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Il Dottor Cymbalus

Il Dottor Cymbalus è il primo racconto di Capuana, scritto nel 1887. Questa novella ha una funzione proemiale all’interno della produzione narrativa di Capuana: Insieme a Un caso di sonnambulismo, inaugura un nuovo filone prediletto dall’autore, tra fantastico e fantascientifico, attraverso il quale egli si proporrà non solo di allargare i confini del narrabile, ma anche di ridefinire i paradigmi stessi del reale. Dal titolo è evidente un altro grande interesse di Capuana, quello per la medicina.
Racconto che potremmo definire fantastico o “pseudo-fantastico”, Il Dottor Cymbalus narra la vicenda di William Usinger, il quale, incapace di sopportare le sofferenze d’amore, decide di farsi atrofizzare il cuore dal Dottor Cymbalus al fine di diventare freddo e insensibile. Prima di eseguire l’operazione, il dottore cerca di dissuaderlo, ma, vedendolo disposto, altrimenti, al suicidio, effettua l’intervento. Per sei anni il protagonista vive felice, senza provare più dolore. Ma poi sopraggiungono la noia e il rimpianto, quindi ritorna dal dottor Cymbalus, il quale, però, non può più fare nulla per lui. Così Usinger decide di uccidersi, e prima del suicidio esprime il desiderio che i suoi beni siano devoluti a “una scuola gratuita dove si insegni ad AMARE!”.
Capuana, in questo racconto descrive così il personaggio del medico: Quella figura di vecchio scienziato, dolce e serena. La sua fronte spaziosa e solcata da rughe profonde, il suo occhio vivo e scintillante malgrado le veglie sostenute per mezzo secolo in pro della scienza e dell’umanità, il suo labbro quasi sempre sorridente, la posatezza delle sue maniere, la bontà della sua parola, tutto rivelata in lui una natura elevata; di quelle che dal sapersi più grandi delle altre attingono la virtù dell’umanità che le fa venerande. Da sottolineare il passaggio “In pro della scienza e dell’umanità”, che insieme agli aggettivi “pacato” e “posato” dona a questa figura una natura elevata. Inoltre, il medico viene definito come il più grande dei fisiologi viventi. La straordinaria scoperta del dottor Cymbalus, all’interno della novella, consiste nella corrispondenza perfetta tra “cuore” e “amore”. Si assume quindi il senso proprio, letterale, di un’espressione figurata: un procedimento ricorrente nel fantastico.
Il protagonista stringe col fisiologo (che vede come un essere mefistofelico: è dunque un Dio cotest’uomo?) un patto che finirà per dannarlo. William ottiene ciò che vuole, ovvero vivere senza cuore in modo da non soffrire per amore, ma il racconto vuole rispondere alla domanda “si può vivere senza poter amare” con un “no”. Senza amare, si muore.
Il cuore rappresenta quel doppio-altro che il protagonista vuole e riesce ad annientare, annientando però sé stesso.
Già in questa fase, la fenomenologia della passione è oggetto di interesse clinico. Il protagonista elimina quella parte di sé che non riesce a controllare, sperando di salvare l’altra metà, quella razionale.
La critica all’assoluta affidabilità attribuita alle scienze positive, basate sulla ragione, apre la strada a un’altra scienza, quella dell’occulto. In questa novella, a prevalere è ancora l’exemplum etico: si vuole evidenziare il rapporto tra scienza e natura e mostrare i diritti e gli abusi della prima sulla seconda. Nelle novelle successive, invece, la parte separata dal corpo acquisirà una piena, spettrale autonomia, costituendosi come tema centrale dell’opera capuaniana.
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