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Francesco Petrarca, Era il giorno ch’al sol si scoloraro (Canzoniere, III)


Testo

Era il giorno ch’al sol si scoloraro
per la pietà del suo factore i rai,
quando i’ fui preso, et non me ne guardai,
ché i be’ vostr’occhi, donna, mi legaro.

Tempo non mi parea da far riparo
contra colpi d’Amor: però m’andai
secur, senza sospetto; onde i miei guai
nel commune dolor s’incominciaro.

Trovommi Amor del tutto disarmato
et aperta la via per gli occhi al core,
che di lagrime son fatti uscio et varco:

però, al mio parer, non li fu honore
ferir me de saetta in quello stato,
a voi armata non mostrar pur l’arco.

Parafrasi

Era il giorno in cui al sole si oscurarono i raggi
in segno di pietà verso il suo creatore,
quando fui catturato (= mi innamorai) mentre non stavo in guardia
poiché, o donna, i vostro occhi mi fecero prigioniero

Non mi sembrava che fosse il momento di stare in guardia

contro i colpi inferti da Amore, per cui me ne andai
sicuro, senza alcun sospetto; così le mie sofferenze
ebbero inizio nel giorno in cui i Cristiani sono accomunati nel dolore.

Amore mi trovò del tutto impreparato
e trovò aperta la strada che dagli occhi conduce al cuore,
che ora sono diventati porta e varco delle lacrime.

Perciò, a parer mio, non fu impresa onorevole
colpirmi con dardo in quella situazione [cioè indifeso]
e a voi armata non mostrare neppure l’arco.

Commento


Il sonetto, costruito secondo lo schema abba, abba, cde, dce, può essere letto come un’appendice al sonetto I perché costituisce una sorta di commemorazione dell’inizio della vicenda amorosa del Petrarca e quindi assolve una funzione narrativa. Petrarca ha incontrato laura per la prima volta il 6 aprile del 1327: era il Venerdì Santo, il giorno in cui, per reminiscenza evangelica, il sole si oscurò come forma di devozione verso il suo creatore. Nonostante questo, la data non comporta alcuna forma di sacralizzazione di Laura. Nella seconda quartina, troviamo un parallelismo piuttosto inatteso: l’inizio della sofferenza del poeta causato da un amore profano coincide con un dolore che è sacro a tutti i Cristiani, quello causato dalla Passione di Gesù Cristo. Questa antitesi sacro-profano trova un riscontro nel dissidio interiore dello scrittore fra amore sensuale verso Laura e pentimento e rinnegazione della vicenda amorosa che in altri sonetti chiama errore giovanile. Troviamo tale antitesi anche da un punto di vista terminologico: il v. 2 con i raggi del sole che si oscurarono il giorno della Crocifissione di Gesù, no (e spesso i raggi del sole costituiscono una metafora degli occhi di Laura) si oppone al v. 4 con i vostri begli occhi, o donna, che legarono il poeta.
Da notare l’insistenza del poeta sulla metafora della guerra: colpi d’Amor, disarmato, varco, saetta, armata (riferito a Laura). Conformemente al codice cavalleresco della letteratura cortese, Amore è armato, ma colpisce lo scrittore e lo ferisce anche se è indifeso e non si aspetta questo tipo di assalto
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