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Il Primo Calvino


Il primo Calvino si muove all'interno di una componente neorealistica.
Il romanzo neorealista per eccellenza di Italo Calvino è “Il sentiero dei nidi di ragno”, caratterizzato da un’impostazione neorealistica, come testimonia la descrizione attenta dei luoghi della città e della campagna dove i personaggi vivono in un’atmosfera di attesa, in una dimensione fuorilegge che è quella dei partigiani. Calvino è un autore che comincia a innestare sul neorealismo la componente fantastica che poi prevarrà nella seconda fase della sua produzione letteraria.

Il sentiero dei nidi di ragno


Nel romanzo “Il sentiero dei nidi di ragno” la dimensione neorealistica consiste principalmente nell’intenzione dell’autore di fornire una rappresentazione non celebrativa o idealizzata della Resistenza e degli anni in cui la partigianeria aveva sostenuto una guerriglia contro l’esercito della repubblica di Salò. Calvino voleva cioè offrire un quadro che fosse il più possibile concreto, realistico. Infatti l’autore mette all’interno del gruppo dei partigiani tanto gli ideali più grandi (come quelli di libertà, di sacrificio per frenare il totalitarismo e gli ideali nazifascisti), quanto personaggi emarginati, balordi, (i cosiddetti “picari”, ovvero i briganti che erano stati i protagonisti del romanzo picaresco diffusosi a partire dalla Spagna dal 1600 in poi). Calvino vuole dimostrare che spesso chi aveva preso parte alla lotta partigiana, non l’aveva fatto sempre e soltanto perché mosso da forti ideali eroici, ma anche per altri motivi, secondo un'elementare spinta di riscatto umano.
Il titolo “Il sentiero dei nidi di ragno” richiama la forte componente fantastica che caratterizza questo romanzo, che in parte allontana Calvino dagli standard neorealistici: i ragni ,infatti, non nidificano, né esiste un sentiero dove essi vadano a nidificare. Il sentiero dei nidi di ragno indica quindi una sorta di dimensione immaginaria, che è quella del giovane e infantile protagonista, Pin. Pin è un ragazzino di appena 10 anni, privo di famiglia, che può contare solo sulla presenza della sorella che, però, non lo cura a sufficienza. Per questo motivo Pin soffre di una indebita solitudine che cerca di compensare cercandosi amici. Pin cerca degli amici sia tra gli altri bambini i cui genitori non permettono loro di frequentarlo (Pin era considerato un ragazzaccio, che viveva in un brutto ambiente, quello della prostituzione, poiché la sorella si prostituiva), sia tra gli adulti che però lo scacciano sempre, poiché troppo piccolo per appartenere a quel mondo. Per questo Pin sviluppa un carattere un po’ particolare: cerca il più possibile di risultare simpatico, si sforza di capire il mondo degli adulti, stando vicino agli adulti e si accorge, da bambino sveglio qual è, che gli argomenti preferiti dagli adulti sono il sesso e la guerra. Così il giovane capisce che per poter essere accettato dagli adulti deve saper parlare anche di questo. E allora, un giorno, rientrando a casa, ruba l’arma di un soldato tedesco che si stava intrattenendo con la sorella e la va a nascondere in un posto che lui crede sia segreto che chiama appunto “il sentiero dei nidi di ragno”. Quest’arma costituisce un vero e proprio oggetto magico, dal valore magico, perché è quello strumento che nelle favole di Propp (studioso della favolistica occidentale) costituisce l’elemento grazie al quale il personaggio è in grado di compiere delle prove. È un oggetto magico perché è considerato tale dagli occhi di un bambino che, per quanto avvicinato al mondo degli adulti, conserva quell’ingenuità, quello stupore, quell’inesperienza tipica della sua età. Il ragazzino, in seguito, fa una breve esperienza in carcere dove conosce Lupo Rosso con il quale decide di fuggire. Lupo Rosso è un ragazzino adolescente poco più grande di lui che porta Pin a combattere da partigiano sulle colline. Qui Pin compie un errore: siccome vede che la moglie di un partigiano ha una relazione con un altro, per farsi forte rivela questo segreto e viene subito cacciato. Così, senza capire il perché, Pin è costretto a ritornare in città dove incontra Cugino, un partigiano che combatteva sulle colline, che mostra un atteggiamento solidale verso di lui e gli chiede delle informazioni. Nell’ottica focalizzatrice del bambino, Calvino ci descrive il progressivo entusiasmo di Pin il quale per la prima volta sente che un adulto si interessa di lui, ma, in realtà, secondo l’ottica focalizzatrice dell’adulto Cugino, egli ha bisogno di tutte queste informazioni perché vuole sapere di più sulla sorella del giovane per poterla cogliere in flagrante e per poterla far fuori. Infine Cugino uccide la donna, mentre Pin lo aspetta ignaro di tutto ciò. Cugino lo prende per mano e insieme si allontanano dal luogo del delitto. Pin è contento perché finalmente sente di aver trovato in Cugino quell’affetto che per tutta la vita aveva cercato ma non era mai riuscito ad avere.
In quest’opera, come in molte altre, Calvino sceglie una focalizzazione straniante e straniata. È straniante perché egli guarda la guerra e la partigianeria dagli occhi di un bambino che molte cose non le sa spiegare e che tante altre le interpreta malamente.

