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Eugenio Montale

Vita

Eugenio Montale nasce a Genova il 12 ottobre 1896 da una famiglia benestante (trascorrevano le vacanze estive nella villa di Monterosso nelle Cinque Terre). Compì studi irregolari, ma si diplomò ragioniere nel 1915. Appassionato anche di musica e canto, lesse inoltre molti testi simbolisti francesi e delle avanguardie italiane. Nel 1917 si arruolò volontario, finita la guerra tornò a Genova, dove nel 1920 conobbe la giovane Anna Degli Uberti (Annetta o Arletta) una delle donne ispiratrici della sua poesia. Nel 1922 pubblicò alcune sue liriche sulla rivista “Primo tempo” diretta da Pietro Gobetti. Nel 1925 pubblicò “Ossi di Seppia”, la sua prima raccolta poetica; nello stesso anno firmò il Manifesto degli intellettuali antifascisti, redatto da Benedetto Croce, prendendo così le distanze dal fascismo. Si dedicò anche all'attività di critico letterario, e si interessò molto alla letteratura inglese soprattutto dopo aver conosciuto Pound e Eliot. Nel 1927 si trasferì a Firenze dove ottenne la direzione del Gabinetto Vieusseux. Si avvicinò agli studi danteschi, soprattutto grazie Irma Brandeis (la Clizia dei suoi componimenti) alla quale dedicherà la sua raccolta “Le occasioni” del 1939. Nel 1938 perse l'impiego presso il Gabinetto perché non iscritto al partito fascista, nel 1939 andò a vivere con Drusilla Tanzi (Mosca) che sposerà nel 1962. Nel periodo della 2° guerra mondiale rimase a Firenze occupandosi di traduzioni e di collaborazioni giornalistiche. Accolse in casa anche intellettuali ebrei come Levi e Saba. Nel 1948 si traferì a Milano per collaborare con il Corriere della Sera, nel 1956 uscì “la bufera e altro”, nel 1967 fu nominato senatore a vita. Nel 1975 gli fu conferito il Premio Nobel per la letteratura (in quest'occasione pronunciò il famoso discorso del titolo provocatorio “è ancora possibile la poesia?”) Morì a Milano nel 1981.

Opere

Ossi di seppia – 1925 → il sentimento alla base delle poesie è la presa di coscienza del male di vivere, il paesaggio è quello brullo della Liguria, la cui scabrosità diventa emblema di una disarmonia interiore. È costituita da 5 sezioni: Movimenti, Ossi di seppia, mediterraneo, meriggi e ombre, riviere. Il titolo della raccolta allude agli ossi di seppia gettati sulla spiaggia, così il poeta è un osso di seppia esule dal mare gettato sulla terra;
Il mare leviga gli ossi come Montale leviga le sue poesie per ridurle all'essenziale: sono poesie scarne con un linguaggio semplice e comune.

I due manifesti della poetica di Montale contenuti in questa raccolta sono:
I limoni → rifiuta poesia aulica dei 'poeti laureati', preferisce linguaggio colloquiale e essenziale, anche se a volte utilizza termini ricercati.
Non chiederci la parola → emblema della negatività, impossibilità del poeta di suggerire certezze e verità assolute. Può soltanto testimoniare la crisi dell'uomo contemporaneo.

I temi della raccolta sono:
Negatività esistenziale, mancanza di certezze
Visione pessimistica (immagini di morte e aridità)
Il mare (positivo, contrapposto alla terra, luogo di sofferenza)
Oggetti concreti come emblema
Desiderio impossibile di recuperare il passato (rievocare un ricordo)
Ricerca di un varco che consenta di sfuggire alla condizione umana
Lo sfondo delle liriche di questa raccolta è il paesaggio brullo della Liguria (=correlativo ogg. Della negatività dell'esistenza) linguaggio aspro e scarno, termini sia tecnici che colloquiali
Fanno parte di questa raccolta I limoni (pag 691), non chiederci la parola (695), meriggiare pallido e assorto (697), spesso il male di vivere ho incontrato (699)

Le Occasioni – 1939 → compaiono figure femminili quali Clizia che si presentano come misteriose presenze salvifiche. Le occasioni sono spunti che inducono il poeta a scrivere, è divisa in 4 sezioni, tutte senza nome tranne la seconda (Mottetti).
1 sezione: tempo che passa e memoria
2 sezione: assenza, distacco, lontananza dall'amata, attesa illusoria
3 sezione: poesia assediata dall'irrompere della storia
4 sezione: inafferrabilità del ricordo (tema ricordo come Pascoli)
Il titolo sta ad indicare frammenti del passato, ricordi, figure che creano un contatto illusorio tra passato e presente, infatti emergono volti di donne; l'occasione è spesso una delusione perché legata alla presa di coscienza che il tempo passa inesorabilmente, e mette in evidenza l'essenza metafisica delle cose.

