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La produzione in versi: Lorenzo de Medici

Lorenzo propone una visione più laica della vita cancellando il passato di Firenze pilotato dalla chiesa. Quindi l’invito al piacere cioè l’edonismo causa l’istituzione causa l’istituzione di un grande numero di feste. Le feste ricordano appunto questi cortei in occasione del carnevale. Il carnevale rappresentava la sovversione dell’ordine consueto delle cose. Lui recupera da lontano questa festa istituendo pure il calendimaggio cioè la festa del 1° maggio. Alla corte di Lorenzo troviamo Angelo Poliziano e Pulci Luigi, tutti gli artisti fanno parte di questa “Laurenzia Brigata” cioè la brigata di Lorenzo. Angelo Poliziano ha il profilo del poeta cortigiano che scrive perché è ispirato dal contesto politico. L’opera più importante è la giostra caratterizzata da delle stanze, cioè strofe composte in lode alla morte di Giuliano de Medici. Quindi il motivo encomiastico della lode incomincia ad entrare nella letteratura. Lorenzo aveva bisogno di creare questo ambiente perché aveva fatto una infrazione entrando a Firenze come signore in un ambito repubblicano. Quindi il suo rapporto con gli artisti è stato strumentalizzato. Angelo lo ricordiamo per una raccolta Aragonense dando prova della sua capacità filologica, traducendo opere greche e latine, fa un lavoro di collazione ovvero la revisione delle opere sulla poesia in volgare. Nella 2° metà del 400 l’imitazione si basa anche sugli autores del 300, ma viene escluso Dante per la questione del plurilinguismo, prendendo Petrarca come modello. Nel 400 Pietro Bembo disse che i 2 modelli sono appunto Petrarca e Boccaccio. La raccolta Aragonese sancisce il passaggio dagli autores latini alla considerazione dei modelli anche del 300 iniziando così il petrarchismo.

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