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Giorgio Carponi nacque il 7 Gennaio del 1912 a Livorno da Attilio Caproni, garibaldino figlio di un sarto, e Anna Picchi, guardia doganale.

Dal 1915 al 1921 fu un periodo di vita molto duro per i poeta, infatti il padre fu chiamato in guerra (Prima Guerra Mondiale) e questo fece in modo che si trasferissero in un quartiere socialmente degradato e fuori città. Caproni impara a leggere a quattro anni da autodidatta tramite la lettura del “Corriere dei Piccoli”.

Al ritorno del padre si trasferì nuovamente e, da questo momento, iniziò ad avere uno strano fascino per i treni, mentre guardava l’opera teatrale “Cavalleria Rusticana” di Mascagni col padre. A testimonianza di quest’amore vi è, appunto, un trenino elettrico giocattolo presente nel suo studio e, durante il suo periodo di insegnante, imparerà cose ai bambini giocando, appunto, con i trenini elettrici. Sempre a Livorno, iniziò a scrivere le prime bozze delle sue opere (mai pubblicate ma ritrovabili tra le sue carte).

Nel 1922 i Caproni si trasferirono a Genova, dove il padre fu assunto in un’azienda in seguito al fallimento della ditta prima descritta. In questi anni sviluppa diversi hobby, tra cui l’allevamento di piccoli rettili. Finite le elementari, studia nelle complementari e in concomitanza all’Istituto Musicale, diplomandosi nel 1925. In questo periodo iniziò a leggere opere di Schopenhauer, Verne e altri letterati.

Raggiunta la maggiore età, Caproni abbandona la musica e si dedica alla critica, giudicando positivamente l’Allegria di Ungaretti e altre opere “vagamente surrealiste o futuriste”. Inoltre si dedicò alla lettura di altre opere, come Ungaretti o Montale. L’esordio poetico ufficiale avvenne nel 1932.

La sua prima raccolta fu “Come un’allegoria” e “Ballo a Fontanigorda”, pubblicate rispettivamente nel 1936 e nel 1938, ispirandosi anche al periodo di reggimento militare tra il 1933 e il 1934. Nel 1939 si trasferì per poco tempo a Pavia e, successivamente a Roma. Nel 1940 fu chiamato a combattere in Francia e, poco prima, pubblicò qualche articolò nella rivista “Augustea”. Entrò a far parte della resistenza anti-fascista e fu per diversi anni maestro elementare. La sua ultima opera fu “Il passaggio di Enea”, nel 1956.

Morì a Roma nel 1990 ed è sepolto nel cimitero di Loco di Rovegno con la moglie Rina.

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