Il poeta ha il desiderio di uscire dal tunnel del non essere, di abbattere la barriera della solitudine, e quindi trovare il varco, la possibile salvezza, la figura di Clizia come donna angelo soccorre il poeta davanti alla guerra imminente.
Questa raccolta ha uno stile più complesso e impenetrabile, è evidente il modello dantesco (allegorie) e petrarchesco (si rivolge alla donna amata con un 'tu' generico)
Confronto Ossi di seppia e Occasioni: nelle occasioni sono trattati più temi, e la realtà degli anni 30, negli ossi di seppia aveva fatto intendere che la poesia fosse irraggiungibile, mentre nelle occasioni sono proprio queste ultime a far raggiungere la pura forma poetica; nelle occasioni Montale si pone la sua attenzione sulla natura metafisica degli oggetti. In ossi di seppia le liriche erano mezze descrittive e mezze riflessive, ora sono solo descrittive perché vuole lasciar parlare gli oggetti.
Fanno parte di questa raccolta: ti libero la fronte dai ghiaccioli (709) non recidere forbice quel volto (711) la casa dei doganieri (713)

La bufera e altro – 1956 → contiene poesie scritte durante la 2° Guerra Mondiale e nell'immediato dopoguerra. Sembra farsi partecipe del dramma della società sconvolta dalla guerra, ma gli eventi non sono che 'occasioni' per un'analisi della propria condizione esistenziale. Nella 'Bufera' appare la figura di Clizia come donna angelo (riprende Dante), a questa figura di contrappone una Volpe (Maria Luisa Spaziani) donna inquietante e sensuale. Vi è una forte concezione pessimistica della vita, i toni sono cupi e vi è una visione negativa della società; segna una battuta d'arresto, seguita da silenzio poetico fino agli anni Sessanta.

È divisa in 7 sezioni, Montale tenta di avvicinare la poesia alla realtà storica, e avverte l'inadeguatezza di una classe politica che aveva portato l'Italia alla catastrofe, ma rifiuta di impegnarsi in prima persona. Affermerà che la poesia è inutile (presupposto ideologico del silenzio poetico 56-64)
Il ruolo delle figure femminili: inizialmente allude ancora a Clizia, poi a Volpe, incarnazione di una realtà sensuale e istintiva, tramonta la possibilità di salvezza universale.
Recupera la metrica tradizionale, versi lunghi, ipotattica. Fa parte di questa raccolta la bufera (718)
Satura – 1971 → contiene la sezione “Xenia” (=dono) dedicata alla moglie scomparsa da poco, recupera una dimensione di nostalgia, rimpianto e dolore. Emerge l'aspra critica alla società di massa, e la lirica montaliana assume un carattere diaristico e prosastico. È composta di 4 sezioni
Xenia I e Xenia II → dedicate alla moglie defunta (Mosca)
Satura I e Satura II → critica vizi e debolezze della società dei consumi
il linguaggio è discorsivo, il tono è ironico e satirico. Raccolta Basata sul rifiuto dei miti e della cultura di massa, ora che la sua vita non è più sorretta da Mosca è solo.
Scritta dopo il silenzio poetico vi è uno sconvolgimento linguistico, tematico e stilistico. Non cerca più il varco ma medita sul flusso caotico del tempo al quale non resta che abbandonarsi. Fanno parte di questa raccolta: Caro piccolo insetto (725), Ho sceso dandoti il braccio (727). Scrisse anche opere in prosa, articoli di giornale e saggi.

