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Concetti Chiave

  • La Laura petrarchesca è una figura più umana rispetto alle idealizzazioni delle donne negli stilnovisti, essendo collocata nella dimensione del tempo.
  • Guinizzelli utilizza similitudini tra la sua amata e la bellezza della natura, paragonandola a elementi come la rosa e il giglio.
  • Cavalcanti sottolinea la superiorità della bellezza femminile, ritenendola incomprensibile e capace di generare ammirazione e timore.
  • Dante descrive Beatrice come un angelo celestiale, la cui grazia provoca un silenzio reverente in chi la osserva.
  • Petrarca rappresenta Laura come simbolo di attaccamento ai beni materiali, evidenziando il conflitto tra desiderio terreno e aspirazione spirituale.

Indice

  1. Laura Petrarchesca e la sua umanità
  2. Guinizzelli e la bellezza naturale
  3. Cavalcanti e l'incomprensibilità della bellezza
  4. Dante e l'angelicità di Beatrice
  5. Petrarca e la dimensione terrena di Laura
  6. Laura come simbolo di allontanamento da Dio

Laura Petrarchesca e la sua umanità

La figura della Laura petrarchesca descritta nel sonetto “Erano i capei d'oro a l'aura sparsi” è molto più umana in confronto alle immagini femminili degli stilnovisti. Nei sonetti “Io voglio del ver la mia donna laudare”, di Guinizzelli, “Chi è questa che vèn, ch'ogn'om la mira”, di Cavalcanti, “Tanto gentile e tanto onesta pare”, di Dante, la donna in tutta la sua ineffabilità appare in un presente eterno ed indefinito. Invece, la Laura petrarchesca è inserita dal poeta nella dimensione del tempo ed è sottoposta alla sua azione disgregatrice.

=> “Erano i capei d'oro a l'aura sparsi”,

Uno spirto celeste, un vivo sole

fu quel ch'i' vidi: et se non fosse or tale

piaga per allentar d'arco non sana.

Guinizzelli e la bellezza naturale

Le figure femminili vengono descritte in modo diverso dai quattro poeti: Guinizzelli paragona la sua amata alle bellezze della natura, ricorrendo a delle similitudini;

=> “Io voglio del ver la mia donna laudare”, Guinizzelli

Io voglio del ver la mia donna laudare

ed assemblarli la rosa e lo giglio:

più che stella diana splende e pare,

e ciò ch' è lassù bello a lei somiglio.

Verde river' a lei rasembro e l'âre

tutti color di fior', giano e vermiglio,

oro ed azzurro e ricche gioi per dare:

medesmo Amor per lei rafina meglio.

Cavalcanti e l'incomprensibilità della bellezza

Cavalcanti afferma che al superiorità della donna è tale da non poter essere a pieno compresa e descritta dalla mente umana.

=>“Chi è questa che vèn ch'ogn'om la mira”, Cavalcanti

Non si poria contar la sua piagenza,

ch'a le' s'inchin' ogni gentil vertute,

e la beltate per sua dea la mostra.

Non fu s' alta già la mente nostra

e non si pose 'n noi tanta salute,

che propiamente n'aviàn conoscenza.

La presenza di questo essere perfetto e celestiale che cammina solo tra la folla provoca l'annichilimento in coloro che osservano il suo incedere.

=>“Chi è questa che vèn, ch'ogn'om la mira”, Cavalcanti

Chi è questa che vèn, ch'ogn'om la mira,

che fa tremar di chiaritate l'àre

e mena seco Amor, s' che parlare

null'omo pote, ma ciascun sospira?

Dante e l'angelicità di Beatrice

Dante attribuisce alla donna che ama (Beatrice), le sembianze di un angelo venuto dal cielo, al cui passaggio tutti ammutoliscono per la sua grazia e la sua bellezza;

=>“Tanto gentile e tanto onesta pare”, Vita nuova, cap XXVI, Dante

Tanto gentil e tanto onesta pare

la donna mia quand'ella altrui saluta,

ch'ogne lingua deven tremando muta,

e li occhi no l'ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,

benignamente d'umilta' vestuta;

e par che sia una cosa venuta

da cielo in terra a miracol mostrare.

