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Cesare Pavese - La casa in collina: descrizione e analisi dell’opera


Il racconto è ambientato durante l’ultimo periodo della Seconda guerra mondiale. I bombardamenti che imperversano ripetutamente sulla collina consentono al protagonista, il professor Corrado, di rinchiudersi in un isolamento interiore e psicologico altrimenti impossibile. I rapporti che il professore alimenta con Cate, suo vecchio amore da poco ritrovato, sono resi difficili dal suo atteggiamento introspettivo e dalla natura autonoma e decisa della ragazza. Destabilizzato dal problema dell’incomunicabilità, Corrado non riesce mai a inserirsi in maniera attiva nella realtà che lo circonda: alle lotte fasciste egli preferisce gli ambienti festosi frequentati dagli amici di Cate. Nel corso dei suoi isolamenti introspettivi, Corrado fa alcune considerazioni generali sulla guerra e sugli eccidi che essa comporta; egli giunge alla conclusione che ogni guerra, qualunque sia la motivazione da cui scaturisce, non fa altro che arrecare indicibili violenze e angoscianti brutalità. Egli conclude inoltre che ogni guerra è una guerra civile poiché include ogni uomo (fondamento di ogni forma di civiltà) e che essa è sempre un prodotto irrazionale e istintivo.

Cesare Pavese - Verrà la morte e avrà i tuoi occhi: descrizione e analisi dell’opera


Il componimento preannuncia la fine tragica dello scrittore, il quale morirà suicida presso l’albergo Roma di Torino ingerendo una dose di sonnifero. Nel suo biglietto di addio egli scrisse: “perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Non fate troppi pettegolezzi”. Il pensiero della morte e il fascino del suicidio sono elementi ricorrenti nella vita di Pavese, il quale compì il gesto estremo a causa del fallimento della sua relazione con un’attrice americana.
La poesia è rivolta, in forma di dialogo ideale, alla donna amata. Nella prima strofa, il poeta parla della sua tendenza ai pensieri negativi e dell’idea del suicidio. Egli scrive che “per tutti gli uomini la morte ha uno sguardo particolare”; Pavese sostiene inoltre che morire equivalga liberarsi da un vizio: il vizio di vivere. L’autore adopera spesso il plurale. Tale scelta, già presente nei componimenti di Foscolo e di Leopardi, conferisce un significato universale alla meditazione del poeta, valida per lui e per chiunque soffra le sue stesse pene. Il legame tra Eros e Tanatos (tra amore e morte) è assimilabile a quello supposto da Leopardi, il quale considera amore e morte fratelli perché l’uno e l’altro liberano l’uomo dal vizio della vita. Tra amore e morte vi è però una differenza sostanziale: l’amore libera momentaneamente l’uomo dal suo tormento, la morte in eterno. Il bene promesso dall’amore, infatti, si rivela in seguito un miraggio illusorio e, in quanto tale, è destinato a dissolversi e lascia l’uomo inestricabilmente condannato al proprio destino fatale. Per questo motivo, la donna è vista da Pavese sia come simbolo della vita, sia come simbolo del nulla perché ne promette il bene ma lo condanna al proprio destino di sofferenza. Pavese scrive: Non ci si uccide per l’amore di una donna, ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità che siamo miseria, nulla.
All’interno della lirica l’autore richiama gli accostamenti ossimorici e i simbolismi tipici dell’ermetismo. Egli crea una poesia che lascia intravedere il dramma interiore della sua esistenza, ma non riesce a renderne partecipe il lettore a causa dell’uso di termini definitivi e insostituibili.
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