Francesco Petrarca


Vita


Francesco Petrarca nacque ad Arezzo nel 1304. Il padre era Ser Petracco ed esercitava la professione di notaio. Anche lui come Dante era stato esiliato dal comune di Firenze e per questo il figlio Francesco nacque ad Arezzo. Tuttavia tentò più volte di ritornare in patria però non raggiunse mai il suo obbiettivo. Grazie all’intercessione del cardinale Niccolò da Prato, il padre ottenne incarichi presso la Corte Pontificia che aveva sede ad Avignone per via della cattività avignonese e quindi la famiglia si trasferì a Carpentras (una cittadina vicino Avignone). Qui Petrarca svolse i suoi primi studi sotto l’egida di Convenevole da Prato, un illustre letterato dell’epoca, e conobbe uno dei suoi più grandi amici ovvero Guido Sette che poi divenne cardinale nel 1358. Nel 1316 venne mandato dal padre a studiare diritto all’università di Montpellier ma qui le cose non andarono bene perchè Petrarca odiava la giurisprudenza e ad accentuare questa sofferenza fu la morte della madre Eletta che spinse il giovane poeta a scrivere un piccola opera in cui ne esaltava le qualità. Dopo questo tragico evento il padre lo inviò all’università di Bologna molto più prestigiosa, per continuare gli studi. Petrarca, sempre più sofferente per gli studi di giurisprudenza, partecipò a vari circoli letterari bolognesi dove studiò gli autori classici e conobbe altri grandi studiosi come Giovanni del Virgilio e Bartolino Buonincasa. Nel 1326 il padre morì permettendogli finalmente di abbandonare gli studi di diritto e di intraprendere quelli letterari. Poichè il padre era morto, doveva cercarsi un sostegno economico per vivere e per poter finanziarsi gli studi quindi tornò ad Avignone dove entrò al seguito del cardinale Giovanni grazie al quale prese gli ordini sacri diventando presbitero. Prestando servizio alla prestigiosa famiglia Colonna, ebbe l’oppurtunità di viaggiare nel nord Europa e capire come si viveva in luoghi differenti in una stessa epoca. Anche se prese gli ordini sacri Petrarca aveva dei figli fra cui risaltano Francesca e Giovanni. Il 6 aprile del 1327 (Venerdì Santo) Petrarca incontrò nella Chiesa di Santa Chiara ad Avignone, la sua amata Laura che alcuni la identificano come Laura de Noves sposata con Ugo de Sade, altri invece come una figura immaginaria del Petrarca.
Durante il soggiorno bolognese Petrarca si interessò molto di letteratura classica; questa era del resto una passione di famiglia infatti il padre Ser Petracco era un appassionato di Cicerone e della letteratura latina e fu il primo a far nascere in Petrarca l’interesse verso la letteratura regalandogli diversi testi di grandi autori latini. Petrarca arricchì in seguito la sua libreria comperando altri testi ed espanse le sue conoscenze stando a contatto con illustri personalità della scena culturale francese. Oltre a leggere i classici cercava anche di correggere gli errori degli amanuensi che ricopiandoli, inevitabilmente commettevano. Lo studio delle opere diede origine alla filologia moderna fondata proprio dal Petrarca.
Intanto manteneva buoni rapporti epistolari con il Papa Benedetto XII invitandolo a ritornare nella vecchia sede papale (Roma) e continuava a prestare servizio presso il cardinale Giovanni Colonna che lo inviò a Roma per accompagnare il fratello Giacomo Colonna. Qui ebbe modo di vedere monumenti dell’epoca romana in cui vissero grandi autori da lui amati come Virgilio. Nel 1337 ritornò in Francia e comprò una casa in Valchiusa circondandosi di suoi amici intellettuali con cui trascorse il tempo a parlare e confrontarsi. Fu in questo periodo che iniziò a scrivere Africa e De viris illustribus. La prima venne scritta in versi e narra della Seconda Guerra Punica esaltando le gesta gloriose del soldato romano Scipione l’Africano. La seconda venne scritta in prosa e narra la biografia di 36 personaggi illustri del mondo romano.
Con l’aiuto del cardinale Colonna e dell’amico padre Domigi, Petrarca si fece un buon nome nel mondo ecclesiastico e alla corte di Roberto D’Angiò (Re del Regno di Napoli). Petrarca aveva il sogno di farsi incoronare poeta in qualche università e confidò questa speranza al padre Domigi cercando un appoggio dal sovrano angioino. La primo opportunità gli si propose il primo settembre del 1340 quando l’università parigina Sorbona gli propose l’incoronazione. Intanto giunse la stessa proposta dal Senato Romano e ovviamente Petrarca accettò questa perchè il suo vero sogno era appunto quello di farsi incoronare nella città eterna. Prima dell’incoronazione volle esaminarlo il re Roberto d’Angiò e dopo aver superato questo duro esame, si diresse verso Roma dove venne incoronato nel 1341 da un senatore romano in piazza Campidoglio. In seguito a questo evento compose Africa e De viris illustribus.
