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Uno, nessuno e centomila


Il protagonista di questo romanzo è il più lucido dei personaggi pirandelliani. Egli, infatti, è l’unico che alla fine del suo percorso interiore capisce che l’unico modo per condurre un’esistenza autentica è quello di immergersi nell’inarrestabile fluire della vita, in una affermazione gioiosa di inesauribili possibilità di essere (a differenza di Mattia Pascal che, invece, aveva provato a fissare la sua personalità entro certi parametri).
Inizialmente il romanzo racconta la vita di Vitangelo Moscarda. Il personaggio entra in crisi per via di una banalità: un giorno, guardandosi allo specchio, si rende conto che l’immagine che lui ha di sé e l’immagine che gli altri hanno di lui non corrispondono, per via del suo naso leggermente pendente a destra (epifania). Da qui parte un complesso processo di autoanalisi del personaggio, il quale si rende conto che fino a quel momento era stato “uno” (ovvero quello che lui credeva di essere), “centomila “ (per via delle numerose diverse prospettive con cui gli altri lo guardavano) e “nessuno” (poiché non riusciva a identificarsi in una personalità fissa). Questo processo si conclude con la presa di coscienza, da parte di Vitangelo, che la vita e l’identità non sono altro che il frutto di un continuo cambiamento. Così Vitangelo sceglie di assecondare in ogni istante l’essenza metamorfica della vita, inseguendo il flusso vitale e le inesauribili possibilità di essere.
Dunque Vitangelo, a differenza di Mattia Pascal, è un vincente poiché è consapevole dell’impossibilità di costruirsi una personalità fissa entro certi parametri, per via del continuo flusso di cambiamento della vita che inevitabilmente travolge l'uomo.
tecnica narrativa: Quello di "Uno, nessuno e centomila" è un racconto retrospettivo: Vitangelo racconta la sua esperienza di vita, attraverso il monologo interiore.
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