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Pier Paolo Pasolini (Bologna 1922 – Ostia 1975): impegno e sperimentalismo

Biografia: l’infanzia e l’adolescenza di Pasolini sono contrassegnate da una lunga serie di spostamenti (Parma, Belluno, Cremona…). Unico punto fermo è la residenza estiva, Casarsa, dove vivono i nonni materni. Nel 1945 viene ucciso il fratello Guido, partigiano, dagli jugoslavi. Nello stesso anno Pasolini consegue la laurea in Lettere a Bologna. Insegna, si iscrive al Partito comunista, ma nel 1949 viene accusato di corruzione di minore. Seppur assolto, è allontanato dall’insegnamento, espulso dal partito, e si trasferisce a Roma. Qui insegna e collabora col mondo del cinema, come sceneggiatore e regista. Viene ucciso in circostanze poco chiare, una notte, da uno dei “ragazzi di vita” che era solito frequentare.

Le opere. La meglio gioventù: è una vasta scelta delle poesie friulane composte da Pasolini dal 1941 al 1953: le Poesie a Casarsa e le canzoni che narrano eventi del Friuli da Campoformio a Caporetto, in maggior parte.

O me donzel: è un ritratto autobiografico del Pasolini felice giovinetto a Casarsa.
“Nasco dall’odore che la pioggia sospira dai prati di erba viva”.
“Casarsa trema di tempo antico. Serena la sera tinge l’ombra sui vecchi muri”.

Ragazzi di vita (1950-55): sono otto capitoli tenuti insieme da una leggera continuità di personaggi e di luoghi. I personaggi sono alcuni “ragazzi di vita”, appartenenti al sotto-proletariato romano, e i luoghi sono le borgate desolate.
La loro esistenza è regolata solo dall’istinto e dalle esigenze elementari, senza limiti morali o razionali. Nei dialoghi Pasolini ricorre al dialetto, mentre nelle parti narrative, macchie dialettali sono inserite in un registro letterario.

Le notti calde: dopo il fallimento di un ennesimo tentativo di furto, Ricetto, uno dei “ragazzi di vita”, riesce a fuggire e, dopo aver cercato del cibo frugando fra i rifiuti di una discarica, sfinito dal caldo e dalla fame torna nell’appartamento vuoto dove è solito dormire. Ma il sonno gli viene interrotto dall’arrivo di alcuni poliziotti che lo arrestano per un furto per il quale è invece estraneo.
“Il Ricetto mise gli occhi su una fetta di gruviera. Ci s’accosto, facendo moina. Poi, con una mossa fulminea zac si beccò il pezzo di gruviera e se lo schiaffò in saccoccia. Il padrone lo sgamò. Piantò il coltello in una forma, fece: ‘Un minuto, a signò’, acchiappò pel colletto della camicia il Ricetto che se la squagliava facendo il tonto, e con aria paragula, gli ammollò due sganassoni. Non si reggeva più in piedi per la debolezza Ricetto, si allungò sul pavimento già addormentato. Dopo mezz’ora fu svegliato a pedate da due poliziotti, con l’accusa di aver svaligiato l’appartamento lì accanto. Lo portarono a Porta Portese e lo condannarono a quasi tre anni per imparargli la morale”.

Le ceneri di Gramsci (1951-56): sono 11 poemetti. Il mondo chiuso e protetto di Casarsa lascia il posto alla realtà ben più dura della metropoli romana, in particolare la squallida periferia, le borgate. Qui vive il sottoproletariato romano, cui va l’adesione psicologica dell’autore: del popolo lo attrae “la sua allegria, non la millenaria sua lotta: la sua natura, non la sua coscienza”. L’altro polo è costituito dalla tormentata nuova coscienza marxista dell’autore.

Le ceneri di Gramsci: è una lunga confessione sulla propria conflittuale adesione all’ideologia marxista, che Pasolini rivolge simbolicamente a Gramsci durante una visita alla sua tomba.
“Tu giovane, delineavi l’ideale che illumina questo silenzio. Noia patrizia ti è intorno”.

Due modeste proposte per eliminare la criminalità in Italia: tratto dalle “Lettere luterane”, che raccolgono una trentina di articoli apparsi sul Corriere della Sera e sul Mondo nel 1975, è un intervento durissimo contro l’Italia contemporanea, minata da una degradazione di estrema gravità di cui la causa principale è il consumismo e contro la quale Pasolini propone rimedi al limite del paradosso. Essi consistono nell’abolizione della scuola media d’obbligo e della televisione. La prima è “una scuola di iniziazione alla vita da piccolo borghese, con l’insegnamento di cose inutili, stupide, false, moralistiche”. La seconda è “ciò che si è detto per la scuola ma moltiplicato all’infinito”.

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