liviagb di liviagb
Ominide 46 punti

Petrarca può essere considerato il fondatore della lirica moderna che sarà il modello più utilizzato dai poeti successivi.
Nei limiti si può attribuire a Petrarca anche l’invenzione di un nuovo tipo di intellettuale che diventa uno specialista della cultura quindi del tutto estraneo alla vita politica e sociale.
Ciò getta le basi della nascente società umanistica in cui l’attività artistica è considerata separata e superiore dall’impegno politico.
Da’altra parte, Dante, può essere considerato l’ultimo poeta intellettuale coinvolto nella vita politica anche dopo lo stesso esilio (che rappresenta in sé l’espulsione da essa), lui infatti si sente di poter influire ancora su di essa attraverso la propria attività artistica.
Quindi con Petrarca vediamo un’esaltazione dell’espressione della coscienza e dell’interiorità frutto di un distacco dalla vita politica e mondana (probabilmente voluto).

Da questo ne dipende la ricerca di un modello di espressione specialistico e in grado di comunicare il momento soggettivo del poeta.

La vita

Francesco Petrarca nacque il 20 luglio del 1304 ad Arezzo.
Il padre era un notaio Fiorentino di parte bianca che venne esiliato nel 1302.
Francesco visse la prima fase della sua vita ad Incisa in Valdarno, a Pisa e in seguito ad Avignone durante la fase avignonese del papato.
Francesco si dedicò, sotto la volontà del padre, agli studi giuridici prima a Montpellier e in seguito a Bologna.
La successiva morte del padre riportò Francesco ad Avignone dove visse per alcuni anni con il fratello.
In seguito, nella chiesa di S. Chiara, il 6 aprile del 1327 avviene l’incontro con Laura quanto dice il poeta (anche se è messa in discussione addirittura la sua esistenza).
Nel 1330 il poeta decise di intraprendere la carriera ecclesiastica entrando negli Ordini minori e diventando cappellano del cardinale Giovanni Colonna.
Da qui inizia un periodo di viaggi: si spostò a Parigi, in Germania e anche a Roma.
Durante essi si interessò agli studi del mondo classico.
Quando tornò in Provenza decise di ritirarsi in una campagna di Valchiusa dove si dedicò allo studio.
Intanto nasce il primo figlio Giovanni (da una donna sconosciuta a noi).
In seguito, dopo la lettura del “Confessioni” di S. Agostino, scrisse due opere: il “De viris illustribus” e l “Africa”.

Nel 1340 riceve l’invito a ricevere una corona poetica sia a Parigi che a Roma, sceglie Roma e si reca a Napoli per essere esaminato dal re Roberto D’Angiò il quale gli diede la corona di grande poeta e storico.
In seguito si apre un periodo molto travagliato per il poeta per la perdita di amici e protettori ( tra cui Roberto D’Angiò).
Nel ’43 nasce la sua seconda figlia, Francesca, nello stesso periodo il poeta componeva il “secretum”alternando soggiorni ad Avignone e Valchiusa e in Italia alle corti si alcuni signori.
Nello stesso anno ad Avignone conosce Cola di Rienzo con il quale diventa amico che aiuterà nell’insurrezione del maggio del ’47.
Nel ’48 a causa della peste nera perde alcuni amici e la stessa Laura (nel 6 aprile):
Da lì fa una serie di spostamenti in Italia tra cui si ferma a Firenze e conosce un suo ammiratore: Boccaccio.
In seguito torna in Valchiusa per qualche anno, poi nel ’53 decide di tornare in Italia e scegli Milano dove l’arcivescovo Giovanni Visconti, suo ammiratore, gli assicura la sua protezione.
Infatti a Milano ricevette molti onori, ma nel ’61, a causa della pesta, fu costretto a spostarsi e andò prima a Padova e poi a Venezia.
Morì ad Arquà nel 1374.

La formazione culturale, la biblioteca e il bilinguismo

La formazione artistica del poeta è singolare in quanto i suoi maggiori studi dipendono da letture private di testi e non dalla frequentazione di maestri.
Petrarca aveva ereditato dal padre una biblioteca molto grande fornita di testi molto rari come ad esempio preziosi codici di classici latini.
Di questi codici facevano parte le principali opere di Virgilio di cui Petrarca fece tesoro, altri autori classici e anche padri della chiesa come S. Agostino.

La biblioteca era fornita anche dei classici greci quali l’Iliade e l’Odissea.
Petrarca sviluppa quindi un amore per le fonti originali dei testi, si appassionò soprattutto al latino che poté studiare direttamente dalle fonti che possedeva e cercò di rilanciare il latino come lingua eterna degli intellettuali.
La biblioteca petrarchesca era munita anche di opere romanze di autori francesi e provenzali.
Lo studio anche dei testi più recenti in volgare ispirò Petrarca nella composizione del “canzoniere” e dei “trionfi”:
Questo segna una divisione di competenze tra latino e volgare -> si parla di bilinguismo.
1) Il latino è la lingua pubblica degli intellettuali
2) E il volgare è quella del privato e dell’interiorità.


L’epistolario

L’epistolario di Petrarca comprende più di 500 lettere in latino, comprese in 5 raccolte e divise a loro volta in libri.
Questo modello sarà ripreso da molti poeti umanisti.
La lettere più antiche risalgono alla giovinezza del poeta cioè più o meno intorno al 1320 e le ultimi agli ultimi mesi di vita.
Esso perciò, essendo stato composto lungo tutta la vita del poeta, costituisce una biografia poetica.
Le lettere sono piene di riflessioni dell’autore con le quali Petrarca sembra voler sfogarsi, d’altra parte utilizza un linguaggio molto formale e con attenzione e cura come a delle vere e proprie opere letterarie.
Come dicevo l’epistolario è diviso in 5 raccolte:

1) Le familiari:
Questa raccolta è quella più grande alla quale l’autore lavorò come fosse un’opera organica: essa è suddivisa in 350 lettere divise a loro volta in 24 libri.
Queste abbracciano un periodo di tempo che va dal 1325 \ ’61 anche se alcune furono aggiunte e scritte in anni successivi.
L’ultimo libro dei familiari contiene lettere dedicate ai maggiori scrittori dell’antichità come Cicerone.
2) Le sine nomine:
di questa raccolta fanno parte 19 lettere e si chiamano così (sine nomine) in quanto non è specificato il destinatario probabilmente per metterlo in salvo da eventuali ritorsioni.
Le scrisse nello stesso periodo delle familiari.
3) le senili:
dal 1361 si dedicò a scrivere questa raccolta anche se è rimasta incompiuta.
È composta da 125 lettere divise in 17 libri.
4) le variae:
creata dopo la morte del poeta in quanto è composta delle lettere scartate dal poeta cioè circa 75.
5) le epistolae metricae:
divisa in 3 libri e composta di 66 lettere.
Esse sono lettere, come suggerisce il nome, scritte in esametri che differiscono dalle altre raccolte anche perché sono le sole in cui il poeta parli del suo amore per Laura.

Hai bisogno di aiuto in Petrarca?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Come fare una tesina: esempio di tesina di Maturità