J.lee di J.lee
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Zola, Capuana, Edmond e Jules de Goncourt

Lo scrittore come operaio del progresso sociale è un'opera, o più precisamente, un romanzo sperimentale, nel quale Zola raccolse una serie di scritti teorici relativi al Naturalismo; al suo interno inserisce il nucleo centrale del suo pensiero. Egli riteneva che il romanzo dovesse fare proprio il metodo sperimentale della chimica, fisiologia, fisica, per poi applicarlo al campo della psicologia, agli atti intellettuali e passionali dell'uomo; Zola parte dal presupposto che questi atti sono nient'altro che produzioni di meccanismi deterministici, ma scopo dell'autore è quello di elencare le finalità del romanzo sperimentale facendo un paragone con la scienza, affermando che, come quest'ultima ha il fine di studiare tutti i fenomeni esistenti, così analogamente anche il romanzo sperimentale deve impadronirsi dei fenomeni intellettuali e morali per gestirli nel miglior modo possibile, facendo in modo che il romanziere pertanto, possa offrire la giusta cura alle patologie che colpiscono la società e costruire così uno stato migliore. Zola da un ruolo importante all'arte in quanto afferma che essa debba relazionarsi alla scienza in modo che la letteratura si basi sul metodo scientifico sperimentale. L'arte rivendica così l'impegno morale dello scrittore e mette in rilievo le cause dei fenomeni all'interno della società e pertanto deve stimolare quest'ultima a intervenire per modificare tali (fenomeni) e migliorarli. Diverso è il pensiero di Capuana rispetto a Zola sul ruolo dell'arte e questa differenza viene messa in rilievo nel testo Scienza e forma letteraria, dove Capuana fa il punto sulla narrativa naturalista: da una parte indica in Balzac l'autore che per primo ha trasportato nel romanzo il metodo naturale e dell'altra sottolinea come solo Verga ha veramente realizzato lo stile dell'impersonalità. Nel brano Capuana, rifacendosi al pensiero di De Sanctis ammette che la letteratura non deve diventare natura in quanto se ciò accade, non farebbe altro che trasformarsi in qualcosa di estraneo. Pertanto essa deve rimanere letteratura e cercare di raggiungere i propri fini, che sono quelli artistici. Tutt'al più non potendo diventare scienza, Capuana afferma che il limite è rappresentato da un avvicinamento della letteratura a essa (la scienza), la quale governa in tempi moderni, nel metodo con cui rappresenta la realtà, nella maniera in cui lo scrittore organizza i propri mezzi. E questa maniera è rappresentata dall'impersonalità, ossia l'assenza dell'autore nell'opera, interpretata di commenti e giudizi, i quali caratterizzavano la narrativa precedente. Pertanto Capuana, distaccandosi da Zola per quanto concerne il ruolo dell'arte, rifiuta il fatto che essa debba essere un trattato, difendendone l'autonomia e sostenendo che essa deve restare al margine, senza alcun accostamento alla scienza, in modo da rendere grande lo sviluppo dell'inventiva e della fantasia dell'autore. Appartenente al Naturalismo è anche la Prefazione a Germinie Lacerteux, romanzo del 1865 considerato dalla critica come il primo romanzo naturalista: si parla di Germinie, una giovane donna che aveva subìto uno stupro in passato e che, nella necessità di non sposarsi per poter conservare il suo posto di lavoro al servizio di Mile de Varandeuil, tenta di dar sfogo ai suoi slanci materni prendendosi cura di giovani che colma di bontà e premure. Soccomberà alla passione per uno di essi, divenuto adulto. L'introduzione, che costituisce una specie di manifesto del naturalismo, ha avuto una notevole influenza nella diffusione di questo tipo di narrativa moderna. I fratelli Goncourt sostengono la necessità di un romanzo molto legato alla realtà, che interessi un ampio pubblico e che non esiti a rappresentare anche gli aspetti atroci e negativi di questa realtà, per poter essere studio letterario di qualsiasi classe sociale. Pertanto il romanzo consiste in uno studio del vero, della sofferenza umana, delle passioni e delle ossessioni sessuali di Germinie.

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