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Il simbolismo


Il Simbolismo nacque come movimento poetico con un articolo su “Le Figaro” ma esercitò grande influenza anche sulla pittura e sulla musica. Alla base del Simbolismo c’è il concetto che dietro la realtà percepibile si cela una realtà altra tangibile solo tramite la poesia. I poeti simbolisti utilizzarono un linguaggio analogico basato su associazioni di parole o immagini che porta alla luce le corrispondenze e i legami tra colori profumi e suoni: la parola evoca la realtà che si nasconde dietro le apparenze. Nel linguaggio le parole si caricano di una forza misteriosa ed evocativa, il linguaggio è quindi capace di rendere folgoranti illuminazioni.

Tra i precursori del Simbolismo ricordiamo Gerard de Nerval, seconda generazione romantica, che esaltava una vita sregolata e maledetta. Ma anche un movimento poetico costituì un precedente: il Parnassianesimo, con Thèophile Gautier come esponente principale che affermava l’indipendenza assoluta della letteratura (l’arte per l’arte). La bellezza doveva essere perseguita con una poesia antirealistica ispirata alla compostezza, all’imitazione dei modelli antichi e alla perfezione.

Baudelaire, ponte verso il Simbolismo

Charles Baudelaire fu un critico, studioso di problemi estetici e innovatore del genere lirico, considerato come l’iniziatore della poesia moderna. Contribuì al concetto di poesia pura. Egli cercava la perfezione della forma ma rifugiava nell’alcol e nelle droghe (spleen, lirica). Questo stato d’animo è paragonabile ad un sentimento di noia, un tedio esistenziale.

Alla base della sua poesia vi è la poetica delle corrispondenze, l’uomo vive nella natura e avverte che tra i profumi, i colori e i suoni esistono correlazioni e simmetrie. Sta a lui decifrare l’analogia che i sensi non permettono di cogliere. Esprime tutto ciò con un linguaggio simbolico.

A diffondere la nuova poetica del Simbolismo concorsero riviste come La plume e Revue blanche.

I “poeti maledetti

Con I fiori del male Baudelaire apre la stagione dei poeti maledetti (abuso di alcol e droghe). I massimi esponenti furono Paul Verlaine, Arthur Rimbaud, Stèphane Mallarmè.

In I fiori del male si diffuse il tema dell’alienazione dell’individuo. Baudelaire descrive situazioni quotidiane che evidenziano la degradazione morale provocata dal capitalismo. Egli rivendita l’eccezionalità del poeta propugnando l’evasione della realtà. In I fiori del male vi è la presenza delle forme del quotidiano, del sordido e del vizioso.

Paul Verlaine condivide con Baudelaire la noia esistenziale, la ricerca di un linguaggio ricco di corrispondenze, il compiacimento per una vita fuori dalle convenzioni borghesi. Tipici di Verlaine sono il gusto del vago e del malinconico, l’uso di versi brevi e fluidi e la ricerca di musicalità e di effetti fonici. La sua prima raccolta fu quella dei Poemi saturnini, altre raccolte famose: Allora e ora e I poeti maledetti.

Arthur Rimbaud rivoluzionò la poesia moderna, dichiara che il poeta deve indagare l’ignoto e penetrare nel fondo delle cose per capirne i segreti. Rimbaud teorizzò i suoi principi nella Lettera del veggente: il suo compito farsi veggente, indagare l’invisibile e udire l’inaudito; lungo disordine di tutti i sensi; forme nuove; trovare una lingua dell’anima per l’anima.

Stéphane Mallarmé fu il simbolista per eccellenza, i suoi temi sono l’elevazione e l’evasione dalla vita reale e cogliere l’essenza intangibile. Mallarmé ricerca la parola pura, egli condusse una vita appartata e lontana dagli eccessi. Tra le sue opere più famose Il pomeriggio di un fauno in cui si accumulano suggestioni di poesia, musica e pittura. Il protagonista e la natura danno origine al panismo, ripreso poi da D’Annunzio.

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