ANALISI DEL TESTO

SE LAMENTAR AUGELLI, O VERDI FRONDE
FRANCESCO PETRARCA


Il sonetto “Se lamentar augelli, o verdi fronde” è opera di Francesco Petrarca, , padre della poesia italiana, nato ad Arezzo nel milletrecentoquattro. Trasferitosi a Valchiusa, in Francia, è costretto alla carriera ecclesiastica per motivi economici. In Francia scopre l'interesse per la letteratura e la poesia e riceve, nel milletrecentoquarantuno, il privilegium laureae Roma in Campidoglio. Tra il milletrecentoquarantatré e il milletrecentoquarantasette si aggrava la crisi intellettuale e spirituale del poeta a causa della nascita della figlia Francesca e la scelta della vita ecclesiastica da parte del fratello. Nel milletrecentoquarantasette aderisce ai progetti di Cola di Rienzo, che vuole ripristinare l'antica res publicae romana, spinto da una base culturale ed etica. La morte di Laura, nel milletrecentoquarantotto, aggrava la crisi del poeta, che muore nel milletrecentosettantaquattro in Italia, ad Arquà Petrarca, dopo numerosi viaggi tra l'Italia e la Francia.

Nel sonetto tratto dal “Canzoniere”, Laura, pur essendo ormai morta, è la figura femminile centrale. Questa si rivolge all'autore e dalle sue parole emerge un nuovo atteggiamento; infatti, si dimostra benevola e incita il poeta a superare il dolore per la sua perdita.


COMPRENSIONE COMPLESSIVA DEL TESTO

La parafrasi del sonetto “Se lamentar augelli, o verdi fronde” è la seguente: Se dalla riva fiorita e fresca di un ruscello si ode il canto lamentoso degli uccelli, o si vedono le verdi fronde degli alberi muoversi soavemente alla brezza estiva, o si sente lo smorzato mormorio sommesso delle acque trasparenti del ruscello, / dove io eventualmente stia seduto pensando e scrivendo riguardo l'amore, ma io vedo, sento e percepisco che colei che il cielo permise a noi uomini di ammirare, ora è a noi nascosta dalla terra sotto la quale è sepolta, è ancora viva, e dal lontano risponde ai miei sospiri: /
“Beh, perché ti struggi di dolore prima ancora che sia giunto per te il tempo di morire?"
e mi dice con pietà "A quale scopo continui a versare un così affranto fiume di lacrime dai tuoi occhi tristi? / Non piangere per me, perché la mia vita è diventata eterna, e quando sembrò che io morissi, aprii gli occhi nella luce spirituale”.
Il sonetto “Se lamentar augelli, o verdi fronde” si compone di due sequenze. La prima sequenza, comprendente la prima quartina, con il titolo “Paesaggio di Valchiusa”, è dedicata al paesaggio sereno del primo luogo privilegiato dall'autore; egli ne ascolta i suoni (s'ode v.4), che rinviano a immagini leggere, appena accennate (lamentar augelli, verdi fronde mover soavemente a l'aura estiva, roco mormorar di lucide onde). Nella seconda sequenza, comprendente la seconda quartina e le due terzine, con il titolo “Apparizione epifanica dello spirito di Laura”, l'autore si concentra sull'elemento visivo (veggio, et odo, et intendo v.7) e la scena naturale si anima di due presenze: una è concreta, quella del poeta; l'altra, quella di Laura, è illusoria e irraggiungibile. Il poeta è seduto sulla riva del fiume e pensa e scrive riguardo l'amore. Laura, morta, sembra essere viva e presenta atteggiamenti del tutto nuovi; la donna, divenuta una sorgente di consolazione, usa toni dolci e sereni.

Nella prima quartina, il sonetto “Se lamentar augelli, o verdi fronde” presenta una descrizione del paesaggio di Valchiusa. Ma l'ambiente naturale è evocato attraverso i suoi suoni, perciò la descrizione è stilizzata e rievoca un paesaggio interiore, come se fosse lo specchio dell'anima dell'autore. Inoltre, il paesaggio ameno descritto da Petrarca accresce la gioia dell'autore nel rivedere la donna amata. E' proprio la natura che permette all'autore di ripensare a Laura.

ANALISI DEL TESTO

Nel sonetto “Se lamentar augelli, o verdi fronde” è particolare l'uso da parte dell'autore delle allitterazioni ( seggia d’amor pensoso et scriva - allitterazione della S / fiorita et fresca riva - allitterazione della R / morendo eterni, et ne l’interno lume – allitterazione della R) , necessarie per creare un ritmo dolce, delicato e rassicurante.
Nel sonetto tratto dal “Canzoniere” sono presenti anche altre figure retoriche; come l'anastrofe "Di me non pianger tu", il polisindeto: "veggio, et odo, et intendo", l'iperbato: "là ’v’io seggia d’amor pensoso et scriva", e la sinestesia: "doloroso fiume" e "lucide onde". Infine Petrarca fa un largo uso degli enjambement.

INTERPRETAZIONE COMPLESSIVA E APPROFONDIMENTI

Nel sonetto “Se lamentar augelli, o verdi fronde” è presente il tema della trasfigurazione di Laura, che sembra provare pietà per l'autore. Dopo la morte della donna amata da Petrarca, il fantasma del suo corpo continua ad attrarre il poeta. Anche se ha lasciato la terra, è ora un anima felice e deve continuamente consolare il poeta per la perdita del proprio corpo. Con la sua morte, però, l'amore non si estingue, ma subisce una trasfigurazione. Sottratta dalla realtà, l'immagine della donna si trasforma in un fantasma immaginato da Petrarca, che più docilmente rispecchia i desideri del poeta. L'incontro, il contatto con Laura, impossibili in terra, si compiono nell'immaginazione dopo la morte. Laura è sempre presente nella mente del poeta e risponde pietosa al suo richiamo: lei (...) veggio, et odo, et intendo ch'anchor viva / di sì lontano a' sospir' miei risponde. Le caratteristiche di Laura restano tuttavia sempre indeterminate: «bel viso», «bella», «viva». Così come nella canzone «Chiare, fresche et dolci acque» la sua figura è disarticolata in particolari fisici generici, che rispondono al modello della donna-angelo. Laura è trasformata in immagine simbolica, in archetipo: non è una donna, ma la donna. Un archetipo tuttavia diverso da Beatrice. Essa richiama continuamente la bellezza e il fascino della creatura terrena, rappresentando la forte scissione interiore che travaglia il poeta. Perciò, non è uno strumento per raggiungere Dio, come Beatrice per Dante, ma rappresenta la passione amorosa e l'esaltazione dei valori terreni. Laura, quindi, rappresenta la bellezza e il fascino che nemmeno la morte può mettere in discussione.

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