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SALMO 136
Lungo i fiumi di Babilonia,
là sedevamo e piangevamo
ricordandoci di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre,
perché là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
allegre canzoni, i nostri oppressori:
“Cantateci canti di Sion!”.
Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?
Se mi dimentico di te, Gerusalemme,
si dimentichi di me la mia destra;
mi si attacchi la lingua al palato
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non innalzo Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.
Ricordati, Signore, dei figli di Edom,
che, nel giorno di Gerusalemme,
dicevano: “Spogliatela, spogliatela
fino alle sue fondamenta!”.
Figlia di Babilonia devastatrice,
beato chi ti renderà quanto ci hai fatto.
Beato chi afferrerà i tuoi piccoli
e li sfracellerà contro la pietra.

ALLE FRONDE DEI SALICI.

E come potevano noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

Nella poesia Alle fronde dei salici Quasimodo ricorda l'esilio in Babilonia del popolo ebraico evocando nel primo verso (E come potevamo noi cantare con il piede straniero sopra il cuore / Come cantare i canti del Signore in terra straniera?) e nell'ultimo (Alle fronde dei salici, per voto, anche le nostre cetre erano appese / Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre) due passaggi del salmo. Il poeta mette in relazione l'impossibilità di cantare degli ebrei deportati a Babilonia con la stessa impossibilità dei poeti italiani di comporre poesie a causa degli orrori della guerra e dell'invasione straniera. Per questo motivo le cetre (simbolo di gioia) sono appese ai salici: i poeti non hanno più voce per cantare, così come un tempo gli ebrei prigionieri. La situazione degli italiani durante la Seconda guerra mondiale può essere paragonata a quella dei giudei schiavi a Babilonia: mentre gli italiani subiscono l’invasione tedesca, gli ebrei vedono distruggere Gerusalemme e sono deportati in terra straniera.

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