Gli anni fra il 1341 e il 1348 non furono molto sereni per via della morte del cardinale Giacomo e del caro padre Domigi. Inoltre un’altra notizia che turbò Petrarca fu la scelta del fratello Gherardo di diventare monaco. Durante il suo soggiorno ad Avignone, conobbe il futuro tribuno Cola di Rienzo che lui sostenette perchè avevano entrambi lo stesso obbiettivo: ridare a Roma la grandezza politica che come capitale dell’Impero Romano e sede del Papato, gli spettava. Il cardinale Giovanni però non era un sostenitore di Cola e quindi gli si schierò contro e lo fece cadere politicamente. Quando Petrarca seppe che i suoi vecchi protettori avevano fatto questo, decise di abbandonarli. L’anno precedente era stato nominato canonico al Capitolo della cattedrale di Parma e poi arcidiacono. Intanto continuava ad interessarsi alla cultura classica e da alcune opere di Cicerone venne ispirato a scrivere anche lui una raccolta di lettere che chiamò dapprima Familliares e poi Seniles. Oltre a quest’opera epistolare, scrisse anche altre opere e in questo periodo incontrò Pietro Alighieri (figlio di Dante). Dopo aver abbandonato i Colonna, si recò in Italia per cercare un altro protettore ma nel frattempo la peste nera si stava diffondendo e fece morire molti amici e conoscenti di Petrarca tra cui anche l’amata Laura. Tuttavia il poeta continuò le sue peregrinazioni e alla fine si fermò a Padova sotto la signoria di Jacopo II da Carrara che lo nominò canonico del duomo di Padova offrendogli un alloggio e una rendita annua di 200 ducati d’oro. Petrarca però non utilizzò molto questo appartamento perchè lui preferiva viaggiare piuttosto che stare chiuso in casa e quindi girò per varie città italiane.
Nel 1350 decise di recarsi a Roma per prendere l’indulgenza dell’anno giubilare e nel tragitto incontrò alcuni suoi ammiratori fiorentini fra cui vi era anche Boccaccio, con cui divenne molto amico infatti fu il suo unico interlocutore negli ultimi vent’anni. Fra il 1350 e il 1351, risedette prevalentemente a Padova mantenendo i suoi incarichi spirituali e continuando la stesura della sua opera epistolare. Questo soggiorno venne arricchito dalla visita del suo amico Giovanni Boccaccio che, come ambasciatore del comune di Firenze, gli aveva proposto un posto di docente all’Università di Firenze. Petrarca rifiutò questa proposta e poco dopo si ritrasferì ad Avignone sotto richiesta del pontefice Clemente VI che gli voleva affidare l’incarico di segretario apostolico. Il poeta rifiutò anche questa proposta perchè aveva un profondo odio e disprezzo verso Avignone che era diventata il covo dei vizi della chiesa e si stabilì nuovamente in Valchiusa dove però decise di trasferirsi in Italia. Ritornò in patria nel 1353 alla corte di Giovanni Visconti a Milano suscitando il disprezzo degli amici fiorentini che avevano con Milano una rivalità molto forte. Petrarca però si comportò da cosmopolita quale era premiando la proposta che gli offriva di più senza avere quell’attaccamento alla patria tipicamente medievale. Anche Boccaccio rimase deluso dal comportamento dell’amico Petrarca e lo dimostrò nelle lettere che gli inviò. Ben presto però si ristabilirono i rapporti pacifici fra i due tanto che Boccaccio fece visita a Petrarca nella casa a Milano. Durante questo soggiorno maturò il suo pensiero umanista lamentandosi dell’insufficienza culturale della sua epoca e cercando una produzione per ovviare a questo problema. Continuò le sue due opere: Il Secretum e il De otio religioso ma intraprese la stesura di altre opere tra cui la sua opera più importante: Il Canzoniere.
Nel 1361 Petrarca fuggì da Milano per via della peste e si trasferì a Padova. Nonostante la fuga, i rapporti con il signore di Milano, Galeazzo II Visconti, rimasero sempre molto buoni infatti Petrarca trascorse l’estate del 1369 nel castello visconteo di Pavia in occasione di trattative diplomatiche. Nel 1362 scappò anche da Padova e andò a Venezia, città del suo grande amico Donato degli Albanzani. Qui la repubblica veneziana gli offrì in uso Palazzo Molin delle due torri in cambio della concessione della sua biblioteca alla sua morte. Trascorse degli anni spensierati circondato da amici (ospitò Giovanni Boccaccio e Leonzio Pilato) e dalla figlia Francesca. Inoltre affidò l’incarico di trascrivere in bella copia le Familiares e il Canzoniere al copista Giovanni Malpaghini. La tranquillità di quegli anni venne bruscamente interrotta nel 1367 quando un gruppo di filosofi averroisti, lo accusarono di ignoranza. Questa fu l’occasione per scrivere il trattato De sui ipsius et multorum ignorantia nel quale difende la sua ignoranza in campo aristotelico a favore della filosofia neoplatonica cristiana che era molto più incentrata sui problemi della natura dell’uomo. Amareggiato per l’indifferenza dei veneziani a questa offesa, decise di andarsene e con lui se ne andò anche la donazione della biblioteca.
Dopo alcuni brevi viaggi, Petrarca si stabilì sotto invito dell’amico e signore Francesco I da Carrara a Padova. Gli venne dato un alloggio vicino al duomo poichè anche qui lui era un canonico e successivamente, nel 1369, una casa ad Arquà sui Colli Euganei. Viste le condizioni disastrose della casa, dovette aspettare un anno per potervi abitare infatti vi si trasferì solo nel 1370. La vita del vecchio poeta venne allietata da varie visite fra cui quelle della famiglia della figlia Francesca e dell’amico Lombardo da Seta il quale sostituì il precedente copista Giovanni Malpaghini. Si spostò solo una volta da Padova quando si recò a Venezia in occasione del trattato di pace fra i veneziani e Francesco da Carrara. Il resto lo dedicò alla revisione delle sue opere e soprattutto del Canzoniere.
Morì nel 1374 ad Arquà fra la notte del 18 e del 19 luglio.
Sui resti del Petrarca c’è un grande dilemma: nel 2004 il teschio venne analizzato e da questa analisi risultò un cranio femminile quindi oggi non si sa ancora dove sia il vero teschio del magnifico poeta.
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