Sapiens Sapiens 15311 punti

Francesco Petrarca – Movesi il vecchierel canuto et bianco (Canzoniere, XVI)

Forse, il sonetto è stato composto a Roma, nel 1337, quando Petrarca era ospite della famiglia Colonna. Esso ci presenta un vecchio, che abbandonato il luogo in cui è nato e la sua famiglia, fa un pellegrinaggio a Roma per vedere il panno di lino con cui la Veronica asciugò il volto di Gesù Cristo e sui cui rimase impressa la sua immagine. Come il vecchio, anche Petrarca cerca un’immagine: nel volto delle altre donne, egli ricerca le sembianze di Laura. Quindi al viaggio per devozione fatto dal vecchio (=viaggio sacro) corrisponde il viaggio amoroso del poeta (viaggio profano).

Testo


Movesi il vecchierel canuto et biancho
del dolce loco ov’à sua età fornita
et da la famigliuola sbigottita
che vede il caro padre venir manco;
indi trahendo poi l’antiquo fianco
per l’extreme giornate di sua vita,
quanto piú pò, col buon voler s’aita,
rotto dagli anni, et dal camino stanco;
et viene a Roma, seguendo ’l desio,
per mirar la sembianza di colui
ch’ancor lassú nel ciel vedere spera:
cosí, lasso, talor vo cerchand’io,
donna, quanto è possibile, in altrui
la disïata vostra forma vera.

Parafrasi


Il vecchierello canuto e bianco,
si allontana dal dolce luogo dove ha trascorso tutta la sua vita
e si allontana dalla propria famiglia meravigliata
perché vede il caro padre abbandonarla (venir meno)

da lì (dal luogo in cui ha vissuto fino ad ora), trascinando il suo corpo ormai vecchio
negli ultimi giorni della sua vita,
quanto più può, si dà forza (si aiuta) con la buona volontà,
sfinito dall’età e stanco a causa del cammino

e viene a Roma, seguendo il suo desiderio,
per contemplare l’immagine di colui
che spera di vedere ancher lassù, in cielo (Gesù Cristo):

nello stesso modo, stanco, a volte, anch’io cerco
,o donna, per quanto possibile, nelle altre donne
la vostra tanto desiderata immagine

Commento


Le due quartine e la prima terzina descrivono un momento diverso del pellegrinaggio:

1.a quartina: decisione del vecchio di partire per Roma fra lo stupore dei suoi familiari. In questa quartina, si nota l’uso di alcuni aggettivi (vecchierel, dolce loco, famigliola, caro padre) che contribuiscono a creare un’atmosfera affettuosa.

2.a quartina: descrizione del viaggio faticoso, vista l’età dell’uomo e la strada da percorrere.
In questa quartina, prevalgono termini ed immagini che ci collegano alla stanchezza e alla fatica: antiquo fianco, col buon volere s’aita, rotto dagli anni, stanco. Il ritmo delle frasi è piuttosto lento per indicare la fatica del viaggio.

1.a terzina: Arrivo a Roma, contemplazione del velo e speranza di vedere Cristo in cielo. Il vecchio ha così raggiunto il suo scopo.

2.a terzina: ci viene presentata in modo esplicito la similitudine fra il poeta e il vecchio: come il vecchio compie un pellegrinaggio a Roma per vedere l’immagine di Cristo, così Petrarca, rivolgendosi alla donna amata, dice di cercare fra le altre donne il viso di Laura, tanto desiderato. Qui il ritmo diventa più veloce e ricco di incisi.

Fra il viaggio dei due personaggi esiste, però, una differenza:
• il pellegrinaggio del vecchio ha un aspetto religioso perché egli si allontana dai suoi cari per contemplare l’immagine di Gesù Cristo con la speranza di trovarsi un giorno in Paradiso;
• il viaggio del Petrarca ha invece un valore terreno: egli ricerca il volto di Laura e non avrà nessuna ricompensa, anche se il suo viaggio è altrettanto faticoso.

La similitudine


Il paragone fra il viaggio del vecchio e quello del Petrarca ci fa anche capire la tensione intima che è presente in tutto il Canzoniere: l’io del Petrarca aspira continuamente alla salvezza, ma costantemente è attirato dalle passioni terrene. Quindi esiste sempre un contrasto fra religione e sensualità.
La similitudine a cui ricorre Petrarca è molto importante dal punto di vista concettuale. L’immagine venerata dal vecchio è chiamata anche veronica (= vera icona), dal nome della donna che asciugò il viso di Gesù; nell’ultimo verso, riferendosi a Laura, Petrarca parla di forma vera = icona vera. Il paragone invece di rendere sacra l’immagine di Laura, nell’ottica stilnovistica, in realtà costituisce una profanazione della sacralità dell’immagine di Gesù Cristo, che alcuni critici hanno posto al limite della blasfemia. A questo proposito è interessante ricordare che uno scrittore del Cinquecento, dovette r iscrivere l’ultimo verso del sonetto in modo da renderlo meno irrispettoso nei confronti della religione. Probabilmente l’intento del Petrarca era diverso: egli ha voluto far capire al lettore come la sua aspirazione verso Laura, oggetto profano, fosse totalmente diversa dall’oggetto sacro cantato dai poeti stilnovisti che avevano abbandonato la visione sensuale della donna amata.
Hai bisogno di aiuto in Petrarca?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email