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Solo et pensoso i più deserti campi – Petrarca, Francesco – Canzoniere

[N. B. quello che le antologie indicano comunemente come titolo è solo il primo verso della poesia, in quanto i sonetti non presentavano nel canzoniere, un titolo, ma solo un numero]

Probabilmente uno dei più antichi sonetti del canzoniere, è una delle prime liriche in cui è presente l’IO del poeta, del si quale cerca di definire una sorta di autoritratto spirituale. È ricco di riferimenti letterari, primo fra tutti quello al Bellerofonte omerico che vaga nella pianura sotto Ilio in preda alla disperazione (Petrarca non conosce il greco, ma apprende tramite Cicerone la vicenda, e ne parla anche nel Secretum).
Nel sonetto l’autore parla del suo vagare per i campi in fuga dalla curiosità indiscreta della gente e in cerca di solitudine. Il paesaggio tetro e malinconico è partecipe dello stato d’animo del poeta.

Nella prima terzina giunge a suggerire che il suo rapporto con la natura sia più stretto di quello con gli uomini.
Nella terzina conclusiva, però, si contrappone a quella solitudine tanto ricercata la presenza di Amore, che non lascia in pace il poeta nemmeno in strade così ardue. Questo amore di Petrarca si contrappone a quello dello Stil Novo, in particolare a Dante, nel quale Amore era una presenza confortevole, con la quale il poeta si confidava; ora è invece una presenza insidiosa, della quale il poeta non riesce a liberarsi.
Nel sonetto, caratteristiche di Petrarca, sono presenti molte coppie di aggettivi (solo et pensoso, passi tardi et lenti, monti et piagge et fiumi et selve, aspre e selvagge) e antitesi (allegrezza spenti, fuor dentro, con meco et io co llui, spenti avanti). Il ritmo della poesia sembra andare di pari passo con i pensieri del poeta, e la narrazione è resa scorrevole.

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