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La brigata laurenziana


Dopo il 1469 Lorenzo de’ Medici, nuovo signore di Firenze, imprime una svolta nella vita culturale della città, riunendo intorno a sé un gruppo di intellettuali di primissimo piano, in un rapporto di comunicazione e collaborazione destinato a dare frutti notevolissimi in letteratura come in arte. Per questo carattere di solidarietà e collaborazione intellettuale il gruppo è noto come “brigata laurenziana”. L’indirizzo culturale di questo sodalizio subisce negli anni un profondo mutamento: da una fase iniziale – animata da Luigi Pulci – di gusto comico-realistico, legato a circostanze di intrattenimento giocoso e festivo, ad un orientamento più spiccatamente filosofico e umanistico di stampo rigorosamente neoplatonico. Fautori di questa evoluzione sono tre grandi maestri del giovane Lorenzo: Marsilio Ficino, filosofo e animatore della Accademia neoplatonica ; Angelo Poliziano, umanista e poeta e Cristoforo Landino, critico letterario e maestro di retorica. L’opera di quest’ultimo è decisiva nella riappropriazione della tradizione trecentesca di Dante e Petrarca. Fondamentale è il suo grande e fortunato Commento sopra la Comedia di Dante, in cui propone un’interpretazione della poesia di Dante in chiave neoplatonica, secondo la quale la poesia sarebbe frutto del furor, cioè di una disposizione soprannaturale dello spirito creatore. Il commento di Landino è stampato nel 1481 con le incisioni xilografiche di Sandro Botticelli. La varietà d’interessi degli aderenti alla “brigata” favorisce, infatti, la collaborazione tra intellettuali e artisti. Un altro esempio ne è la collaborazione di Botticelli con Poliziano che porta alla realizzazione di due capolavori come La nascita di Venere e La Primavera: trasposizione pittorica di un complessivo progetto culturale.
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