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Salvatore Quasimodo: primo momento


Il primo momento è di carattere solipsistico (egologico), nostalgico per quanto riguarda i contenuti ed ermetico per quanto riguarda la forma. La produzione inclusa in tale momento presenta un Quasimodo sradicato dalla famiglia e dalla sua terra, prima per ragioni di studio e poi di lavoro. Egli si sente disorientato nelle grandi città e in lui si forma il cosiddetto “complesso dell’esule”, tormentato dalla nostalgia dell’infanzia remota, l’età dell’innocenza durante la quale il poeta era a stretto contatto con la sua terra, vista come un paradiso perduto, e con i suoi cari. La solitudine e il rapido venir meno delle illusioni sono motivi peculiari e ricorrenti della raccolta poetica incluse nel primo momento: Acque e terre; Oboe sommerso; Erato e Apòlliòn, in seguito inserite in un’unica raccolta dal titolo “Ed è subito sera” e Nuova poesia. I componimenti che costituiscono il primo momento rivelano la ricerca costante di una specifica forma espressiva anelata dall’autore il quale non si rispecchia totalmente nelle forme dell’ermetismo. Dapprima in “Acque e terre”, l’autore segue le tendenze poetiche di Pascoli e D’Annunzio, riproponendo in particolare i temi presenti nell’Alcione, raggiungendo un equilibrio fra sentimento ed espressione. Nelle raccolte successive, “Oboe sommerso” ed “Erato e Apòlliòn”, Quasimodo si accosta ai simbolisti francesi, a Ungaretti e a Montale, portando alle estreme conseguenze i moduli espressivi dell’ermetismo tramite la ricerca della parola scarna ed essenziale e l’uso della forma ellittica e di figure retoriche quali l’analogia e la sinestesia, rintracciabile ad esempio nell’espressione “urlo nero”, voluta, forzata e quasi artificiosa. Tali forzature sono rese meno evidenti dalla traduzione dei miti greci, che Quasimodo conduce con scarso rigore filologico ma in un modo istintivo ed efficace, attualizzandoli e adattandoli sulla base della sensibilità moderna, non operando quindi una traduzione passiva. L’influsso dei lirici greci e il recupero delle forme metriche tradizionali rendono la poesia di Quasimodo più limpida, aperta, intima, personale e soffusa di una dolce tristezza. Ciò è evidente nell’ultima raccolta: Nuova poesia, che fa da ponte con i componimenti del secondo momento.

Secondo momento


Il secondo momento comprende diverse raccolte tra le quali, ad esempio, Giorno dopo giorno e La vita non è sogno, in cui la poesia dell’autore assume un carattere più impegnativo. La riflessione intima e personale caratteristica del primo momento è sostituita da una poetica di impronta civile e morale: l’autore passa dalla denuncia del male del mondo ad una riflessione sulla responsabilità che l’uomo ha in merito a tale sofferenza. L’autore ricerca quindi le origini del dolore che permea l’esistenza, attribuendone in parte la colpa all’uomo. Il passaggio a questa nuova lirica più impegnata è determinato dalle vicende della seconda guerra mondiale poiché gli orrori e la follia omicida aprono il cuore di Quasimodo alla cronaca del proprio tempo e lo strappano alla tematica originaria del primo momento, solipsista e personale, orientandolo verso tematiche di carattere storico e sociale e mettendolo in contatto con le persone, a cui dona una speranza di una vita migliore. Nel secondo momento, Quasimodo non ricerca più i sentimenti nostalgici di un passato lontano, ma si erge a giudice della società a lui contemporanea, condannando le atrocità della guerra. Durante gli anni del dopoguerra egli si rende conto che alla ricostruzione materiale non corrisponde quella morale e umana; per questo motivo l’autore ammonisce gli uomini sui rischi apocalittici di un altro conflitto.
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