Vita ed opere di Machiavelli


La trattatistica politica comprende un’opera di uno dei più grandi autori del Rinascimento che insieme ad Ariosto sono le perle del Rinascimento, cioè Machiavelli.
Machiavelli è riconosciuto per “Il Principe”, in cui esamina in modo ironico la situazione politica italiana e cerca di dare ai governatori dei consigli per poter conservare il proprio principato e ottenere il consenso dei cittadini.
Essa fu un’opera amorale perché i consigli si allontanavano dalla trattatistica politica precedente che tendeva a dare consigli riguardo la sfera morale, quindi il concetto di bene e male, di giusto e sbagliato; mentre secondo Machiavelli il principe non deve sempre comportarsi bene o nel modo in cui tutti si aspettano ed “entrare nel male necessitato”, cioè comportarsi in maniera dura se necessario per mantenere il suo potere.
Da questo punto di vista Machiavelli fu davvero rivoluzionario, tant’è che durante il periodo della Controriforma fu inserita nell’indice dei libri proibiti.
Niccolò Machiavelli viene definito da tutti i critici il segretario fiorentino perché si distinse a Firenze per la sua veloce carriera politica. Nacque nel 1469 da una famiglia dell’alta borghesia; il padre era un dottore di legge molto colto e siccome per tradizione famigliare era contrario alla politica medicea, per cui inviso al principe, non riuscirà mai ad ottenere delle cariche pubbliche e questo porterà delle difficoltà economiche alla famiglia, che si riverseranno sull’istruzione dei figli.
Infine, Machiavelli si dovette accontentare di studiare presso la biblioteca paterna, ma non poté frequentare l’università. In un primo momento fu indirizzato dal padre a studiare legge, ma poi prenderà un’altra strada.
La madre, Bartolomea Denelli, era una donna molto colta che si dilettava a scrivere rime di contenuto religioso.
A Firenze nel 1498 vi erano i Medici che non erano ben visti, in particolare nel 1497 Gerolamo Savonarola iniziò un’accesa polemica contro di loro, attraverso delle prediche nelle piazze e definendo la politica dei Medici oppressiva e che quindi non andava incontro alle esigenze di tutte le classi sociali.
Machiavelli, che era contro i Medici, si schierò contro di loro, ma nemmeno dalla parte di Savonarola che egli definiva un impostore che si serviva della religione per poter acquisire potere.
Tanto è vero che durante una di queste manifestazioni arrivò un messo papale che conosceva Machiavelli e gli chiese di dare al Papa un parere scritto riguardo Savonarola; lui non esitò a farlo, esprimendo il suo parere contro la politica di Savonarola e così il Papa emanò una bolla con la quale Savonarola venne scomunicato e condannato a morte.
In questo periodo si creò a Firenze un vuoto di potere perché i Medici furono cacciati e una cerchia di intellettuali ne approfittò per riproporre un governo repubblicano, avvalendosi dell’aiuto di Machiavelli che all’epoca aveva soli 26 anni.
Gli fu dato un incarico molto importante, che solo chi era figlio di personaggi importanti poteva avere, cioè la carica di segretario fiorentino, il quale aveva il compito di mantenere alto il nome di Firenze e dei rapporti diplomatici e militari, in quanto fu nominato anche segretario della cancelleria dei 9 e dei 10, impegnandosi ad assoldare soldati che combattessero per l’amor di patria, perché era ancora aperta la disputa con la città di Pisa e sarà in quest’occasione che M. vedrà la debolezza militare di Firenze, in quanto l’esercito era interamente composto da mercenari.
La sua carriera politica lo portò a viaggiare in tutta Italia ed Europa, tant’è che già nel 1500 si trovava in Francia e successivamente in Germania, che aumentarono la sua “esperientia”, cioè la capacità di far tesoro delle politiche europee. Poiché rispetto alla Germania o alla Francia che erano monarchie nazionali, l’Italia si trovava in una posizione di debolezza, in quanto era suddivisa in più staterelli.
Questa debolezza sarà ben visibile quando Carlo VIII scenderà in Italia e la conquisterà con il “gesso”, che sta ad indicare il fatto che i francesi arrivarono senza trovare la minima resistenza e segnarono con il gesso le porte di tutte le case che sarebbero state di loro dominio.
Ad un certo punto l’oligarchia decise di mettere ordine nell’assegnazione delle cariche politiche ed istituì una carica massima che era quella del Gonfaloniere, ovvero colui che rappresentava in quel momento il capo dello Stato fiorentino, la quale venne affidata a Pier Soderini. Egli fece di Machiavelli il suo consigliere e gli affidò diverse missioni diplomatiche; ad esempio venne mandato in Val di Chiana perché Cesare Borgia, figlio di Papa Alessandro VI, era stato nominato dal padre come governatore della Romagna, al fine di realizzare uno Stato potentissimo. Cesare Borgia, che era un uomo spregiudicato cercò di allargare i suoi confini, avvalendosi dell’alleanza di città attorno a Firenze, le quali erano state di dominio fiorentino senza accettarlo.
Quindi Machiavelli venne mandato per cercare di sedare queste popolazioni e il tutto fu riportato da lui nell’opera

