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La concezione del tempo nel romanzo del XIX e del XX secolo


La narrativa dell’Ottocento intende il tempo come una sequenza lineare di eventi. Tuttavia, poiché non è possibile narrare due eventi contemporaneamente, a volte può succedere che siano anticipati eventi successivi (tecnica della prolessi) o recuperati eventi precedenti (tecnica dell’analessi, chiamata anche del flash back).
Questo avviene anche se lo scrittore vuole produrre effetti di suspense o sorprendere il lettore. Al di fuori di questi casi, tuttavia, gli scrittori del XIX secolo concordano tutti di dare un ordine agli eventi secondo un criterio cronologico. Addirittura qualcuno, come Alessandro Manzoni si spinge più oltre poiché sostiene che non è possibile concentrare in una sola giornata eventi e dinamiche che in realtà chiederebbero tempi più lunghi. In questo caso, si tratterebbe una specie di rispetto dell’unità di azione aristotelica come avveniva nel teatro classico. In modo analogo si comporta Giovanni Verga con lo scopo di garantire il suo oggettivismo positivistico e la sua esigenza di aderire alla realtà e alla verità della descrizione.

All’inizio del Novecento la percezione del tempo cambia. Si perde poco a poco l’immagine del personaggio che può essere rappresentato e conosciuto in modo oggettivo Infatti, la realtà del singolo individuo viene determinata dagli stati di coscienza momentanei che si modificano nel corso del tempo. Nelle fasi della nostra vita, non siamo mai persone identiche a noi stesse e la nostra percezione del tempo presente, passato o futuro cambia a seconda delle circostanze. Nella teoria dell’inconscio di Freud, per esempio, non troviamo i normali rapporti di causa/effetto o di successione cronologica. Addirittura il filosofo francese Henri Bergson sostiene che esiste un tempo interiore, che scandisce la nostra vita e che non può mai essere ridotto ad una formula matematica, ed il tempo matematico riducibile ad un calcolo esatto. Poiché l’individuo è in continua evoluzione nel tempo, la sua identità è determinata dalla memoria che egli ha del suo passato e dai cambiamento che lo hanno fatto diventare quello che è ora. Si passa quindi da una concezione oggettiva ad una concezione soggettiva del tempo. IL più grande interprete di questo nuovo modo di intendere il tempo e quindi i personaggi, è Marcel Proust, con la sua Recherche. Per Proust il tema della perdita del passato che la memoria volontaria non può recuperare è fondamentale. solo il caso e l’analogia fra odori, profumi e sensazioni tattili possono far scattare la memoria involontaria e resuscitare un passato che credevamo morto. Questa “resurrezione del passato” è particolarmente significativa nell’episodio della madeleine.
Tuttavia il recupero della memoria non porta con sé una successione temporale lineare.
Con Svevo la memoria diventa inattendibile e per certi versi la situazione si aggrava. Infatti, la memoria è il luogo in cui non solo giacciono i ricordi, ma anche le fantasie e i desideri a tal punto che non arriviamo a distinguere se il nostro ricordo si riferisce ad un fatto realmente accaduto o ad un fatto che vorremmo accadesse. E a questo punto, non è più possibile ricostruire il tradizionale ordine cronologico del tempo. Pertanto si arriva ad una frantumazione dell’identità individuale a livello temporale che costituisce la condizione esistenziale di estremo dolore dell’uomo contemporaneo.
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