Niccolò Machiavelli
Un piano machiavellico è un piano astuto, spregiudicato e privo di scrupoli, ideato con l'obiettivo di raggiungere i propri scopi attraverso mezzi cinici e manipolatori, non esitando a tradire la morale e la giustizia. Il termine deriva dalle opere del filosofo Niccolò Machiavelli, ma è diventato nel linguaggio comune un sinonimo di azioni e strategie calcolatrici e manipolatorie, anche se questa interpretazione spesso semplifica e distorce il suo pensiero politico.L'aggettivo machiavellico descrive una persona o un'azione che è spregiudicata, astuta, opportunista e priva di scrupoli, che per raggiungere i propri scopi usa mezzi sleali e calcolatori, talvolta con falsità e manipolazione. Deriva da una interpretazione negativa del pensiero di Niccolò Machiavelli, associato all'idea che "il fine giustifica i mezzi".
Machiavelli è stato uno straordinario scrittore di lettere. Rispetto ai grandi autori
del passato o a lui contemporanei, Machiavelli: sceglie di utilizzare il volgare non scrive per insegnare qualcosa a qualcuno, ma per parlare di sé e di politica (racconta il modo in cui vive, le idee che lo agitano, analizza la situazione politica italiana e internazionale dell’epoca, ecc.)
Lo scambio epistolare con l’amico Francesco Vettori è il più celebre del Cinquecento Machiavelli tra in 1513 e il 1515 è in grave difficoltà perché i Medici, appena rientrati a Firenze, l’hanno fatto incarcerare e torturare con l’accusa di aver partecipato a una congiura contro di loro. Cerca dunque un modo per farsi perdonare da quei potenti, e Vettori, ambasciatore di Firenze presso il papa Leone X, che era un Medici, può forse aiutarlo (in realtà, alla fine, ciò non avviene).
Prima di Machiavelli
Lo studio della politica si occupava soprattutto di etica: non di come le cose eranoin realtà, ma di come avrebbero dovuto essere
Si prendeva spunto soprattutto dall’insegnamento dei filosofi dell’antichità e
dalla dottrina cristiana (e non dalla realtà osservata).I teologi avevano idealizzato il principe cristiano, esecutore in terra della volontà di Dio.
Gli umanisti del Quattrocento avevano elogiato il principe generoso e colto, che sapeva trasformare la sua corte in un luogo bello, civile, ospitale per gli artisti. Con il Rinascimento si afferma una visione più laica del mondo e ciò porta in primo
piano il tema della fortuna: non la provvidenza (cioè un disegno divino finalizzato ad un fine) ma un insieme di forze e circostanze casuali, accidentali, irrazionali La virtù del principe è la capacità di governare, anche con la forza, la violenza, l’inganno (come fa ad esempio il duca Valentino), di mantenere il potere, vincendo i capricci della fortuna.
Machiavelli
Si ispira agli antichi (gli storici, più che i filosofi) perché pensa la storia sia retta da leggi immutabili e universali, valide ieri come oggi.Ha un’importante esperienza politica, vissuta in prima persona.
Parla solo del potere: di come lo si ottiene e di come lo si conserva.
Pensa che generalmente l’uomo sia cattivo, infido, orientato più al male che al bene e descrive spesso la società come malvagia, corrotta, egoista. Machiavelli ammira l’antica Roma repubblicana e crede che quello sia il governo
ideale, ma Machiavelli è un realista, e capisce che le condizioni della Roma antica non si possono trapiantare nella Firenze del suo tempo: per questo accetta l’ipotesi di un “principato illuminato” (quello dei Medici).