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Ermetismo: origine, poetica e linguaggio


Ermetismo: origine e scopi


La poesia ermetica sorge intorno agli anni 20 del XX secolo e si sviluppa nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, per esaurirsi poi nel secondo dopoguerra, in seguito alla nascita del neorealismo.
Il termine ermetismo deriva da “Ermete” in greco o “Mercurio” in latino, Dio delle scienze occulte, del mistero e della morte. Esso venne inizialmente utilizzato in senso dispregiativo per indicare questa nuova corrente poetica; il termine venne utilizzato per la prima volta nel 1936 dall’italiano Francesco Flora, il quale accusò gli ermetici di proporre una lirica sintetica, indecifrabile, oscura e occulta.
La poesia ermetica si muove nell’ambito generale del decadentismo ma sviluppa in particolare la poetica del simbolismo francese, infatti in molte nazioni l’ermetismo venne definito neosimbolismo. Da Baudelaire gli ermetici trassero la concezione delle corrispondenze arcane tra le cose, da Rimbaud e Mallarmé essi acquisirono la concezione della poesia come folgorazione istantanea dell’essenza più recondita della realtà, da Verlaine questi autori trassero il rifiuto dell’enfasi oratoria caratteristica dei poeti dell’ottocento e dell’eloquenza roboante, tipica ad esempio di d’Annunzio, mentre da Valeri essi ripresero la concezione di un’arte vigorosa, frutto di una scaltra sapienza tecnica e stilistica. Sulla poetica dell’ermetismo influì anche la concezione di poesia pura del critico Croce, il quale definì l’ermetismo “una fabbrica vuota”.
La poetica di Mallarmé e di Verlaine si diffuse in Italia vent’anni dopo il suo sviluppo in Francia a causa del generale ritardo della cultura italiana rispetto all’evoluzione culturale europea, dovuto all’arretratezza economica e culturale ma anche all’eccessivo attaccamento alla poetica tradizionale, cioè quella che include gli autori fino al Carducci. Soltanto durante la Grande Guerra e negli anni immediatamente successivi, grazie al mutare delle condizioni politiche, civili e sociali, si favorì anche in Italia la conoscenza e la diffusione degli aspetti più profondi e rilevanti del decadentismo europeo di cui D’Annunzio, Pascoli, i crepuscolari e i futuristi avevano assimilato e fatto conoscere solo gli aspetti più superficiali.
La poesia ermetica ricoprì un importante ruolo storico poiché essa mise l’Italia in contatto con le altre culture europee, contribuendo inoltre a svincolare la poesia italiana dalla retorica tradizionale.

Ermetismo: i contenuti


L’ermetismo rifiuta la concezione oratoria della poesia celebratrice degli ideali esemplari (la patria, la religione, l’eroismo e la virtù); esso si ispira agli ideali di una poesia pura, libera non soltanto dalle tradizionali forme oratorie, retoriche e metriche, ma anche da ogni scopo pratico, celebrativo e didascalico, ponendosi su un piano opposto alla poetica dannunziana. La poesia ermetica mira dunque ad esprimere nel modo più autentico il nostro essere più profondo, segreto, intimo. L’ermetismo si distacca sia dalla tradizionale poesia ottocentesca, sia da quella esteriore e aggressiva dei futuristi che da quella più recente dei crepuscolari, i quali, in opposizione all’enfasi e alla retorica carducciana e d’annunziana, avevano proposto una poesia umile e prosastica.
Il motivo centrale di questa nuova poesia, che accomuna gli ermetici alle tematiche di Svevo, Pirandello e alla filosofia esistenzialistica è la solitudine dell’uomo moderno reificato e alienato (si ricordi “Si gira”); egli, perduta la fede nei valori della patria, della religione e della scienza, non ha più certezze a cui aggrapparsi saldamente, in un mondo sconvolto dalle guerre e dominato dai totalitarismi. Ne consegue una visione della vita sfiduciata, desolata e priva di illusioni,; Ungaretti parla addirittura di “uomo di pena a cui basta un’illusione per farsi coraggio”. Da tale concezione scaturisce il cosiddetto male di vivere, tema affrontato da diversi autori, tra i quali Ungaretti, Montale e il siracusano Quasimodo (egli nacque a Siracusa ma Mussolini estromise Ragusa dalla città greca, dunque Quasimodo nacque siracusano e morì ragusano).
Ad aggravare il senso di solitudine e mistero concorrono altri elementi quali l’incomunicabilità, cioè l’incapacità di sostenere un colloquio fiducioso e sereno con gli altri, l’alienabilità, la reificazione e il senso della frustrazione, ovvero la coscienza del contrasto tra la realtà quotidiana, spesso banale e deludente, e l’ideale di una vita diversa, intuita ma irrealizzabile (la vita che si cela sotto la forma).

Ermetismo - Il linguaggio: analogia e sinestesia


I temi trattati dai poeti ermetici non potevano essere espressi con il linguaggio e le forme della poetica positivistica, poiché essa celebrava miti e certezze. Per questo motivo gli autori ermetici ricercano nuove forme espressive che rispecchino con più efficacia il loro stato d’animo. Essi adoperano parole nude scarne ed essenziali (Montale scrive: “questo soltanto posso dirvi: qualche sillaba storta e secca come un ramo”) che esprimano la condizione di chi, perdute le antiche certezze e privo di illusioni, si ripiega su se stesso e scopre la propria miseria e l’angoscia esistenziale.
I contenuti e le forme della poesia ermetica sono espressi chiaramente da due versi di Montale: “non domandarci la forma che mondo possa aprirti…”; egli invita il lettore a non domandare la chiave che possa svelargli fede e certezze. Egli scrive: “solo questo possiamo dire: ciò che non siamo e ciò che non vogliamo”; con questi versi, che rappresentano la poesia della negatività, l’autore sostiene, in antitesi a D’Annunzio, l’impossibilità di svelare le certezze dell’esistenza e attribuisce al poeta la capacità di trasmettere parole aspre e secche che esprimano il male di vivere, affermando di covare gli stessi dubbi e le medesime incertezze del lettore a cui si rivolge.

Analogia e sinestesia nella poesia ermetica


I componimenti ermetici si caratterizzano per l’uso di due figure retoriche ricorrenti:
- l’analogia, cioè l’accostamento immediato di due immagini tra di loro lontane, fondato su un rapporto di verosimiglianza. Nella poesia tradizionale l’analogia era espressa dalla particella “come”, ma con i poeti ermetici la particella viene eliminata. L’ermetismo viene definito “poesia blindata”, difficile da comprendere. L’uso di parole scarne ed essenziali rende ambivalente il significato dei componimenti ermetici. Un esempio evidente è costituito da due versi di Ungaretti: tornano in alto ad ardere le favole. La frase può essere interpretata in due modi: può alludere alle favole che il poeta ascoltava da bambino alla luce delle stelle, oppure può indicare il ritorno in cielo delle stelle splendenti, belle come le illusioni;
- la sinestesia, ricorrente nei testi ermetici, già proposta da Dante nel quinto canto dell’inferno (luogo d’ogni luce muto), ripresa dai decadenti (ad esempio da Baudelaire in “Corrispondenze”) e utilizzata anche da Quasimodo (urlo nero).
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