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Alle fronde dei salici di Salvatore Quasimodo


L’autore di questa poesia è Salvatore Quasimodo, nato nel 1901 a Modica e deceduto nel 1968 a Napoli.
Quasimodo durante la sua vita conosce la II Guerra Mondiale, evento che cambierà molto lui e le sue poesie. Cominciò, infatti, a fare riflessioni più profonde e ad opporsi al regime fascista e alla guerra, percepita con orrore.
Secondo Quasimodo, la posizione del poeta nella società non può essere passiva, in quanto egli “modifica” il mondo e, perciò, il suo lavoro deve scuotere l’uomo nel profondo.
Vince il premio Nobel della letteratura nel 1959 e oggi è considerato uno dei principali esponenti dell’ermetismo.

Il termine ermetismo indica un tipo di poetica che sorge intorno agli anni ’20 e si sviluppa negli anni compresi tra le due guerre mondiali. “Ermetismo” deriva, inizialmente in modo dispregiativo, da “Ermete”, il dio delle scienze occulte; proprio perché questo tipo di poesia è di difficile interpretazione e richiede uno sforzo ben maggiore al lettore rispetto alla poesia classica.
I poeti ermetici si sentono lontani dalla realtà sociale e politica del loro tempo: gli avvenimenti della guerra e del fascismo li hanno portati ad una grande solitudine morale.

Questa lirica, la prima della raccolta Giorno dopo giorno di Quasimodo, è stata pubblicata nel 1947.
(lettura poesia)
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.


La metrica è la struttura ritmica di una poesia, descritta attraverso la lunghezza, il tipo, l’accentuazione dei versi e attraverso il tipo di rime utilizzate
In questa poesia è presente una sola strofa, formata da dieci versi tutti endecasillabi e si dicono versi liberi poiché non rispettano un ver e proprio schema metrico. I versi, inoltre, si dicono sciolti poiché non ci sono rime. La poesia è formata da una lunga domanda retorica, e da un secondo periodo che consiste in una risposta negativa. Sono presenti tre Enjambements: “lamento d’agnello, urlo nero della madre, figlio crocifisso”.
(L’enjambement consiste nella divisione di una frase tra un verso e quello successivo, che permette di porre in evidenza parole chiave e creare un ritmo più ampio e dilatato.)

Parafrasi affiancata.

In questi versi le parole racchiudono diversi significati. Per esprimere la drammaticità dell’oppressione nazista, Quasimodo ricorre al salmo 136 della Bibbia, che mette in relazione la tragedia del presente con quella analoga vissuta dagli Ebrei deportati a Babilonia. La congiunzione “anche”, nel nono verso, rinvia alla fonte biblica.
Nel primo verso la parola “noi” fa riferimento ai poeti vissuti durante la 2 Guerra mondiale, e il plurale è utilizzato per indicare la coralità del sentimento di dolore.
I “salici” sono gli alberi simboli del pianto e del dolore. La parola “voto” indica una promessa a Dio come sacrificio per ottenere in cambio la liberazione. Infine le “cetre”, citate nel nono verso, sono il simbolo della poesia, infatti la cetra anticamente era usata come accompagnamento musicale per recitare le poesie. Questa parola, insieme al verbo “cantare” costituisce una metafora dell’attività poetica. (La metafora è la sostituzione di una parola attraverso un’altra di significato simile)

La lirica inizia con la congiunzione “E” a presupporre una riflessione precedente del poeta: qualcuno potrebbe rimproverare ai poeti di non aver scritto poesie negli anni più bui della Seconda guerra mondiale; a tale rimprovero il poeta replica con questa domanda “E come potevamo noi…?”
L’espressione “con il piede straniero sopra al cuore” allude alle truppe di occupazione nazista che “schiacciavano” la popolazione, è una metonimia che esprime violenza.
Il terzo verso si riferisce ai morti fucilati che non potevano essere seppelliti subito e per ordine delle SS restavano sulle piazze e sull’erba come ammonimento per le popolazioni.
L’analogia “erba dura di ghiaccio” evoca il gelo sia dell’inverno sia dei sentimenti gelati dalla guerra e dall’occupazione nazista.
(La metonimia è la sostituzione di una parola con un’altra in base a rapporti di affinità logico-materiale.
L’analogia non è propriamente una figura retorica ma un accostamento tra elementi che hanno un rapporto di somiglianza non immediato ma frutto dell’intuito personale del poeta.)

Troviamo un’altra analogia nel quarto e quinto verso, ossia “al lamento d’agnello dei fanciulli”. Quasimodo utilizza la figura dell’agnello che è simbolo di purezza e innocenza, ed è inoltre l’animale dei riti pasquali ed ebraici.
La sinestesia “urlo nero” che fonde la sensazione uditiva con quella visiva, esprime tutta la disperazione della madre.
L‘esecuzione dell’uomo è paragonata all’uccisione di Cristo, anche lui è innocente.
Infine, le ultime due parole “triste vento” costituiscono una personificazione, che ci indica l’atmosfera sofferente durante la guerra. (La sinestesia è l’accostamento di due termini che si riferiscono a campi sensoriali diversi. La personificazione è la rappresentazione di oggetti o concetti astratti come se fossero persone)
(La rima è una identità di suono di 1 o + sillabe collocate in versi differenti.)

La poesia presenta, come figure retoriche di suono, due allitterazioni. Una della lettera R, che produce suoni rigidi e aspri, per trasmettere un senso di orrore.
La seconda allitterazione è quella della lettera L, negli ultimi versi, che produce un effetto di lentezza e silenzio.
(L’allitterazione è la ripetizione di un suono o di un gruppo di suoni in parole vicine. Cerca di suscitare una sensazione.)
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