Niccolò Machiavelli

Nasce a Firenze nel 1469 dove a 29 anni verrà assunto come Segretario della Seconda Cancelleria per occuparsi degli affari interni e della guerra.
Grazie a questo lavoro viaggiava molto e poté così osservare la situazione dell’Italia e il funzionamento dei vari principati.
Capì che per il clima e la posizione geografica l’Italia attraevano i governanti europei e dal momento che non vi era nessun esercito fisso era facilmente attaccabile e di conseguenza il paese era in pericolo.
Secondo Machiavelli il modo migliore per salvaguardare l’Italia era quella di unificarla sotto il comando dei pochi uomini virtuosi esistenti.

Il Principe è un trattato politico-storico.

Machiavelli è il primo scrittore italiano a parlare di politica: è una scienza che deve essere dissociata dalla morale.

Machiavelli parte dalle idee pessimistiche che:
• L’uomo è perfido ed egoista e per sua natura tradisce
• La politica deve essere dissociata dalla morale e dalla religione
• La storia deve essere maestra di vita in quanto si ripete.

L’uomo virtuoso, e quindi il principe, deve conoscere la storia per poter governare al meglio il suo Stato senza incorrere in errori banali.
La Virtù più importante per Machiavelli è l’intelligenza che rende l’uomo autonomo e in grado di risolvere i suoi problemi con le proprie forze. L’uomo virtuoso riesce a piegare a proprio vantaggio la fortuna.
L'opera è divisa in 4 parti e 26 capitoli, che trattano :
I - i vari tipi di principati(capitoli: I - XI)
II - il problema delle milizie(cap. XII - XIII): secondo Machiavelli la milizia cittadina era migliore di quella mercenaria in quanto la prima combatteva per la sua terra mentre l’altra solo per soldi e quindi non erano motivate allo stesso modo.
III - il rapporto del principe con i suoi sudditi(cap. XIV - XXIV ):spiega come deve comportarsi principe e il rapporto che deve avere con i sudditi. Il Principe deve ascoltare il suo popolo ma non deve lasciarsi condizionare, non deve né negare né permettere tutto in modo da essere rispettato. Un guanto di velluto in un pugno di acciaio.
IV - la fortunain senso laico: dea bendata. Inizialmente volle dedicare l’opera a Giuliano De Medici per ingraziarselo e ridiventare segretario ( quando i Medici erano tornati a Firenze, Machiavelli venne esiliato), ma siccome questi versava in un grave stato di salute lo dedicò a Lorenzo di Piero dei Medici.

Il principe per eccellenza per Machiavelli era il Valentino ovvero Cesare Borgia, figlio del Papa Alessandro VI.

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