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Poetica di Quasimodo


Il percorso esistenziale di Quasimodo è geografico, culturale, poetico e ideologico. Mentre la Sicilia, sempre presente in lui, rappresenta la dimensione del mito e della memoria, Milano rappresenta allo stesso tempo la distruzione e la rinascita, la disumanità e il progresso.
Inizialmente (Acque e terre, Oboe sommerso) egli concepisce la poesia come strumento privilegiato per accedere ai valori assoluti del mito della bellezza classica e alla propria verità interiore e alla propria memoria. A poco a poco, la sua poetica va mutando, infatti la poesia non può più essere solo espressione del mondo interiore, ma deve anche aprirsi al mondo reale e alla società. Il poeta deve cioè uscire dal privato e rompere la solitudine. Anzi, nel Discorso sulla Poesia del 1953, suscitando polemiche, critica i poeti che proseguono sulla via dell’ Ermetismo e fa appello alla nascita di una rinnovata poesia sociale.
Tale riscoperta dell’impegno sociale e morale non lo porta a confondere la letteratura con la politica. Dopo la guerra, Q. acquista sempre più fiducia nell’uomo e nella sua volontà di resistenza e rinnovamento. Tutti devono fare la storia, anche i poeti; però mentre il poeta scopre in ogni uomo i valori supremi, per il politico i valori supremi trascendono l’individuo che deve essere pronto a sacrificarsi per la loro affermazione. Nasce da qui l’impegno etico di Q. e la sua ricerca di un dialogo con la società civile che lo porta a schierarsi anche dalla parte degli scrittori perseguitati. Nel 1958 in lui si accentua il ritorno ai valori evangelici, polemizza contro il lancio dei satelliti perché inutile e superba impresa degli uomini che persistono nel progresso scientifico ignorando la necessità di un rinnovamento interiore che per Q. è alla base di ogni progresso.
Nella sua poetica si distinguono tre fasi:
• Acque e terre 1930. Q. cerca di dare rilievo alla parola affinché crei una forte carica emotiva; usa frequenti ellissi verbali, enjambement, sostantivi senza articoli. Non arriva però mai agli eccessi tipici dei simbolisti , ma si avvicina molto a Pascoli e D’Annunzio.
• Oboe sommerso 1932. L’oboe, strumento musicale, diventa simbolo della musicalità della parole e della creazione poetica come immersione nelle profondità dell’io.
• Erato e Apollion 1936. Si caratterizza per la tendenza all’oscurità espressiva e il ricorso alla mitologia greca, reinterpretata in chiave simbolica: Erato allude all’amore, Apollion alla razionalità apollinea. Un’antitesi che rinvia alla lacerazione interna del poeta e alla ricerca di un’identità.
Tutte le liriche di questa prima fase contengono due temi fondamentali connessi fra loro:
• Il mito della terra d’origine, la Sicilia, come luogo favoloso, simbolo della felicità perduta, dell’innocenza e della purezza originaria;
• Il motivo dell’esilio, perdita di tutto ciò che rappresentava un tempo l’illusione di una vita serena e che ora è diventato senso di solitudine, colpa e smarrimento.
La parola chiave della sua poesia è “ deriva ” , che rappresenta lo stato d’animo di cieco abbandono alle forze oscure che regolano e sostengono la vita umana.

L’Ermetismo è una tendenza poetica che nasce nel Ventennio fascista. Nascono delle polemiche da parte di alcuni critici, che sostengono che occorre fare riferimento ai poeti degli anni ‘30 per parlare di Ermetismo vero e proprio. Non siamo di fronte ad un manifesto né ad una scuola, si tratta di una sensibilità, di una concezione lirica legata al Simbolismo di Mallarmé.
Il termine deriva da Ermete Trismegisto (Ermes), dio greco “tre volte grandissimo”, sta ad indicare una poetica chiusa di difficile comprensione. Fu usato da F. Flora, discepolo di Benedetto Croce, che scrisse un saggio sull’argomento, La Poesia Ermetica.
Inizialmente il termine Ermetismo era usato in modo dispregiativo, in quanto descrive una poetica oscura, troppo aristocratica, che fa ricorso a abbellimenti di stampo barocco, e troppe analogie, guadagnandosi così l’appellativo si “analogisti”.
A tale movimento appartengono Carlo Bo, Mario Luzzi, Salvatore Quasimodo, ecc. Gli esponenti iniziano il loro percorso con l’Ermetismo, per poi allontanarsene e finire col trattare altre tematiche e sperimentare altri generi.

Il movimento si sviluppa attorno a tre riviste: Solaria, Letteratura e Il Frontespizio.
Si parla di poesia pura, che si fonda sull’idea di una poesia in cui le intenzioni politiche, ideologiche e sociali siano estranee. Si caratterizza per l’essenzialità espressiva; le tematiche sono la sofferenza umana, il mistero della vita e dell’universo, la ricerca di Dio e il male di vivere (Montale).
La ricerca di Dio è molto presente poiché vi è un avvicinamento alla Fede. Altro aspetto è il completo rifiuto dell’ideologia fascista, combattuta col rifugio nella propria solitudine.
I legami sintattici sono rifiutati in favore di connessioni inedite e prive di logica. Sono presenti molte metafore, parole polisemiche che si prestano a molte interpretazioni, termini arcaici rari e preziosi, il verso libero.

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