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Definizione di teatro dell’assurdo


Il teatro dell’assurdo comprende tutte quelle opere drammaturgiche che sono state scritte tra gli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta. Con teatro dell’assurdo inoltre si intendono tutte quelle opere successive che si sono basate sulle drammaturgie realizzate tra gli anni Quaranta e gli anni Sessanta. E’ Martin Esslin che con la sua celebre pubblicazione dell’anno 1961 dal titolo “The Theatre of the Absurd” ha coniato il termine sopra citato con cui è stato anche denominato un genere culturale molto conosciuto oggi.
Esslin sostiene che gli autori del teatro dell’assurdo portino avanti nell’ambito delle loro opere una vera e propria accezione artistica del termine filosofico dell’assurdità dell’esistenza.

Caratteristiche del teatro dell’assurdo


Le caratteristiche principali del teatro dell’assurdo sono essenzialmente le seguenti:
- il rifiuto della drammaturgia di tipo tradizionale;
- non viene accettato un tipo di linguaggio logico-consequenziale.
La struttura tradizionale, infatti, viene da questi artisti completamente abbandonata per poi essere rimpiazzata da tutta una serie di eventi che si pongono in una successione non logica, i quali sono connessi tra di loro da un sentimento, da un’emozione che non tendono ad avere alcun significato logico. I dialoghi utilizzati nelle sceneggiature non hanno un nesso logico, sono molto ripetitivi nella loro forma molto serrata. Tra gli esponenti più importanti del teatro dell’assurdo si ricordano Samuel Backett, Eugéne Ionesco, Alfred Jarry, Georges Schehadé, Arthur Adamov, Jean Tardieu, Robert Pinget.

Samuel Beckett


Egli è senza ombra di dubbio uno dei più grandi esponenti di questo genere teatrale. La sua opera più famosa in ambito teatrale è senz’altro Aspettando Godot che l’ha reso celebre in tutto il mondo.

Aspettando Godot


Vivian Mercier ha affermato che Aspettando Godot sia un’opera teatrale non dotata di un grande significato a livello di trama, ma grazie alla sua grande abilità, Samuel Beckett è stato in grado di tenere “incollati” gli osservatori della sua rappresentazione teatrale nei loro posti. L’opera teatrale si articola in due atti ed è nota soprattutto con il nome francese En attendant Godot. E’ stata pubblicata nel 1952 e la sua prima rappresentazione è avvenuta l’anno seguente. I protagonisti della vicenda sono Vladimiro ed Estragone che stanno attendendo un certo Godot sulla strada di campagna. La scena è povera, c’è solo un albero da cui cadono le foglie e che sta a simboleggiare l’inesorabile trascorrere dei giorni. I due ragazzi aspettano inutilmente l’arrivo di Godot, il quale si limiterà soltanto a mandare loro un ragazzo che gli annuncerà come questi non sarebbe mai arrivato.
Vladimiro ed Estragone in questa attesa lunga ed estenuante litigano ed hanno delle discussioni assurde che non gli porterà da nessuna parte, soltanto a diventare l’uno dipendente dall’altro. I loro discorsi sono talmente stupidi e assurdi che da questo si comprende il nonsenso vero e proprio della vita degli esseri umani. Ai due si aggiungono altri due personaggi, ovvero Pozzo, il proprietario del terreno dove i due protagonisti si trovano che è un uomo molto crudele, ed il suo servitore Lucky che tiene come una bestia legato al guinzaglio. Usciti di scena questi due personaggi secondari, entra in scena il messaggere di Godot che dici ai due protagonisti che Godot non sarebbe mai arrivato. La vicenda si conclude con i due protagonisti che decidono di andarsene. Si tratta quindi di un’opera insensata, la cui trama di primo acchito può sembrare banale, ma che grazie alla grande regia di Beckett riesce ad attirare l’attenzione degli spettatori che la stanno guardando.
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