Il romanzo nell’età romantica

••• Il romanzo in Europa
•• Nell’Ottocento nasce il romanzo storico (l’iniziatore del genere è Scott). Il romanzo storico si propone di far rivivere in maniera verosimile e accurata una determinata epoca del passato, che sia vicina o lontana. Qui si presta attenzione non solo agli avvenimenti già ritenuti storici (politica, economia...), ma anche agli aspetti secondari o privati, come le usanze, la mentalità, i modi di vestire e di vivere della gente comune, non dimenticando neanche le classi più povere. Ovviamente, questo racconto si distingue dalla storiografia perché è romanzato e drammatizzato (descrizione attraverso le vicende dei protagonisti). I grandi personaggi e avvenimenti già considerati dalla storiografia venivano usati solo come contorno per i personaggi fittizi adatti a offrire un quadro storico inedito e fino a quel momento nascosto.

Il successo europeo del romanzo storico è spiegato dall’amore per il passato tipico del Romanticismo, contrapposto al razionalismo antistoricistico dell’Illuminismo. All’amore per la storia si affianca anche un forte sentimento nazionale (si cercano nel passato le radici del proprio popolo), soprattutto in Ivanhoe di Scott. Ma questo romanzo storico era anche una forma letteraria di intrattenimento, che appagava il bisogno di fuga verso un mondo diverso dal grigiore presente.
•• Dal 1830, la moda del romanzo storico tende a sfumare con la nascita del romanzo realistico che racconta vicende e costumi contemporanei (gli autori principali sono Stendhal e Balzac).
Le caratteristiche sono:
la vita quotidiana delle persone appartenenti alle basse classi sociali viene rappresentata in forma seria e tragica;
essendo realistico, il romanzo non colloca più i personaggi su uno sfondo generico, ma sono perfettamente individuati in un momento storico contemporaneo strettamente connesso alle loro caratteristiche di pensiero e comportamentali. Individuo e momento storico sono intrecciati e si influenzano a vicenda. Stendhal e Balzac, con i loro romanzi realistici, trattano il presente come se fosse già storia. La realtà viene approfondita e non guardata e vissuta solo nell’apparenza;
La società contemporanea viene totalmente rappresentata in ogni sua parte;
Ogni individuo è in realtà uno stereotipo del tempo (rappresenta le caratteristiche di un determinato tipo sociale), ma ognuno conserva sempre la sua unicità e individualità inconfondibile;
La rappresentazione così precisa della realtà diventa inevitabilmente anche critica. Il romanzo realistico non fotografa neutralmente la realtà sociale, ma porta alla luce in maniera critica gli aspetti positivi e quelli negativi;
La narrazione è portata avanti, come per tutta la narrativa del primo Ottocento, da un narratore esterno e onnisciente, che inserisce anche digressioni descrittive di avvenimenti e ambienti. Spesso analizza la coscienza dei personaggi, così da motivare i sentimenti e le azioni di questi. Spesso dialoga con il lettore stesso. La scelta del narratore onnisciente è obbligatoria per descrivere i tantissimi collegamenti e le trame del romanzo realistico. C’è fiducia nella possibilità di dominare intellettualmente la complessità del reale. Nel secondo Ottocento questo genere di narrazione si ribalterà.
•• Walter Scott (1771 - 1832), scozzese, dopo aver scritto il primo romanzo, Waverley, ne scrive altri velocemente per evitare il fallimento della sua casa editrice. Ivanhoe è ambientato nell’Inghilterra del 1600 e ha un così grande successo da creare la moda per questo genere di romanzo storico in tutta Europa. Le loro storie hanno anche una forte dose di sentimentalità, pateticità e drammaticità che servivano a intrattenere il lettore.
•• Stendhal (1783 - 1842) aspira a una vita intensa, scontrandosi con una realtà mediocre (la Restaurazione). Questo contrasto tra individuo e società si avverte in tutti i protagonisti delle sue storie, come Il rosso e il nero e la Certosa di Parma (vogliono realizzarsi come individui, ma sono fermati dalle condizioni storiche). Le tematiche da lui affrontate sono romantiche, ma Stendhal è molto vicino allo spirito dell’Illuminismo: la sua prosa è asciutta e ironica e rifiuta i sentimenti.
•• Balzac (1799 - 1850), francese, come Scott, deve scrivere molto per saldare i debiti con la sua casa editrice. Scrive una serie di romanzi, la Commedia umana, che ritraggono la società contemporanea in tutta la molteplicità dei suoi aspetti. Quest’opera è il massimo esempio del romanzo realistico dell’Ottocento per cura dei dettagli nella descrizione degli ambienti e nella caratterizzazione dei personaggi.

