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La signorina Felicita ovvero la Felicità

La signorina Felicita ovvero la Felicità è il simbolo della poetica Gozzaniana e dell'intero Crepuscolarismo, poiché sono presenti tutti i temi principali di questo movimento letterario, dall’antidannunzianesimo alla malattia, dal rifiuto del ruolo di poeta, al fascino per il banale quotidiano senza tralasciare la continua sua tendenza all’ironia e alla parodia di se stesso. Si tratta di un poemetto di genere lirico, scritto in prima persona in sestine endecasillabi e pubblicato nella raccolta Colloqui. Suddiviso in otto parti, questa storia immaginaria, tratta una vicenda quotidiana medio-borghese: il protagonista è Gozzano che si impersona come un avvocato in Vacanza nel Canavese (Piemonte) dove si innamora di Felicita, una ragazza molto semplice a cui non importa più di tanto del suo aspetto esteriore.
In questa poesia lo scrittore decide di ribaltare il mito della donna aristocratica, delle attrici e delle principesse, evidenziando la spontaneità della donna. Nella terza parte dell’opera, viene descritta come una ragazza non bella, emotiva, semplice, priva di lusinga e di cultura, che non si fa problemi e domande esistenziali, vive felice in un mondo invidiato dallo stesso Gozzano. Felicita riesce a incarnare un ideale di vita sana, lontano dagli intellettualismi da cui il protagonista è legato. La tubercolosi non gli permette di soddisfare questo amore tanto da non riuscire a vivere come vorrebbe, vive con il timore di morire e può solo fingere di essere ciò che non è, ma come ci viene descritto in questo verso, il sorriso di Felicita diventa benefico per la sua malattia:

Vedevo questa vita che m’avanza:
chiudevo gli occhi nei presagi grevi;
aprivo gli occhi: tu mi sorridevi,
ed ecco rifioriva la speranza!
(vv. 127-130)
Quando si congeda con Felicita e nota che ella inizia a piangere come le donne romantiche che gemevano per gli amanti che partivano in esilio, prova un distacco amaro e senza fine ed è proprio in quell’ultimo istante che si mostra un buon giovane romantico. Però in fondo sa che è solo una finzione perché era cosciente che in realtà non lo era! Così si chiude il poemetto, con l’amaro in bocca, con tanti pensieri ma con pochi ‘vissero felici e contenti’, e con il rimpianto di un amore che poteva fiorire e che invece non è nato.
Nel poemetto, vi sono molti riferimenti letterari, anche all’autore stesso: inoltre si sviluppa una dolce malinconia, dal sentimento di nostalgia iniziale del ricordo di Felicita e di Villa Amarena, alla tristezza del distacco finale di ciò che "poteva essere e non è stato". I temi principali di questo poemetto sono la Rinuncia alla morte, all’amore, all’appartenenza del mondo di Felicita e alla rinuncia di se stesso a causa della paura della sua morte. La tesi del poemetto è un’ invocazione ai Morti, ma soprattutto è un inno alla vita agli uomini e vuole evidenziare il dire ad ogni uomo di essere quello che è, senza cambiare né la natura del carattere, né la personalità, ma di aver chiara la consapevolezza delle difficoltà ad essere uomini.
Il tono emotivo è in certi momenti lieto e fiducioso per una vita nuova e più autentica, ma ciò è un’utopia perché il poeta sa già che non potrà mai avere una vita semplice e felice. Il messaggio di questa poesia è ambivalente rispetto all’atteggiamento del poeta dinanzi alla vita: da un lato non vuole essere un poeta ma sa che lo rimane, dall’altro vuole amare Felicita ma fugge da lei. Quindi alla fine il messaggio diventa triste ma ritorna subito positivo perché per non morire, partirà per l’India per cercare una cura contro la sua malattia, perciò la morale diventa ‘La vita è difficile ma si riesce a trovare sempre degli sbocchi’. Credo che Gozzano sia un poeta universale poiché attraverso le sue opere, ha saputo esprimere le paure e le perplessità dell’umanità intera dell’inizio del XX secolo. Ma anche un poeta moderno, perché scopre il linguaggio della poetica di passaggio che fa parte di quel periodo. Il tono malinconico e utopistico che si manifesta all’interno della poesia, crea la bellezza poetica. SI è consapevoli che la vita è piena di difficoltà ma si può rinunciare all’ amore, giungendo però alla sterilità dei sentimenti che fa diventare la vita sempre più vicina alla morte. Il poeta rinuncia all’amore di Felicita perché sa che non ritornerà e perché sa che non potrà mai mantenere la promessa di matrimonio. E infatti la sua bella favola è durata molto poco essendo morto appena trentatreenne. Le sue poesie sono ben curate e ricche di pensiero filosofico; lui non vuole competere con gli altri, preferisce restare da solo nella sua villa per cui rinuncia perfino all’amore, sia di Amalia, la ragazza di cui era innamorato nella realtà, sia di Felicita, la ragazza di cui era innamorato poeticamente.

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