Petrarca e la dimensione terrena di Laura

Petrarca, invece, pur sottolineando l'incedere celestiale e la voce angelica della sua amata, è cosciente del fatto che per le caratteristiche umane inflitte dall'azione del tempo Laura rimanga un essere terreno.

=> “Erano i capei d'oro a l'aura sparsi”, Canzoniere XC, Petrarca

Non era l'andar suo cosa mortale,

ma d'angelica forma; e le parole

sonavan altro, che pur voce umana.

Uno spirto celeste, un vivo sole

fu quel ch'i' vidi: e se non fosse or tale

piaga per allentar d'arco non sana.

In nessuno dei suoi sonetti Petrarca compone un'immagine definita di Laura; essa corrisponde semplicemente alla figura della donna ideale degli stilnovisti (capelli biondi, occhi lucenti, … ) . Anche gli episodi in cui si articola la vicenda amorosa sono tutte situazioni codificate dalla lirica amorosa precedente (incedere, amore che passa attraverso gli occhi, colloqui con la natura, sospiri, … )

=> “Erano i capei d'oro a l'aura sparsi”, Canzoniere XC, Petrarca

Erano i capei d'oro a l'aura sparsi

che 'n mille dolci nodi gli avolgea,

e 'l vago lume oltra misura ardea

di quei begli occhi, ch'or ne son sí scarsi;

e 'l viso di pietosi color' farsi

non so se vero o falso, mi parea:

i' che l'ésca amorosa al petto avea

qual meraviglia se di súbito arsi?

Non era l'andar suo cosa mortale,

ma d'angelica forma (…)

Negli stilnovisti, in particolare in Guinizzelli ed in Dante, l'amore per la donna converte l'anima e la innalza sino alla contemplazione di Dio: ciò avviene attraverso il saluto che essa dona a coloro che la osservano;

=> “Io voglio del ver la mia donna laudare”, Guinizzelli

Passa per via adorna, e sì gentile

ch' abassa orgoglio a cui dona salute,

e fa 'l de nostra fé se non la crede;

Laura come simbolo di allontanamento da Dio

Al contrario, la Laura di Petrarca è il simbolo dell'allontanamento da Dio. Infatti essa rappresenta l'attaccamento ai beni materiali che impediscono a Petrarca di raggiungere la beatitudine. È quindi causa del dissidio interiore del poeta, che non riesce a trovare conciliazione tra la vita terrena e quella spirituale. Si trova conferma di ciò nel sonetto di Petrarca “Movesi il vecchierel canuto e bianco”, in cui il poeta cerca Laura nei volti delle altre donne e addirittura nella Veronica -immagine del volto di Cristo conservata in San Pietro-.

=> “Movesi il vecchierel canuto e bianco”, Canzoniere XVI, Petrarca

così, lasso, talor vo cercand'io,

donna, quanto è possibile, in altrui

la disïata vostra forma vera.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la differenza principale tra Laura petrarchesca e le donne degli stilnovisti?
  2. La Laura petrarchesca è più umana e inserita nel tempo, mentre le donne degli stilnovisti appaiono in un presente eterno e ineffabile, come evidenziato nel sonetto “Erano i capei d'oro a l'aura sparsi”.

  3. Come descrive Guinizzelli la sua amata rispetto alla natura?
  4. Guinizzelli paragona la sua amata alle bellezze naturali, utilizzando similitudini che esaltano la sua bellezza, come si può vedere nel sonetto “Io voglio del ver la mia donna laudare”.

  5. Qual è il concetto di bellezza espresso da Cavalcanti?
  6. Cavalcanti sostiene che la bellezza della donna è così superiore da non poter essere completamente compresa o descritta, come si evince dal sonetto “Chi è questa che vèn, ch'ogn'om la mira”.

  7. In che modo Dante rappresenta Beatrice nel suo poema?
  8. Dante descrive Beatrice come un angelo che incanta e ammutolisce chiunque la osservi, evidenziando la sua grazia e bellezza nel sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare”.

  9. Qual è il conflitto interiore di Petrarca riguardo a Laura?
  10. Petrarca vive un dissidio tra la vita terrena e quella spirituale, poiché Laura rappresenta l'attaccamento ai beni materiali che lo allontanano da Dio, come si riflette nel sonetto “Movesi il vecchierel canuto e bianco”.

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