La Mandragola

La Mandragola è una commedia di Machiavelli che venne rappresentata per la prima volta nel 1518, in occasione delle nozze di Lorenzo dei Medici. Questa commedia fu molto gradita, da quel momento in poi venne spesso replicata.
La Mandragola è la radice di una pianta che porta lo stesso nome, ed è una pianta afrodisiaca, così chiamata perché ha la forma dell’organo riproduttivo maschile.
Questa commedia si rifà al teatro di Plauto e di Terenzio per la presenza di personaggi tipici come il parassita e il servo, e inoltre prende spunto dalle commedie più in voga del tempo, i Suppositi e la Cassaria di Ludovico Ariosto, anche se se ne differenzia per tanti motivi.
La trama della Mandragola parla della storia di un protagonista maschile, messer Nicia, ambientata in una piazza di Firenze.

Messer Nicia è il prototipo dello sciocco che si è arricchito un po’ per la sua professione e un po’ per la sua disonestà, ha vari intrallazzi, è presuntuoso, vanta una grande cultura che non ha, è molto chiuso di orizzonti tanto che ogni minimo spostamento da Firenze gli crea grandi disagi. E' un personaggio che condensa in sé tantissimi difetti.
Messer Nicia è sposato con una bellissima donna molto più giovane di lui che si chiama Lucrezia, e pur provando ad avere figli non ci riescono, soprattutto per l’età tarda di Nicia. Costui però non vuole morire senza nemmeno avere un figlio. Nel frattempo un giovane molto aitante, Callimaco, che abita vicino alla coppia, e si innamora follemente di Lucrezia e cerca in tutti i modi di averla. Ma Lucrezia, essendo una donna molto pia, devota, religiosa, onesta non cede in nessun modo alle lusinghe di Callimaco. Quest’ultimo per un certo periodo si allontana da Firenze e torna, ma la passione per Lucrezia non si attenua, e non si rassegna al fatto di non poterla avere. Nel frattempo un servo molto astuto e intelligente, Siro, e Ligurio, amico di Callimaco, ordiscono un inganno: Ligurio convince lo stupidotto Nicia che Callimaco è un medico molto famoso che ha scoperto un estratto di pianta, la mandragola, che rende la donna molto fertile e rende sicura la nascita di un figlio. Questo meraviglioso farmaco presenta però un lato collaterale: colui che giacerà per la prima volta con la donna in questione morirà. A quel punto Ligurio lo convince che può far giacere la moglie soltanto per una volta con un altro e poi lui potrà finalmente coronare il sogno di avere un figlio e lo convince a prendere un garzonaccio per strada e farlo giacere con Lucrezia. Inizialmente messer Nicia non è molto convinto perché si sente tradito da questa situazione ma in seguito acconsente. Ovviamente ora il garzone che dovrà giacere con Lucrezia dovrà essere Callimaco. La cosa più difficile però è convincere Lucrezia che, essendo una donna molto devota a Dio, non vuole assolutamente accettare questa cosa. A questo punto interviene un prete, Timoteo, confessore della donna, un uomo terribilmente avido che accetta di convincere Lucrezia per una grossa somma di denaro. Timoteo viene aiutato anche dalla madre di Lucrezia, Sostrata. Pressata su così tanti fronti, alla fine Lucrezia cede e acconsente.
Così, durante la notte, preparano questa beffa ben architettata e acchiappano questo garzonaccio, che in realtà è Callimaco, che finalmente riesce ad unirsi con Lucrezia. Dopo che il piano è riuscito e Callimaco si rivela, la donna si scopre molto attratta da lui e accetta di diventarne l’amante. Messer Nicia intanto è molto contento perché riesce ad avere il tanto desiderato figlio, e la scena finale si svolge nella chiesa dove il frate Timoteo consacra paradossalmente l’unione di Lucrezia e Callimaco con tutta l’approvazione di Nicia che è convinto che sia il medico che l'ha aiutato a risolvere il su problema.
Questa commedia è molto particolare, poiché l'atmosfera è piuttosto cupa e sinistra rispetto al genere e rispecchia il pessimismo di Machiavelli nei confronti dell'essere umano e della realtà.
Infatti, se ben osservati, i personaggi risultano tutti negativi, e la stessa Lucrezia, che inizialmente sembra essere un personaggio positivo, diventa il più negativo perché decide di cambiare decisamente il suo modo di essere, oppure, al contrario, perchè nascondeva la sua immoralità sotto la veste della donna onesta, ma alla prima occasione di mettere a nudo la sua vera natura, essa esce fuori senza ritegno.
Questo è un attacco, da parte di Machiavelli, al pubblico della sua commedia, cioè ai fiorentini. Infatti questo Nicia rappresenta il fiorentino medio, con tutti i difetti che Machiavelli ravvisava nella media borghesia (presunzione, ottusità, ignoranza, stupidità): infatti Nicia parla lo stesso dialetto che usava appunto il fiorentino medio, ed è proprio dalla bocca di Nicia che esce una invettiva contro i Fiorentini.
Sicuramente questa commedia non fu scritta solo per divertire, ma anche per colpire i fiorentini stessi facendoli ridere dei loro stessi difetti.
Il protagonista potrebbe sembrare Callimaco, ma in realtà Callimaco è colui che si arrende perché non sa come portare a buon fine il questo suo grande desiderio. Per questo il vero protagonista della commedia è Ligurio, che viene paragonato al principe, poiché compie le azioni per il gusto di compierle e di dimostrare agli altri ma soprattutto a se stesso, che lui può riuscire ad ottenere ciò che vuole: se per ottenere ciò che vuole deve andare anche contro la morale, che ben venga, l’importante è raggiungere l’obbiettivo.
Come in Plauto, i nomi dei personaggi della commedia sono greci, e hanno un significato che si adatta a loro. Nicia significa il vincitore ma in realtà lui è il beffato della situazione quindi Machiavelli usa l'antitesi: un modo ironico di dire una cosa per dire esattamente il contrario. Callimaco significa della bella battaglia, ma in realtà lui vince la battaglia solo grazie a Ligurio. Lo stesso Timoteo significa colui che onora Dio ma certamente questo frate tutto fa tranne che onorare Dio perché è spinto esclusivamente dalla sete di guadagno. Anche il nome Lucrezia ricorda la matrona romana che era stata violentata dal figlio del re e che si uccise per non sopportare questa vergogna, mentre Lucrezia decide di continuare ad avere un amante.
Il lieto fine non ha nessun valore positivo, perchè rappresenta il trionfo dell’inganno.
Un critico letterario, Clavico Bonino, ha analizzato questa commedia e, a proposito del personaggio di Lucrezia, ha evidenziato come (secondo la tradizione delle rime burlesche) questa donna venuta a contatto con i piacere della carne vi si abbandona completamente, vedendo in questo una cosa positiva, poichè il Machiavelli avrebbe voluto mettere in evidenza in Lucrezia la sua duttilità. Finchè la situazione lo richiedeva, infatti, Lucrezia era stata pia e devota, ma nel momento in cui giace con il garzone e si accorge di quanto sia piacevole, cambia radicalmente e si adatta alla nuova realtà. Bonino sostiene quindi che, sia nella Mandragola che nel Principe, Machiavelli considera la duttilità come un pregio che permette alle persone di vivere bene.

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