Novecentismo e antinovecentismo


Le tendenze della poesia italiana tra le due guerre:

nel periodo compreso tra la fine della Grande Guerra e i primi anni del secondo dopoguerra il panorama della poesia italiana mutò notevolmente. Tramontato l’influsso del futurismo, si affacciarono sulla scena nuovi autori.

La poesia italiana del periodo fascista è riconducibile a due tendenze dominanti:

- la prima detta novecentista, si rifaceva all’esperienza francese del Simbolismo e a un ideale di poesia pura, fondata sul potere evocativo della parola e fu al’origine dell’Ermetismo;

- la seconda detta antinovecentista cercava nella concretezza degli oggetti la verità più profonda dell’essere, e trovò la sua principale espressione nella poetica degli oggetti di Montale.

L’Ermetismo


Principale corrente poetica italiana tra le due guerre. Raccolse intorno a sé un gruppo di poeti appartenenti all’area della cultura fiorentina. Essi intendevano riproporre una poesia ispirata al Simbolismo e alla concezione sacrale della parola.

Questa nuova poetica fu poi definita Ermetismo dal critico letterario Francesco Flora(1891-1962), che nel 1936 pubblicò un saggio, La poesia ermetica, in cui sottolineava la difficoltà di comprensione di questo tipo di poesia. Il termine «Ermetismo» venne perciò usato inizialmente con valore negativo, ma presto, al pari del «Crepuscolarismo» e del «Decadentismo», perse il suo senso polemico. I poeti ermetici si fanno interpreti di una condizione spirituale del tutto nuova, legata alle vicende storiche dell’Italia (la Prima guerra mondiale, il primo dopoguerra, il fascismo), ed esprimono il disagio dell’uomo di fronte ai notevoli cambiamenti della società. Il senso di solitudine in un mondo ostile, l’angoscia che deriva dal non comprendere il significato della vita, l’impossibilità di stabilire un rapporto armonioso con l’universo e con le persone sono i temi centrali dell’Ermetismo. Di qui la ricerca della parola essenziale, il tentativo di concentrare in poche parole di intenso valore allusivo, simbolico, tutto quanto si voglia esprimere, eliminando ogni elemento decorativo. La metrica tradizionale è superata, con il trionfo del verso libero; la punteggiatura talvolta viene abolita o ridotta al minimo. I poeti ermetici ricorrono all’uso della metafora, della sinestesia, dell’analogia per rendere più carichi di significati i loro messaggi. Il poeta più rappresentativo dell’Ermetismo è senz’altro Giuseppe Ungaretti. Altri importanti esponenti dell’Ermetismo furono Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale (la poesia di Salvatore Quasimodo e di Eugenio Montale se inizialmente si può collegare all’Ermetismo, in seguito assunse caratteristiche del tutto originarie e nuove) e Umberto Saba. Da ricordare anche Alfonso Gatto, Leonardo Sinisgalli, Mario Luzi, Vittorio Sereni. Fu con il movimento ermetico che la poesia italiana, rimasta fino ad allora piuttosto provinciale, si aprì alla cultura europea, superando gli schemi tradizionali che ancora la legavano al passato.

La linea antiermetica


In opposizione all’oscurità della poesia ermetica, negli anni 30 e 40 una nuova esigenza di comunicare spinse i poeti al recupero di una poesia meno frammentata. Si impose così una linea antiermetica, il cui principale esponente fu Saba che già dai suoi esordi aveva fatto della chiarezza e della semplicità gli emblemi della sua poesia, mescolando il linguaggio letterario con temi e immagini della realtà quotidiana. Altri esponenti furono Cardarelli, Sandro Penna e Cesare Pavese.

Sandro Penna: esordì alla fine degli anni 30 con il volume Poesie (1938), ma si mantenne sempre estraneo all’ideale ermetico della poesia “pura”, guardando piuttosto a Saba come modello di realismo. Omosessuale dichiarato visse dolorosamente il senso dell’esclusione da una società dominata dal perbenismo borghese, dalla quale tentò, attraverso la sua poesia, di farsi accettare. È così che le sue liriche tendono ad un equilibrio formale, alla leggerezza e alla delicatezza di toni, quasi a riscattare la scabrosità dei contenuti erotici attraverso la compostezza espressiva.

Nacque a Perugia e fu ragioniere. Nel 1929 scrisse sotto falso nome, una lettere a Saba inviandogli delle poesia. Nel 1932 si rifà vivo dicendo la verità. I due si conoscono e Saba lo aiuta per la sua prima pubblicazione. Penna scrive anche a Montale che decide di aiutarlo. Entrambi i grandi scrittori dopo poco si disinteressano e dopo aver imparato da Penna si allontanano .nel 1939 Penna pubblica il suo esordio. Il suo amico Elio Pecora, lo trova morto nella sua casa.

Penna non era uno scrittore intellettuale, era conciliante con se stesso, scriveva una poesia auto centrata, sovrana di se stessa. Come poeta era equilibratamente felice. Viveva per e con la giovinezza. Scriveva poesie delicate e omosessuali dedicate ai giovani ragazzi.

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