I nostri antenati


Nel ciclo “I nostri antenati”, Calvino potenzia la sua vena immaginativa, e sceglie di puntare decisamente sulla componente fantastica. Il ciclo è costituito da tre romanzi brevi: “Il Cavaliere inesistente”, “Il Barone rampante”e “Il Visconte dimezzato”. Si tratta di tre romanzi che esprimono, attraverso il valore allegorico, una sorta di interpretazione del reale, delle caratteristiche umane, della possibilità di conoscenza che gli uomini hanno della realtà.

Il visconte dimezzato


Il romanzo che apre il ciclo è il “Visconte dimezzato” che narra la storia del visconte Medardo di Terralba, il quale è stato colpito da una palla di cannone che lo ha scisso in due metà, che diventano due personaggi opposti: il Gramo e il Buono. Così il conte si trova per una metà ad essere buono e, invece, per l’altra metà ad essere cattivo. Ritorna in patria prima la parte cattiva che da prova di grande malvagità, e poi la parte buona che è talmente buona da non funzionare neanche essa, per via della sua insopportabilità, noiosità e inconciliabilità con la realtà. Ecco allora che l’unica possibilità affinché le cose possano tornare ad essere vivibili è che le due parti si riuniscano. Il significato allegorico è evidente: non può esistere un bene scisso dal male e viceversa, poiché entrambi esistono, bene e male, l’uno in virtù dell’altro.

Il cavaliere inesistente


Questo romanzo è ambientato nella Francia di Carlo Magno ed ha come protagonista Agilulfo, un cavaliere molto particolare. Egli va in battaglia e pian piano, grazie alle sue straordinarie doti di combattimento e alla sua saggezza, diventa il cavaliere più omaggiato. Tuttavia, Agilulfo è un cavaliere che abita la sua armatura ma non la riempie, in quanto non ha corporeità, è cioè un cavaliere inesistente. L’aspetto allegorico è molto evidente: Calvino si interroga se possa esistere un ideale assoluto (come la sapienza o l’onesta) nella realtà concreta. Agilulfo è onesto, è saggio, ma può esserlo solo perché non esiste. Quindi ciò che è assolutamente ideale non può essere concreto.

Il barone rampante


Il Barone rampante” è considerato dalla critica il migliore dei tre romanzi, poiché è più articolato e in esso risulta meno evidente l’aspetto allegorico (e quindi risulta meno favolistico). È la storia di un ragazzo di nobile famiglia, Cosimo Piovasco di Rondò, il quale un giorno in seguito a un aspro litigio con il padre che voleva costringerlo a mangiare un piatto che detestava, decide di vivere per sempre sugli alberi, senza mettere più piede sulla terra. Da qui comincia la storia di Cosimo, raccontata da suo fratello (anche in questo caso la prospettiva è straniante), il quale racconta tutta la giovinezza, la fine dell’adolescenza, l’età adulta e la vecchiaia di Cosimo. Alla fine del romanzo, Cosimo, ormai vecchio e morente, decide di aggrapparsi ad una mongolfiera che era stata spinta vicino al suo albero da un forte vento, e scompare nel mare. Dunque Cosimo rimane un personaggio sempre coerente con se stesso, poiché non scende mai sulla Terra, così come ha promesso al padre. L’allegorismo della vicenda consiste nello sguardo costante e straniato di Cosimo che guarda il mondo da una prospettiva verticalizzata, dall’alto verso il basso. È questa l’allegoria della condizione dell’intellettuale che per guardare correttamente e capire la realtà, e per essere autonomo da qualunque potere, deve collocarsi ad una certa distanza dagli altri, non per isolarsi, ma per incidere positivamente sulla civiltà. Vi è quindi una volontà di cambiamento, una tensione utopica, verso una repubblica universale di liberi ed uguali, proprio in un’epoca che era quella della dittatura napoleonica.

Marcovaldo


Il filone fantastico degli antenati continua poi in Calvino con una serie di altre opere; la più importante di queste è “Marcovaldo”. Marcovaldo è un manovale di origine contadina, che ha deciso di trasferirsi in città con tutta la sua famiglia, convinto che lì si viva meglio. Marcovaldo scopre, in realtà, che la vita in città è piena di rischi che mettono in difficoltà la sua sopravvivenza. È molto divertente vedere attraverso gli occhi, ancora un’altra volta straniati, di Marcovaldo la città e scoprire come quella natura che lui contadino aveva visto spaziare ovunque, sia adesso imprigionata all’interno di recinzioni che per lui sono delle prigioni. Il romanzo tratta dunque di uno dei problemi più importanti di quel tempo: la seconda rivoluzione industriale e il suo impatto devastante, utilizzando, però, i modi del comico e del fiabesco.
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