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Salvatore Quasimodo: vita e formazione


Salvatore Quasimodo nacque a Modica il 20 agosto del 1901. Egli è considerato metà ragusano e metà siracusano: fino al 1926, infatti, Modica faceva parte della provincia di Siracusa, ma Mussolini la rese provincia di Ragusa; quindi Quasimodo nacque siracusano e morì ragusano.
L’autore intraprese studi di carattere tecnico, iscrivendosi prima ad un istituto matematico e fisico di Palermo e successivamente, nel 1919, si trasferì a Roma con l’intenzione di terminare gli studi di ingegneria ma, a causa delle precarie condizioni economiche, fu costretto ad abbandonarli per ricercare un impiego. Tale contesto diede a Quasimodo l’occasione di collaborare con alcuni periodici e di intraprendere lo studio del greco (il mio sogno) e del latino, dedicandosi ai classici, che divennero per lui una grande fonte di ispirazione. Risolti i problemi economici, Quasimodo scelse di impegnarsi assiduamente nell’attività letteraria. Nel 1959, L’autore fu insignito del Premio Nobel “per le sue poesie che, con ardore classico, esprimono il sentimento tragico della vita dei nostri tempi”. Quasimodo morì nel 1968 ad Amalfi, dove si era recato per presiedere la consegna di un premio di poesia.

Pensiero e poetica


Come Ungaretti e Montale, Quasimodo avverte il sentimento tragico e desolato della vita del nostro tempo, che scaturisce dal crollo delle certezze positivistiche. Di fronte alla consapevolezza della tragicità della vita, però, Quasimodo assume un atteggiamento che si distacca sia da quello di Ungaretti che da quello di Montale; infatti, mentre Ungaretti, dopo un periodo di smarrimento, trova pace nella fede, e Montale contempla con lucida consapevolezza la negatività dell’esistenza, Quasimodo passa dallo sconforto alla denuncia della responsabilità degli uomini per il dolore del mondo. Egli attribuisce all’uomo la colpa della sofferenza umana e crede che i poeti abbiano il compito di costruire un mondo migliore, di lenire la sofferenza e di diffondere la solidarietà umana (richiamo alla social catena di Giacomino). In un famoso discorso sulla poesia, l’autore afferma che “la posizione del poeta non può essere passiva nella società: egli modifica il mondo poiché le sue immagini forti battono sul cuore dell’uomo più della filosofia e della storia” (1). A questo sconvolgimento di carattere etico e morale, corrisponde un analogo svolgimento della poesia di Quasimodo. Esso si presenta in due momenti distinti.
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