La seconda volta che venne mandato da Cesare Borgia, Machiavelli provò nei suoi confronti un senso di ammirazione perché arrivò da lui in un momento in cui aveva scoperto che era stata organizzata una congiura contro di lui. Così cercò di farsi dire chi fossero in congiurati, li riunì in Senigallia e li fece fucilare, per il solo fatto di essere sospettati.
Questa spietatezza e questo modo di fare sicuro di Cesare Borgia fu ammirato perché in quel modo aveva fatto capire ai suoi sudditi chi fosse a comandare e riuscì a conservare il suo potere, quindi ad “entrare nel male necessitato”.
Questa esperienza venne riportata da Machiavelli nell’opera in cui prende il nome di Duca Valentino perché duca di Valentinois in Francia.

Giulio II si ritrovò così ad essere accerchiato poiché i suoi rapporti con la Francia iniziarono a vacillare e formò una lega santa, che perse contro i francesi, quindi i Medici vennero appoggiati e poterono tornare a Firenze.
Con il ritorno dei Medici la carriera di Machiavelli fu bloccata, in quanto fu visto con sospetto dai nuovi sovrani poiché aveva operato con l’oligarchia; essi scoprirono inoltre una congiura contro di loro, di cui Machiavelli fu sospettato e incarcerato per qualche tempo e successivamente mandato in esilio per 1 anno.
A questo punto Machiavelli si trasferisce nell’Albergaccio, una villa di famiglia, in cui si occupa dei terreni e di attività molto diverse da quelle che avrebbe voluto svolgere; in questo modo si sentì declassato, ma gli servì per concentrarsi sulla sua produzione letteraria.
È qui che scrive i “Discorsi sulla prima decade di Tito Livio” e il “De Principatibus”, con l’idea e la speranza di dare consigli ai Medici attraverso la sua esperientia delle cose moderne, che lui ha potuto sperimentare direttamente, unita e mai scissa dalla lezione delle antique, cioè la sua cultura umanistica che lo ha portato a poter esercitare l’esperientia delle cose moderne.
Dopo l’esilio Machiavelli tornò a Firenze da privato cittadino e come letterato trovò in una cerchia di letterati il modo di passare delle giornate piacevoli nei cosiddetti orti oricellari, ovvero i giardini di casa Oricellari, per discutere di letteratura. Gli amici degli “oricellari” ammiravano Machiavelli al punto che fecero di tutto affinché i Medici gli dessero qualche incarico politico vista la sua esperienza.
Machiavelli non venne considerato fino a quando stette al potere Lorenzo de Medici, nonostante gli avesse dedicato la sua opera per ingraziarselo, cosa che però non venne apprezzata; solo quando subentrò Giulio De Medici, uomo di cultura, si fece convincere a ricollocare M. in ambito politico, dandogli l’incarico di scrivere la storia di Firenze; egli lo fece volentieri, scrisse le “historiae fiorentine” ed ebbe da Giulio molti incarichi diplomatici.
Nel frattempo la Spagna si era impadronita dell’Europa e puntava all’Italia, stiamo parlando infatti della discesa dei Lanzichenecchi, che saccheggiarono Roma e la curia papale.
Con l’avvento degli Spagnoli i Medici furono scacciati e tornò l’oligarchia che guardò Machiavelli come un traditore, mettendo fine alla sua carriera politica, in quanto venne emarginato e il dispiacere fu tanto che si ammalò fino a morire nel 1527.
Una delle costanti della vita di Machiavelli fu l’esperientia, che noi vediamo portata avanti in 2 direzioni:
• Esperientia delle cose moderne che lui acquisisce durante le missioni diplomatiche, a contatto con i diversi principi e la loro politica, che gli servirà una volta tornato a Firenze come esempio per fortificare la sua città.
• La lezione delle antique, ovvero lo studio dei classici, che per lui e gli umanisti sono dei maestri.
Il vero politico, secondo Machiavelli, ed è questa la figura di principe che viene fuori dall’opera, deve stare a contatto ed essere sempre informato sulla realtà presente, ma senza dimenticare la lezione della storia, in particolare dell’Humanitas, che sono le virtù di tolleranza, solidarietà…
Così come sono universali i principi classici, grazie al loro studio Machiavelli ha potuto rendere universali anche le sue trattazioni.

