, se dá libertá dalla spelonca
Eolo a’ venti tempestosi e féri,
non solamente i verdi rami tronca,
ma vanno a terra i vecchi pini interi:
i miser legni con la prora adonca
minaccia il mare irato, e par disperi:
l’aria di folte nebbie prende un velo;
cosí si duol la terra, il mare e ’l cielo.
Poca favilla, dalla pietra scossa,
nutrita in foglie e in picciol rami secchi,
scalda; e, dal vento rapido percossa,
arde gli sterpi pria, virgulti e stecchi;
poi vicina alla selva folta e grossa
le querce incende e i roveri alti e vecchi:
cruda inimica al bosco l’ira adempie:
fumo e faville e stran stridor l’aria empie.
L’ombrose case in fiamme e i dolci nidi
vanno e l’antiche alte silvestre stalle;
né fèra alcuna al bosco par si fidi,
ma spaventata al foco dá le spalle:
empiono il ciel diversi mugli e stridi:
percossa rende il suon l’opaca valle:
lo incauto pastor, cui s’è fuggito
il foco, piange attonito, invilito.
Parafrasi
Mentre soffia un soave venticellomoderatamente, fa chinare i fiori verso terra
e scherzando gira intorno ad essi
a volte li annoda, a volte li scioglie, altre volte li lega di nuovo;
fa maturare le spighe di grano; l’erba che fra poco sarà falciata
è alta e ondeggia e sembra provare affanno;
i giovani rami emettono un dolce
suono e nessun fiore cade a terra (= il venticello è talmente dolce e leggero che non arreca il minimo danno).
Ma se Eolo (= il re dei venti secondo la mitologia) da via libera dalla spelonca
ai venti tempestosi e selvaggi,
esso non si limita a troncare i verdi rami,
ma tira giù perfino i vecchi pini:
il mare in tempesta minaccia le sventurate navi
dalla prora ricurva che sembra aver perso ogni speranza di salvarsi;
la nebbia riveste l’aria di una folta nebbia;
è in questo modo che la terra, il cielo e il mare esprimono il proprio dolore.
Una piccola favilla originata dalle selci
e alimentata dal fogliame e da rametti secchi
crea calore; e, sotto l’effetto del vento,
prima appicca il fuoco alla sterpaglia, ai rami sia verdi che secchi;
quindi si estende verso la vicina selva, ampia e folta
le querce prendono fuoco insieme ai roveri alti e vecchi:
(L’incendio si propaga nel bosco vicino e l’aria si riempi allora, di fumo e di fiamme; la descrizione è lucida, rapida e ricca di dettagli realistici e prova l’abilità letteraria di Lorenzo il Magnifico ma non la vena poetica)
è come se l’ira, simile ad un nemico, si volesse scagliare contro il bosco:
l’aria si riempie di fumo, di fiamme e di uno strano crepitio.
Le case protette dall’ombra degli alberi e i dolci nidi,
oltre alle vecchie stalle nascoste nel profondo bosco vanno a fuoco
e tutti gli animali, presi dalla paura, fuggono
dando le spalle al fuoco:
l’aria si riempie di strani e terrificanti muggiti e stridii:
la valle ombrosa, come percossa, è [orma] morta:
il pastore imprudente, che ha provocato
l’incendio, piange, stordito [immobile e muto per un fatto inatteso e di cui non avrebbe mai immaginato la portata] e reso inetto dalla paura]