La Mandragola

Opera di Niccolò Machiavelli, composto probabilmente nel 1518, è considerata il capolavoro del teatro del ‘500. E’ una commedia divisa in cinque atti preceduta da un prologo. L’intreccio della vicenda si svolge intorno al protagonista Callimaco, che dopo aver trascorso venti anni a Parigi, ritorna a Firenze perché innamorato della bella Lucrezia, pur non conoscendola personalmente . Questa è però già maritata con un ricco borghese Messer Nicia presentato come “è el più semplice e el più sciocco omo di Firenze”. Il centro delle vicende è rappresentato dalla beffa, quasi “boccaccesca”, da parte del giovane Callimaco organizzata con l’aiuto dell’astuto parassita Ligurio, il corrotto frate Timoteo e la madre della fanciulla Sostrata ai danni dello stolto Nicia ossessionato dall’idea di avere figli. Ligurio approfittandosi dell’ingenuità di Messer Nicia gli presenta Callimaco sotto la falsa veste di medico che avrebbe potuto curare la sterilità della moglie Lucrezia somministrandole una pozione a base di mangragola(da qui il nome della commedia )questa erba ha però degli effetti mortali per chi avrebbe giaciuto con lei la prima notte dopo averla bevuta. Allora suggeriscono a Nicia di utilizzare un “garzonaccio”.Con l’aiuto del frate Timoteo a cui viene offerta una cospiqua somma di danaro e della madre di Lucrezia convincono la giovane,fermamente fedele al legame coniugale, a trascorrere una notta con uno sconosciuto. Organizzano un rapimento durante la notte e catturano un giovane deforme che in realtà è Callimaco travestito. Quest’ultimo giace con Lucrezia e alla mattina le svela l’inganno e l’amore per lei, con la promessa di sposarla qualora Dio avesse chiamato il vecchio Nicia a sé; la giovane, meravigliata dalla differenza tra una notte col marito e una come quella appena trascorsa, accetta di buon grado convinta che tutto ciò sia accaduto per volere divino e consiglia a Callimaco di presentarsi come suo compare.

E’ facile sin da subito notare le assonanze con la commedia latina e con i suoi più importanti esponenti Plauto e Terenzio,il personaggio del parassita Ligurio ha grandi affinità con la figura del servo-poeta del teatro plautino ma in realtà questa commedia rispecchia maggiormente lo stile del teatro di Terenzio,infatti è una commedia non dalla comicità sbrigliata e distesa ma improntata a far riflettere il pubblico su importanti tematiche sociali,l’autore assume un atteggiamento disilluso,amaro,pessimistico,beffardo,pronto a mettere in luce le nefandezze dei costumi e della mentalità dell’epoca,è infatti terminata la florida età della Firenze governata da Lorenzo il Magnifico,Firenze è diventata una città che “traligna da l’antica virtù”,non presenta più quell’energia attiva che l’aveva fatta grande in passato, ma è spiritualmente immiserita. Ne è segno l’atteggiamento abituale dei suoi cittadini che incapaci di azioni generose, deridono e disprezzano tutto ciò che li circonda. Il risultato è che nessuno osa lanciarsi in un’ impresa ,sapendo che non ne ricaverà gloria ma solo biasimo e derisione. In questo Machiavelli coglie la crisi attraversata dalla città di Firenze,che da centro della politica italiana era diventata a una provinciale città.
Tutti i personaggi della commedia sono tipicamente machiavellici. In nessuno di essi la componente buffonesca prevale, ma emerge in ognuno di loro la coerenza del rapporto che ciascuno di essi intrattiene con la propria “essenza” e con il mondo con il quale si trova ad agire, ogni loro caratteristica è studiata in modo analitico dall’autore, niente è lasciato al caso o all’immaginazione. Alcuni personaggi rispecchiano quelli tipici della commedia latina come il giovane innamorato,il servo in questo caso parassita,tessitore d’inganni altri boccacceschi come lo stolto marito beffato e il frate corrotto. Macchiavelli introduce però anche forti elementi di originalità, infatti, mentre nelle commedia antica i due innamorati subivano in maniera passiva gli inganni messi a punto dal servo-poeta qui Callimaco(che in greco significa colui che sa combattere bene) sembra voler agire in prima persona per conquistare la donna amata nel corso della commedia però si rivela la vera natura del giovane che delega l’azione a Licurgo. Il personaggio di Messer Nicia incarna i difetti dei Fiorentini che avevano perso “l’antica virtù” come afferma Machiavelli nel prologo. Egli,dottore in legge rappresenta la classe dirigente di Firenze ,qualificati come “cacastecchi”, che non apprezzano più alcuna virtù e trascorrono il giorno a gongolare. Nicia è sia sciocco perché fino alla fine non si rende conte di essere stato vittima di una beffa ma anche cinico,immorale,brutale e egoista in quanto si cura poco del fatto che la soddisfazione del proprio desiderio di avere figli abbia come conseguenze la morte di un uomo. L’unico vero scrupolo che nasce in lui non è di natura morale,ma è suggerito dalla paura del potere e dall’intervento punitivo della magistratura.

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