“I RAPPORTI DELLE MISSIONI DIPLOMATICHE”
Il Principe nacque dal rendersi conto di quanto le monarchie europee fossero forti e del perché, cioè perché il potere era accentrato nel monarca e per il fatto che avessero un esercito di soldati che combattevano per l’amor di patria.
In particolare questo è ciò che Machiavelli riporta nel “Ritratto delle cose di Francia”, dal testo emergono le sue capacità di osservatore, che con una prosa secca ed efficace riporta la sua tesi e cioè che in quel momento la Francia era forte, come non lo era mai stata, e successivamente passa ad analizzarne i motivi.
ereditarietà della corona: la Francia era diventata tanto forte perché i principi a volte non avevano e il potere rimaneva nelle mani della corona centrale; ed essendo capitato spesso questo fatto, la corona di Francia era ancora più forte.
Le 3 conseguenti ragioni di forza ad un unico processo, ovvero la Francia era riuscita alle guerre con i baroni. Ora il monarca è solo uno, i baroni gli ubbidiscono, lo difendono dagli stranieri e in caso della morte del sovrano, potrebbe subentrare al trono un membro della loro famiglia.
Ultimo motivo, principio del maggiorascato: per il quale solo il figlio maschio maggiore eredita le proprietà di famiglia, mentre gli altri intraprendono la carriera militare.
Mentre in Francia Machiavelli aveva notato l’affermazione di un potere monarchico, in Germania egli vede il problema opposto, cioè il manifestarsi del particolarismo e l’inesistenza di un potere centrale.
In Germania i soggetti politici sono: città, imperatore e principi, tutti in lotta fra loro:
1 conflitto: principi e città-imperatore: è la classica situazione feudale in cui il potere centrale ha delegato parte del suo potere;
2 conflitto: principi-città: cui entrambi competono per il controllo su uno stesso territorio.
Se si leggono in parallelo i 2 brani si nota che:
qualche Stato sta emergendo dalla frammentazione feudale, come la Francia;
altri, come la Germania, non riescono a farlo;
altri ancora, come l’Italia, sono divisi in piccoli Stati, le cui classi dirigenti si concentrano maggiormente sul prestigio artistico piuttosto che sull’esercizio della forza.

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