chialex di chialex
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Totò Merumeni - dai Colloqui

- Il nome del protagonista deriva dal titolo della commedia Heautontimoroùmenos di Terenzio (punitore di se stesso); ciò costituisce un parallelismo con la personalità del protagonista, che viene definito l’anti Andrea Sperelli, un inetto alla vita: egli pur possedendo le prerogative del “superuomo” e dell’esteta, rifiuta i modelli di vita incarnati da queste figure, compiendo una scelta diametralmente opposta; anziché dominare gli altri (come il superuomo dannunziano), ha preferito “punire se stesso”, segregandosi dal mondo.
- Lo scopo dell’opera è quello di creare un “ritratto dell’artista” che metta in luce una particolare concezione dell’arte nei rapporti con la realtà.
- L’ambiente in cui vive Totò coincide con quello della Signorina Felicita: è un villa barocca triste e solitaria nel contrasto tra le memorie di un passato felice e la desolazione del presente.
- In realtà Gozzano sostiene che la villa è solo cartacea e libresca: in questo modo Totò si propone come una sorta di controfigura di sé stesso; il carattere fittizio della creazione del “ritratto dell’artista” è offerta anche dal fatto che Gozzano cita se stesso: “la villa sembra tolta da certi versi miei”.
- I temi dominanti sono l’inettitudine e l’amore irrealizzato: anche l’amore, come la malattia, ha incrinato irrimediabilmente la possibilità di credere nella gioia e nella pienezza della vita. Solo la poesia in questa aridità può offrire una qualche consolazione.
- La scelta di isolarsi dal resto del mondo compiuta da Totò riguarda anche la condizione del poeta all’interno della società borghese-industriale: l’esilio è visto come una condizione necessaria affinché possa sopravvivere il valore della poesia, ed è contrapposto alla concezione commerciale della letteratura della società industriale che mira al guadagno e al successo.
- La degradazione dell’eroe intellettuale si pone come una sorta di deformazione ironica e parodica nei confronti del “superuomo” dannunziano.

Tema dell'inetto

E’ un tema affrontato da molti autori della cultura italiana tra fine 800 e inizio 900: l’inetto è un personaggio letterario, un giovane, che ha in potenza moltissime doti, ma non le sa applicare. Di solito questa figura è caratterizzata da un padre ingombrante, per cui il padre è uno che riesce nella vita, mentre il giovane no (per es. il padre di Kafka era ebreo ed era riuscito a dimenticare di esserlo e ad andare avanti con la sua vita, mentre Kafka no), oppure il padre è assente (perché è morto o ha abbandonato la famiglia). L’inetto rispetto al padre ha un rapporto di amore e odio: vorrebbe assomigliargli, ma se ne distacca (vedi rapporto di Gozzano con d’Annunzio). L’inetto è una figura letteraria, ma spesso si configura anche come una maschera dell’autore stesso (come per Italo Svevo con la Coscienza di Zeno); questi autori infatti parlano di sé e creano la loro biografia sul tema dell’inetto.

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