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La coscienza di Zeno: trama e struttura


L’opera è costituita da otto capitoli, dei quali i primi due hanno un carattere introduttivo. Il romanzo è in forma autobiografica e la voce narrante scrive su sollecitazione di un psicoanalista, il dottor S. (S. potrebbe alludere a Sigmund Freud o a Svevo stesso). Il dottor S. invita Zeno a scrivere un diario autobiografico ma egli, convinto di essere guarito, interrompe la stesura del diario e il medico lo pubblica per ripicca. Nella prefazione la voce narrante, il dottor S., introduce il racconto autobiografico che il suo paziente ha scritto come preludio alla terapia psicoanalitica. A partire dal primo capitolo la voce narrante è invece quella di Zeno stesso, il quale parla dei suoi primi tentativi di scrivere il diario. Nel terzo capitolo Zeno tratta l’argomento del fumo poiché egli è sempre stato un assiduo fumatore, vizio che non potrebbe più soddisfare seguendo la terapia. Ogni volta che prova a smettere di fumare, Zeno decide di concedersi un’ultima sigaretta (u. s.) e di annotare la data su un diario. La coscienza che dopo quell’ultima sigaretta egli non potrà fumarne più gli permette di trarre dal gesto un’esperienza piacevolissima, di fatto però Zeno non smette mai di fumare. Per continuare a perpetuare il vizio egli corrompe un infermiere con le sigarette stesse. Tale espediente rievoca nella sua mente i giorni della sua giovinezza in cui fumava di nascosto ed era in conflitto con il padre, verso cui ha da sempre mostrato un ambivalente atteggiamento di amore-odio. Egli lo aveva costretto a studiare chimica all’università e, all’interruzione degli studi da parte del figlio, aveva smesso di provare stima nei suoi confronti al punto da disporre nel testamento che il figlio non sarebbe entrato direttamente in possesso dell’eredità ma che questa sarebbe stata supervisionata e gestita da un tutore. Nel quarto capitolo Zeno parla della morte del padre, verso cui nutriva sentimenti contrastanti a causa di diversi fattori: Zeno è calvo mentre il padre ha i capelli; da ragazzo Zeno rubava al padre le sigarette e questi se ne accorgeva e, più di ogni altra cosa, il padre non ha mai provato stima nei suoi confronti. Il padre è malato e Zeno vuole velleitariamente prendersi cura di lui. Così, quando il dottore raccomanda a Zeno di non far alzare il malato dal letto, egli ubbidisce con zelo all’esortazione. Pochi minuti prima della propria morte, il padre vuole alzarsi ma Zeno, deciso a inscenare la parte del figlio premuroso a causa della presenza di un infermiere, glielo impedisce e il genitore, con la mano sollevata, gli dà uno schiaffo. Zeno comprende che il gesto rappresenta il disprezzo che fino all’ultimo il padre prova nei suoi confronti, tuttavia egli (narratore inattendibile) giustifica l’azione davanti all’infermiere, inventando che il padre volesse in realtà dargli una carezza, trasformatasi in uno schiaffo poiché il vecchio non è stato in grado di controllare le sue ultime forze.

Analisi e contenuti

La coscienza di Zeno è l’opera più matura di Svevo, l’unica presa sin da subito in considerazione dal pubblico. Il romanzo, immune all’influenza del naturalismo e del verismo, è incentrato sull’autoanalisi psicologica del protagonista: la narrazione si riduce infatti ad un lungo monologo interiore che Zeno Cosini fa con se stesso, rievocando, quando è ormai anziano, le fasi salienti della propria vita e registrando in maniera molto minuziosa impressioni e reazioni, anche le più insignificanti.
Mentre i protagonisti di “Una vita” e “Senilità” sono giovani, Zeno è anziano, un ultrasessantenne. La malattia di cui soffre è però la stessa da cui sono colpiti gli altri protagonisti: l’inettitudine: l’incapacità di agire prontamente da cui deriva la difficoltà di adattarsi agli ingranaggi della società edonistica. Vi è però una differenza tra Zeno e gli altri protagonisti: Mentre Alfonso Nitti ed Emilio Brantano sono piccoli borghesi che escono schiacciati dal confronto con la società, dunque dei vinti (verghianamente), Zeno appartiene alla ricca borghesia e ad egli, grazie ad una serie di fortuite combinazioni, le cose vanno sempre bene, favorite dall’economia di guerra. Il successo gli trasmette un senso di euforia e gli dà l’impressione di essere guarito dalla malattia: egli giunge dunque alla conclusione che i malati sono coloro che si fanno prendere dagli scrupoli, mentre i sani sono coloro che riescono ad osare e a vivere nella spregiudicatezza, volti al futuro e capaci di prendere decisioni definitive. Zeno perviene quindi alla conclusione che la vita attuale è inquinata dalle radici” a causa dell’ipocrisia, dell’immoralità e della corruzione, risultato della società capitalistica, spinta da ordigni esplosivi, capaci di provocare la catastrofe. Egli immagina, senza volerlo, lo scoppio della bomba atomica. Nella parte conclusiva del libro si legge infatti: “ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udirà e la terra, tornata alla forma di nebulosa, errerà nei cieli priva di parassiti e malattie”. Tutti periranno in questa catastrofe, l’unico a salvarsi sarà proprio l’inetto il quale, non essendosi ancora adattato a niente, è in grado di adattarsi a qualsiasi cosa.
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