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Il manifesto tecnico della letteratura futurista

La letteratura futurista rifiuta la tradizione, tutto ciò che è vecchio, che è legato alla morte ed esalta invece tutto ciò che è vita. Il testo di Tommaso Marinetti è pubblicato nel 1912 sulla rivista. L’autore definisce le nuove regole del testo letterario, affermando che:
- la sintassi impedisce la lingua ad esser diversa, impedisce la comunicazione;
- I sostantivi si devono mettere come capita;
- Si devono abolire gli aggettivi;
- I verbi devono essere all'infinito;
- Si deve abolire anche l’avverbio, infatti, gli avverbi sono quelli che danno informazioni aggiuntive;
- L’analogia è un paragone non legato ad una logica ben chiara, è molto più complessa di una metafora, mentre quest’ultima è facilmente comprensibile.
Marinetti dice che bisogna abolire la punteggiatura perché imprigiona la comunicazione, perché crea delle soste, ne diminuisce la forza espressiva.
Per accentuare la velocità e la direzione si usano, invece, i segni matematici, ossia + - : = > <, e i segni musicali.
Bisogna fare ricorso all'analogia con paragoni sempre più vasti; gli autori del passato paragonavano gli uomini agli animali.
Le parole, le immagini non sono diverse, sono tutte sullo stesso piano quindi è l’intuizione che coglie l’elemento della vita e lo riproduce. Bisogna rifiutare tutto ciò che impedisce la vita, si va avanti per intuizione; bisogna andare avanti e non impedire la vita, e ciò bisogna farlo anche con la letteratura. I futuristi possono essere anche rivoluzionari ed un esempio lo è, la russa, Maria Foschi.
Marinetti teorizza un uso dell’aggettivo che non è più tale, perché diventa sostantivo. Bisogna considerare gli aggettivi come segnali ferroviari o semaforici dello stile, che servono a regolare lo slancio,i rallentamenti e gli arresti della corsa delle analogie. Secondo Martinetti anche la forma come si presenta un testo è importante. Le provocazioni in quanto tali durano poco.
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