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L’espressionismo: nato in campo figurativo nei primi decenni del secolo come reazione al naturalismo e all’impressionismo, si afferma subito dopo la prima guerra mondiale definendosi un movimento che interessa tutte le arti (pittura, musica, letteratura..).
È caratterizzato da una visione cupa e pessimistica del mondo che si esprime attraverso temi di violenza, disperazione, la morte e l’assurdo. La poetica espressionista consiste in una radicale deformazione linguistica attraverso una violenta rivoluzione stilistica (cioè rifiuto della retorica e del linguaggio poetico tradizionale). L’espressionismo cessa di esistere nel 1925 quando in Germania, all’incerto dopoguerra seguì un periodo di relativa calma. Il movimento rimase legato al luogo d’origine (tedesco), tuttavia il concetto di “espressionismo” viene tuttora usato per indicare fenomeni di violenza espressiva, deformazione del linguaggio e della realtà.

- Georg Trakl (1887-1914) anche se non ebbe contatti diretti col movimento fu considerato uno dei maggiori poeti espressionisti. La sua poesia tenta di restituire un ordine alla realtà, vista oramai come priva di senso. Per questo motivo nella poesia del poeta convivono momenti musicali (ricordano la tradizione decadente) e bruschi salti logici, rappresentazioni di ispirazione classica e accostamenti violenti e dissacratori.
- Gottfried Benn (1886-1956): la crudezza della poesia.
Altro esponente attraverso cui l’ espressionismo raggiunge con lui il suo apice. La sua poetica viene definita “estetismo della nausea” e la poesia è una mescolanza di linguaggio scientifico e rappresentazione violentemente deformata della fisicità umana che si risolve in una critica nichilista della razionalità, della scienza e della civiltà stessa.

“Obitorio” (prima raccolta poetica di Benn, pubblicata nel 1912): due brevi poesie che rappresentano a pieno la crudezza dei temi di Benn. Il radicale nichilismo e l’impassibilità clinica propria della sua professione (medico ufficiale sul fronte occidentale durante la 1GM) gli consentono di descrivere corpi straziati con naturale distacco e cinismo.
Prima poesia: “il piccolo astero” (=fiore a forma di stella: parla di un birraio annegato e sbattuto sul tavolo su cui si esegue l’autopsia e di un fiore, insinuato fra i denti del cadavere e successivamente scivolato dentro il cervello dopo un colpo di bisturi. L’autore non mostra pietà per l’uomo ma per quel povero fiore).
Seconda poesia: “bella gioventù” (durante l’autopsia di una ragazza annegata, egli esprime pietà per il nido di ratti trovato sotto la pleura della giovane).

La pietà dell’autore è in contrasto con la fredda indifferenza con cui descrive i due cadaveri e le operazioni su di essi compiute. (questa freddezza e indifferenza dell’autore verso l’umanità non è altro che il professionale distacco richiesto al medico che compie l’autopsia)

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