Niccolò Machiavelli

Machiavelli nasce a Firenze nel 1469 ed è considerato uno scrittore fortemente pessimista a causa del mutamento delle condizioni storiche: l’Italia è continuamente in guerra, la Francia e la Spagna si contendono il dominio sulla nostra penisola e quindi non c’è pace ma un avvicendamento continuo di sovrani.
Tutto quel rifiorire che c’era stato alla fine del 400 e nella prima metà del 500 non c’è più e si è persa la fiducia nell’agire dell’uomo. E’ una fase calante del Rinascimento in cui vi è una sorta di pessimismo nel riguardo dell’agire dell’uomo. La caratteristica fondamentale del Rinascimento, ovvero che l’uomo è considerato artefice del proprio destino e quindi colui che può volgere le situazioni a proprio vantaggio, è andata via via sempre di più scemando.

Egli fu profondamente conoscitore della storia, della vita politica e partecipò attivamente alla vita politica della sua città a cui rimase legato fortemente sino alla sua morte. Una delle sue opere più famose fu il “Principe”, un trattato politico, che contribuì all’accrescimento della sua fama. L’importanza dello scrittore si evidenziò dal fatto che egli fu capace di considerare la politica e la storia come qualcosa di indipendente e di autonomo nell’agire umano. La politica fu sempre vista in prospettiva dell’etica, infatti veniva basata sui valori della morale e dell’etica. Machiavelli dopo aver pubblicato il “Principe” venne visto quasi come Lucifero in persona e in molti ritratti dell’epoca venne delineato con i tratti di un diavolo. Tutto questo dipendeva dalla creazione di una rivoluzione all’interno della trattatistica politica in quanto la rese una scienza autonoma, indipendente dall’etica e dalla morale.
Nella sua opera, l’autore auspicò all’arrivo di un principe, rappresentato come un centauro, ovvero con la forza di un leone, la furbizia di una volpe e doveva utilizzare tutti i mezzi possibili per raggiungere il proprio obiettivo consistente nella cessazione di tutte le guerre. Famosissima poi la frase di Machiavelli “il fine giustifica i mezzi” a cui spesso venne data un’interpretazione errata.
Prima di Machiavelli, Firenze era stata caratterizzata dalla Signoria e governata da Lorenzo dei Medici (il magnifico), quando morì costui si instaurò un periodo in cui prese il possesso della città, un frate, Girolamo Savonarola, dal 1492 al 1497. Egli era un frate molto fanatico per quanto riguarda l’Italia, i buoni costumi, predicatore della povertà e della castità ed instaurò un governo improntato soprattutto sulla moralità. Venne scomunicato e condannato al rogo nel 1498.
Dal 1498 iniziò un periodo di governo vagante e nel 1502, fino al 1512, invece, venne affidato l’incarico di gonfaloniere a vita, carica molto importante all’interno del comune, a Pier Solerini. In questo periodo, con la condanna del Savonarola, si affacciò sulla scena politica di Firenze Machiavelli. Egli ricevette cariche molto importanti all’interno della Repubblica fiorentina, infatti fu segretario della seconda cancelleria del comune e fu anche segretario di una magistratura molto importante, i 10 di libertà e di pace. Dal 1500 al 1512 gli vennero conferiti numerosissimi incarichi non solo all’interno della repubblica ma anche in politica estera. Gli incarichi in politica interna e le missioni diplomatiche che ricopriva in politica estera (relazioni sulla Germania e sulla Svizzera) lo condussero alla vasta conoscenza di tutte le dinamiche della politica e ad esserne un profondo conoscitore. Terminato il governo di Pier Solerini, in Italia si ebbe il ritorno dei Medici, con Giovanni che in seguito divenne Papa sotto il nome di Leone X e poi il fratello Giuliano che mantenne la Signoria della città (dopo che il fratello divenne papa). Il ritorno dei Medici a Firenze segnò la fine della carriera politica del Machiavelli che fu allontanato dal governo attivo della città poiché i Medici mai avrebbero affidato un incarico a chi aveva collaborato con la repubblica.

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