Il pensiero e la poetica

Una poesia metafisica

Secondo Montale la poesia nasce dalla dolorosa meditazione sulla propria condizione ed è la forma di vita di chi non vive veramente; l'uomo sente il dramma dell'inconciliabilità tra la vita e la parola, quindi l'impossibilità di tradurre le sensazioni in parole (le quali rappresentano il muro che gli impedisce di attingere alla vita). Per il poeta la poesia è una sorta di testimonianza con cui lui stesso affida a un interlocutore le sue riflessioni sul disagio esistenziale dell'uomo. Ha definito la sua poesia “metafisica” perché “nasce dal cozzo della ragione contro qualcosa che non è ragione”, per attingere alla profondità irrazionale della realtà.
Il pessimismo di Montale si traduce con l'espressione “il male di vivere”, infatti per il poeta l'esistenza non riserva gioie, né conforto della religione o di un intervento divino. Dal pessimismo esistenziale di Ossi di seppia e delle occasioni, approda a un pessimismo storico e sociale con la bufera e altro. Nel difficile dopoguerra la figura dell'intellettuale è chiamata all'impegno civile della ricostruzione attraverso la poesia.
Negli anni Sessanta, a seguito del suo silenzio poetico, Montale riprende a scrivere e si accentua la sua visione negativa del mondo e gli eccessi della società dei costumi diventano il suo obiettivo polemico, da qui il discorso del Nobel sulla sopravvivenza della poesia anche nel mondo del consumismo.
Nelle sue poesie Montale è sempre alla ricerca del “varco” verso l'essenza delle cose, e spera in un miracolo che cancelli la realtù degli oggetti per provare la nullità dell'esistenza. Tenta un contatto con una visione più autentica attraverso due cose: la poetica degli oggetti e le figure femminili, che possiedono un valore simbolico.
La poetica degli oggetti: il poeta usa elementi della realtà comune (con i quali l'uomo è sempre a contatto quotidianamente) come emblemi della condizione umana, soprattutto del male di vivere, che nasce dalla mancanza di certezze e dalla negazione di ogni illusione. Utilizza quindi questa poetica degli oggetti come modo di esprimere i suoi sentimenti attraverso oggetti che li evocano, riprende la poetica del correlativo oggettivo di Eliot (“l'unico modo per dare espressione artistica all'emozione è di trovare un correlativo oggettivo, ovvero un insieme di oggetti che sarà la formula di quella particolare emozione, tale che (…) l'emozione è immediatamente evocata”)

L'evoluzione della figura femminile

La poesia di Montale è caratterizzata da figure femminili, mai descritte fisicamente ma ricordate in un gesto o un particolare (lo sguardo, i capelli). Assumono vari significati: speranza, occasione di ricordo, fantasma del passato con cui dialogare per sfuggire alla negatività del presente. SI tratta di trasfigurazioni poetiche di donne reali (assenti o lontane)
Arletta: (in Ossi di Seppia) è Anna degli Uberti, una ragazza conosciuta a Monterosso durante le vacanze estive e apparentemente prematuramente morta. In realtà morì nel '59, ma la sua presunta scomparsa fa sviluppare a Montale una poetica basata sull'assenza; la donna compare in improvvise apparizioni come segnale di salvezza e forza salvifica.
Clizia: la donna angelo delle Occasioni, è Irma Brandeis, donna ebrea con la quale ebbe una relazione fino a quando nel '38 fu costretta a trasferirsi in America causa persecuzioni. Incarna i valori della poesia e della cultura, contrapposti alla follia e le barbarie nazifasciste. Ne “la bufera e altro” è vista come figura divina di sostegno al poeta.
Volpe: è l'anti Beatrice per eccellenza
Mosca: la compagna e moglie del poeta, rappresenta la concretezza e il buon senso. Il suo ricordo sembra essere l'unico conforto contro la negatività del presente, suggerisce una vita fatta di piccoli gesti. A lei è dedicata 'ho sceso dandoti il braccio
Crisalide: emblema della pulsione vitale e sensuale.

I modelli e le scelte stilistiche

Prende spunto da temi leopardiani come la dolorosa e pessimistica visione della vita, interesse per piccole cose e linguaggio semplice e familiare come Pascoli, intensi rapporti con la cultura europea, (Eliot, poetica del correlativo oggettivo), pensiero esistenzialistico dei grandi russi (Dostoevskij e Tolstoj). Il linguaggio che Montale intende contrapporre a quello dei 'poeti laureati' è nuovo, spesso aspro, ricerca la parola scarna, essenziale, mescola a volte termini precisi (tramontana, maestrale) con termini letterari o comuni. Gli oggetti e le cose sono espressioni di sentimenti o emblemi di una situazione esistenziale, da essi attinge l'occasione per far emergere frammenti di ricordi.
Nelle prime raccolte si riallaccia a una metrica tradizionale, ma cerca di darle un volto nuovo (endecasillabo sciolto, versi di varia misura); cerca una musicalità del verso. In Satura si accentua una tendenza verso la prosa.

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