••• Il romanzo in Italia
•• Anche in Italia si afferma il genere del romanzo, che diventa velocemente il più diffuso e letto. Ma quest’affermazione è inizialmente contrastata dagli ambienti letterari tradizionalisti e classicisti, che guardano al romanzo con disprezzo, perché era una forma di letteratura adatta ai lettori ignoranti. Questo disprezzo nasceva perché il romanzo era un genere nuovo, che non corrispondeva a nessuno dei generi narrativi tradizionali considerati sacri dai classicisti, ma avevano anche paura di una rappresentazione troppo viva e passionale della realtà. Questo perché l’Italia era chiusa alle novità e troppo attaccata al passato. L’arretratezza culturale in Italia era la conseguenza della sua arretratezza politica, sociale ed economica.
Il romanzo moderno faceva ascoltare le voci della classe borghese, che proprio in quel momento si stava formando in Italia con le lotte risorgimentali. Nasce il Romanticismo lombardo, che difende il romanzo e rifiuta le regole e la mitologia, rendendo la letteratura popolare.
I romantici sono moderati e preferiscono evitare la rottura con la tradizione perché riconoscono che il romanzo sia in quel momento un genere inferiore, ma credono che uno scrittore di valore possa “impadronirsene e nobilitarlo”, così dice Pellico nel suo Conciliatore. Ma l’intellettuale più acuto e lungimirante è sicuramente Manzoni, che scrive sin da subito Fermo e Lucia utilizzando il genere del romanzo. Manzoni è convinto che il romanzo abbia la stessa dignità degli altri generi letterari e che sia necessario introdurlo in Italia per non restare indietro con la cultura europea e per svecchiare la letteratura nazionale.

•• In Italia il romanzo si afferma soprattutto come romanzo storico (1827, con i Promessi sposi di Manzoni e altri romanzi). Il pubblico non era più di soli letterati, ma anche di lettori comuni, assetati da questa novità assoluta: si immedesimavano, vivevano con i personaggi storie straordinarie, si divertivano, si emozionavano e si addoloravano secondo la situazione. I romanzi ottennero un grandissimo successo.
•• All’interno del genere del romanzo si individuano diverse “scuole”: gli scottiani (seguaci di Scott, come Bazzoni e Varese), i manzoniani (D’Azeglio) e Guerrazzi invece va contro Manzoni, essendo uno scrittore democratico e anticlericale: ammira Byron. I suoi romanzi rivelano il gusto per l’orrido, il macabro, che ricorda un gusto “nero” del Romanticismo straniero.
•• Anche se il romanzo storico domina la scena, ci sono degli esempi di romanzo realistico, qui chiamato “sociale” e contemporaneo. In Europa gli esponenti erano Stendhal, Balzac, Austen e Dickens. In Italia non si sviluppa perché mancano gli strumenti concettuali che la cultura italiana non possedeva. Antonio Ranieri, amico di Leopardi, scrive Ginevra, l’orfana della Nunziata, un romanzo forte con intenti di denuncia sociale. Fede e Bellezza di Tommaseo è molto vicino alla cultura francese per essere un romanzo quasi psicologico. La svolta è di Ippolito Nievo, con Le confessioni di un Italiano: è la fine del romanzo storico scottiano e l’inizio del romanzo psicologico (il racconto è in prima persona).

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